- Ricordi di un bibliofilo e storico del
cinema
di Davide Turconi
- Davide Turconi al centro
attorniato dalla "critica cinematografica italiana": da sinistra Sauro
Borelli, Bruno Torri, Ermanno comuzio, Lino Miccichè e e Stefano Reggiani
- Da ragazzo possedevo una tessera di libero ingresso al miglior cinema di
Pavia, città dove allora abitavo. Una giovane collega di mio padre
all'Istituto Botanico dell'Università di Pavia, figlia del direttore del
cinema Corso, ogni anno gli faceva omaggio di una tessera di libero ingresso
e, siccome mio padre non andava quasi mai al cinema, la tessera la sfruttavo
io. Chissà se questo fatto poteva essere una premonizione del mio futuro
destino di studioso della storia del cinema. A 18 anni, conseguito il
diploma di ragioniere, fui costretto a cercarmi subito un impiego da
contabile perché, a seguito della morte di mio padre, dovevo pensare ai
bisogni della famiglia. A quell'epoca i miei interessi culturali erano
principalmente d'ordine letterario, con una particolare predilezione per la
letteratura e la storia francese del XIX secolo e degli inizi del XX, e per
procurarmi i testi che mi interessavano avevo annodato ottime relazioni con
alcune importanti librerie antiquarie di Parigi.
- D'estate
trascorrevamo un mese di vacanza in località montane del Lago Maggiore,
sopra Intra, dove risiedevano dei parenti di mia mamma ed un anno a Premeno
conobbi Mons. Francesco Olgiati, dell'Università Cattolica di Milano, che
era ospite della famiglia dell'on. Brusasca. Chiacchierando con lui durante
una escursione parlai del mio interesse per il movimento dei cattolici
liberali francesi e del loro giornale l' "Avenir"', fondato nel 1830, del
quale ricorreva il centenario e gli chiesi se gli interessava un saggio su
tale argomento per la rivista "Vita e Pensiero" della quale egli era
condirettore insieme a Padre Gemelli. La mia proposta venne subito accettata
e quel saggio fu il mio primo parto letterario regolarmente pagato: i miei
precedenti articoli su giornali pavesi erano collaborazioni gratuite.
Inoltre Mons. Olgiati mi propose di collaborare regolarmente alla "Rivista
del clero italiano" della quale egli era direttore, pubblicata anch'essa,
come "Vita e Pensiero", dall'Università Cattolica di Milano, scrivendo una
serie di schemi di conferenze di carattere storico-apologetico: accettai
volentieri. Così, tra l'autunno 1932 e l'autunno 1934 gli inviai una ventina
di schemi di conferenze - ciascuno di circa una diecina di pagine a stampa -
che furono tutti regolarmente accettati, pubblicati e pagati. Diventai così,
insieme a Luigi Gedda, presidente dell' Azione Cattolica, il secondo
collaboratore laico di quella rivista ed un particolare curioso è costituito
dal fatto che le bozze dei miei saggi mi pervenivano indirizzate a Mons.
Davide Turconi, cosa che indusse la portinaia a chiedere a mia mamma se ero
diventato sacerdote. I miei saggi erano firmati D. Turconi ed evidentemente
quel D. era stato interpretato come Don. Nell'autunno 1934 Mons. Olgiati mi
informò che era disponibile un posto di redattore presso il settimanale "Il
Resegone" di Lecco, uno dei più antichi e diffusi settimanali cattolici
della Lombardia e poiché la prospettiva di lasciare i registri contabili per
il giornalismo mi attirava, accettai e mi trasferii a Lecco.
- Il direttore e
proprietario de "Il Resegone" possedeva pure una attrezzata tipografia,
nella quale stampava il giornale, ed un negozio di carto-libreria ed essendo
un appassionato di teatro redigeva con ottima competenza e puntualità la
critica di tutti gli spettacoli teatrali che venivano dati a Lecco e lasciò
a me l'incarico della cronaca e della critica di alcune rappresentazioni
allestite da una fllodrammatica locale, diretta dai fratelli Spreafico con i
quali strinsi cordiali rapporti. Nacque così il progetto di un mio primo
parto teatrale Giallo e Rosso, commedia musicale in due tempi,
rappresentata a Lecco ed il cui testo fu successivamente pubblicato in
volumetto dall' editrice romana AVE, corredato di musiche originali - mentre
io in origine avevo parodiato il testo di note canzoni, sfruttandone il
motivo musicale - cosicché venne rappresentata in diverse località, il che
mi fruttò anche qualche soldarello di diritti d'autore. Qualche tempo dopo
scrissi anche Se Manzoni si ridesta..., rivista satirica in due tempi
su fatti e problemi lecchesi, rappresentata al Teatro Sociale di Lecco con
buon successo. La mia incipiente carriera di autore teatrale non ebbe però
seguito perché, ricordandomi con nostalgia della tessera di libero ingresso
al cinema avuta nella mia adolescenza, proposi al direttore de "Il Resegone"
di istituire anche una rubrica di critica cinematografica, proposta da lui
immediatamente accettata. Ottenni senza difficoltà una tessera giornalistica
di libero ingresso da parte della proprietaria dei due cinema di Lecco e
così aggiunsi al mio normale lavoro redazionale anche quello di critico
cinematografico. Naturalmente, mi resi subito conto che dovevo approfondire
le mie scarse nozioni di storia ed estetica del cinema e mi procurai
Cinema ieri e oggi di Ettore Margadonna e vari altri volumi fra i quali
l'Histoire du cinéma di Bardeche e Brasillach, e, quando più tardi
Pasinetti pubblicò la sua Storia del cinema dalle origini ad oggi, mi
affrettai a procurarmela. Inoltre mi abbonai immediatamente a "Lo schermo"
e, appena iniziarono la pubblicazione, a "Cinema" ed a "Bianco e Nero".
Nacque così il primo nucleo della mia biblioteca sul cinema che iniziò
scacciare dai miei scaffali "Il frontespizio", "La vie intellectuelle" e i
volumi di storia e letteratura francese per sistemarvi riviste e libri di
cinema. Nel periodo compreso tra la metà degli anni '30 e la fine degli anni
'40, in Italia, gli studi e le pubblicazioni sulla storia, l'estetica e la
tecnica del cinema si stavano notevolmente intensificando ed approfondendo,
particolarmente ad opera del Centro Sperimentale di Cinematografia e delle
edizioni Poligono, e questa moda - intesa come fatto di costume e non come
frivolezza temporanea - ha probabilmente rafforzato il mio nascente
interesse per la storia del cinema. Grazie inoltre ai mie anteriori contatti
con le librerie antiquarie di Parigi mi fu possibile rintracciare senza
troppe difficoltà anche pubblicazioni ormai esaurite sul cinema e diventai
un affezionato cliente della Librairie de La Fontaine che era, all' epoca,
la più efficiente nel campo delle pubblicazioni d'argomento cinematografico.
- Oltre alla
Librairie de La Fontaine, contribuì in modo determinante all'incremento
della mia biblioteca sul cinema la Larry Edmunds Bookshop di Hollywood, che
era indiscutibilmente la migliore e la più fornita fra tutte le librerie
specializzate con le quali ho avuto rapporti. Più tardi, nella seconda metà
degli anni '50, Milton Luboviski, proprietario della Larry Edmunds Bookshop,
effettuò, unitamente a sua moglie, un viaggio in Europa e ritenendomi uno
dei suoi migliori clienti volle conoscermi personalmente: così ci
incontrammo alla Certosa di Pavia e parlammo a lungo dei comuni problemi.
Durante gli anni '50 ebbi pure occasione di effettuare eccellenti scambi ed
acquisti dal "Friendly Service" di John E. Allen del New Jersey, uno dei più
intelligenti ed intraprendenti collezionisti e commercianti sia di
pubblicazioni di cinema che di films. Gli inviai, tra l'altro, una
collezione delle prime annate di "Cinema" da me scovate presso un
rivendugliolo di Milano, e ne ottenni in cambio una dozzina di sceneggiature
originali dattiloscritte e con annotazioni a mano di film della Triangle,
più alcune centinaia di foto di film della Triangle che costituirono il
primo importante nucleo della mia fototeca di cinema che raggiunse poi
parecchie migliaia di foto, oltre a centinaia di fotogrammi originali. Ma,
non anticipiamo i tempi e torniamo alla fine degli anni '30.
- Nel 1939 ebbe
inizio la seconda guerra mondiale, ma nel primo anno di guerra non venni
chiamato alle armi e nel 1940 mi chiesero, per la rivista "Lecco", un
articolo sul film Piccolo mondo antico del quale stavano girando gli
esterni in Valsolda, sul lago di Lugano. Mi recai sul posto per assistere a
qualche ripresa del film e vi incontrai il regista Mario Soldati, il suo
aiuto Alberto Lattuada, l'operatore Arturo Gallea ed alcuni dei principali
interpreti, Alida Valli, Massimo Serato, la piccola Mariù Pascoli, Annibale
Betrone, Giovanni Barella, Adele Garavaglia. Poi, verso la fme del 1941, fui
chiamato alle armi, destinato al genio militare a Pavia e successivamente
trasferito all'Ufficio Approvvigionamenti del Genio a Milano. Diedi quindi
un provvisorio addio al giornalismo e alla storia del cinema, ma non
totalmente. Nelle ore di libera uscita mi recavo nelle librerie antiquarie
di Milano e vi rintracciavo interessanti pubblicazioni. Successivamente
arrivarono all'Ufficio Approvvigionamenti Genio due giovani soldati con
ambizioni giornalistiche: nel marzo 1918, durante la prima guerra mondiale,
la III Armata aveva pubblicato "La Tradotta" e noi progettammo di riprendere
la tradizione pubblicando "La nuova Tradotta". Ne parlammo al tenente del
reparto, che era cugino del segretario nazionale del Partito Fascista e per
suo tramite ottenemmo celermente le autorizzazioni necessarie. II primo
numero del giornale, a periodicità mensile, poté così vedere la luce ed io
ne curai la parte cinematografica: la pubblicazione dovette però essere
interrotta dopo due o tre numeri a seguito dei terribili bombardamenti su
Milano che crearono il caos e per il successivo crollo e sbandamento delle
forze armate italiane.
- Dopo l'8
settembre 1943 rientrai a Lecco e nel 1945, dopo la Liberazione, ricevetti
due proposte: una ufficiosa da parte di un settore della democrazia
cristiana, che mi chiedeva se ero disposto a dirigere un loro nuovo
settimanale e un'altra, ufficiale, da parte dei comunisti (nel periodo della
Resistenza avevo avuto collegamenti sia con gli uni che con gli altri) che
mi chiedevano anch'essi se ero disposto a dirigere un loro nuovo
settimanale. Ad entrambi risposi che ero disposto ad accettare a condizione
che mi si lasciasse libero di impostare il giornale a modo mio e senza
imposizioni censorie di alcun genere. I comunisti, il cui dirigente
provinciale Gorreri ed anche quello zonale, Zanetti, erano persone colte,
intelligenti e non settarie, accettarono per primi le mie condizioni e così
assunsi la direzione del loro giornale, un settimanale intitolato" La nuova
Lecco" nelle cui pagine diedi naturalmente spazio anche al cinema ed inoltre
organizzai, con la collaborazione della Cineteca Italiana di Milano, una
retrospettiva sul cinema sovietico.
- Circa una ventina
di mesi più tardi, sia il dirigente provinciale che quello zonale furono
destinati ad altri incarichi ed arrivò un nuovo dirigente provinciale del
PCl, un tipo di carattere settario e sospettoso che pretese di vedere le
bozze del giornale prima della pubblicazione: rifiutai le sue pretese e la
rottura fu inevitabile. Mi ritrovai così senza giornale e senza lavoro.
Alcuni mesi dopo, in occasione di un viaggio a Pavia per incontrare amici e
parenti, mi trovai con un vecchio amico compagno di scuola che era diventato
uno stimato commercialista, il dottor Ricevuti, il quale era anche
presidente dell'Ente Provinciale per il Turismo: quando apprese che ero
disoccupato mi chiese se mi interessava il posto di vicedirettore dell'Ente,
lasciato libero dal precedente funzionario. Accettai immediatamente e così
rientrai a Pavia.
- All'Ente Turismo,
dopo qualche tempo, intrapresi la pubblicazione di una rivista bimestrale
illustrata che riesumava il titolo di una precedente rivista pavese, "Ticinum"
ormai cessata da anni, nella quale diedi spazio a saggi sul patrimonio
artistico e sui problemi turistici di Pavia e della sua provincia, ma anche
ad articoli sul teatro e sul cinema.
- Nell'ottobre del
1948 appariva nelle edicole il primo numero della nuova serie del
quindicinale "Cinema", edito dalla Vitagliano, che pubblicava pure altri
periodici, fra cui il settimanale "Hollywood", tutti diretti da Adriano
Baracco. Il redattore capo di "Cinema" era Guido Aristarco, ed io, felice
che "Cinema" riprendesse la pubblicazione, scrissi ad Aristarco
felicitandomi per l'opportuna iniziativa e per l'impostazione data alla
rivista. Aristarco mi rispose invitandomi a passare da lui in redazione a
Milano. Accettai l'invito e chiacchierammo a lungo: tra l'altro mi disse che
stava scrivendo una storia sulle teoriche del cinema, ma che non aveva
ancora potuto trovare "L'usine aux images" di Canudo e "Photogénie" di
Delluc e mi offrii di prestarglieli dato che li possedevo. (A quell'epoca
non possedevo ancora i testi americani di Lindsay, di Munsterberg, di Hannon,
di Freeburg che acquistai negli anni successivi e che quindi non figurano
nel volume di Aristarco). Da questo incontro nacque la nostra amicizia ed
egli m'invitò a collaborare a "Cinema" e naturalmente accettai: fra l'altro,
dalle colonne di "Cinema" polemizzai con Glauco Viazzi con un breve scritto
che diede inizio anche alla mia amicizia con lui: inoltre, frequentando la
redazione di "Cinema" strinsi amicizia anche con Baracco e con Franco
Berutti, che era redattore di "Settimo giorno", ma curava pure - con lo
pseudonimo "il postiglione" - la rubrica di corrispondenza con i lettori di
"Cinema" intitolata "La Diligenza".
- L'anno successivo
iniziai la collaborazione anche a "Bianco e Nero" pubblicandovi un breve
articolo a proposito di un saggio di Cari Vincent su Griffith, che diede
motivo a Georges Sadoul di intervenire nel dibattito con un suo breve
saggio, dal quale ebbe origine la mia amicizia anche con lui, consolidata
negli anni successivi alla Mostra del cinema a Venezia.
- Nel 1955 poi,
Sadoul mi fece conferire dall'editore Einaudi, che aveva in programma di
pubblicare l'edizione italiana dell' "Histoire générale du cinéma",
l'incarico di controllare la versione italiana del primo volume e di
proporre eventuali rettifiche ed aggiunte: nel 1956 restituii il
dattiloscritto della versione italiana che l'editore mi aveva inviato,
aggiungendo una cinquantina di cartelle con proposte di rettifiche ed
aggiunte, ma tutto finì nel nulla. Le edizioni Einaudi erano in crisi e
l'edizione italiana dell' opera di Sadoul venne rinviata a tempi migliori:
fu poi pubblicata, sempre dalle edizioni Einaudi, nel 1965.
- Frattanto a
"Cinema" nel 1952 stavano maturando alcuni nuovi eventi: a seguito di un
insanabile disaccordo tra Aristarco e la signora Vitagliano quest'ultima
decise il licenziamento del primo. Baracco mi propose allora di sostituire
Aristarco: gli risposi che la sua proposta mi lusingava e mi interessava, a
condizione però di non dover lasciare l'Ente Turismo e di poter quindi
svolgere il mio lavoro redazionale a "Cinema" alla sera e, se necessario,
anche di notte. Mi rispose che ciò non costituiva un problema: potevo
svolgere il mio lavoro in redazione a qualsiasi ora. Restammo d'accordo che
gli avrei dato una risposta definitiva entro quarantotto ore, perché, per
correttezza, volevo prima sentire la versione di Aristarco sul suo
licenziamento, dato che egli aveva pubblicamente dichiarato d'esser stato
licenziato per motivi politici ed in tal caso non avrei accettato di
succedergli. Lasciato Baracco, mi recai da Berutti il quale, lavorando alla
Vitagliano, doveva essere al corrente del motivo per cui Aristarco era stato
licenziato. Berutti mi assicurò che il licenziamento di Aristarco era dovuto
a divergenze di carattere fmanziario ed allora mi recai da Aristarco per
informarlo della proposta che mi aveva fatto Baracco. Aristarco mi
sconsigliò dall'accettarla perché egli era in trattative per la
pubblicazione di un nuovo quindicinale di cinema (che uscì infatti con il
titolo "Cinema Nuovo") finanziato da Feltrinelli, al quale, se avessi
accettato la proposta di Baracco, non avrei potuto collaborare. Inoltre,
aggiunse che tutti i collaboratori di "Cinema" erano solidali con lui, che
in redazione non esistevano articoli di riserva e che quindi, se avessi
accettato la proposta di Baracco non sarei riuscito ad assicurare la
pubblicazione regolare della rivista, mantenendone la qualità ed il
prestigio. Gli risposi: "Guido, non avevo ancora deciso se accettare la
proposta di Baracco: questa tua ipotesi su una mia pretesa impossibilità di
assicurare la continuazione di 'Cinema' mi fa decidere: telefonerò a Baracco
per dirgli che accetto la sua proposta". Ci lasciammo piuttosto freddamente
e ci accordammo che una volta terminato il suo volume sulle teoriche mi
avrebbe restituito i libri che gli avevo prestato, come infatti avvenne.
Alcuni anni più tardi ci trovammo nel medesimo albergo a Venezia ed
Aristarco mi disse che mi aveva perdonato: gli risposi che non avevo nulla
da farmi perdonare e che ero felice di riprendere con lui gli antichi
cordiali rapporti, che da allora non ebbero più incrinature.
- Il primo impatto
con il mio nuovo compito di redattore capo di "Cinema" non fu facile. La
rivista era ormai in ritardo di un paio di numeri e constatai che - come mi
aveva annunciato Aristarco - in redazione non esisteva materiale di scorta,
salvo alcuni saggi di assai mediocre importanza che giudicai impubblicabili.
Me la cavai ricorrendo a traduzioni di saggi di Hans Richter, di Carl T.
Dreyer, di Jean George Auriol, di Joseph Von Stemberg, di Maya Deren
pubblicati su riviste straniere pressoché ignote in Italia che pubblicai su
"Cinema" dopo aver chiesto la debita autorizzazione ai rispettivi autori.
Per fortuna i titolari delle due rubriche fisse - Fausto Montesanti per
"Cinema gira" e Franco Berutti per "La Diligenza" - erano rimasti fedeli
alla rivista e ciò mi risolveva un grosso problema, ma pressoché tutti i
vecchi collaboratori ed i tre principali corrispondenti dall'estero erano
solidali con Aristarco. Scrissi allora a Herman G. Weinberg, a Roger Manvell
ed a Marcel Lapierre, con i quali avevo già avuto precedentemente rapporti
epistolari, pregandoli di accettare l'incarico di corrispondenti
rispettivamente da New York, da Londra, e da Parigi e per mia fortuna tutti
e tre acconsentirono. Inoltre chiesi a Giulio Cesare Castello, che conoscevo
da tempo, se accettava di provvedere alla critica dei nuovi film e alle
corrispondenze dai festival ed egli pure accettò immediatamente. lo non
avrei avuto la possibilità di occuparmi sia della critica dei nuovi fllm,
sia delle corrispondenze dai festival, come in precedenza faceva Aristarco,
perché quasi quotidianamente lasciavo l'Ente Turismo alle 17,30, salivo alle
18 sul pullman per Milano e arrivavo in redazione a "Cinema" verso le 19,30
dopo aver consumato una frugale cena in un ristorante situato nelle
vicinanze, poi ripartivo con il pullman in partenza da Milano alla 1 e
rientravo a casa poco dopo le 2. Al sabato trascorrevo l'intero pomeriggio
in redazione e talvolta, quando le necessità redazionali lo richiedevano, mi
ci trattenevo per tutta la notte (per fortuna non ero ancora sposato e mia
madre era abituata ai miei impossibili orari).
- Dopo la
pubblicazione dei primi quattro fascicoli successivi al licenziamento di
Aristarco (no. 96,97,98,99/100) alcuni dei precedenti collaboratori si
fecero vivi e ne trovai anche parecchi di nuovi, inclusi alcuni noti
studiosi stranieri. A partire dai primi mesi del 1953 la situazione si
regolarizzò e mi pervennero saggi da Roberto Paolella, CarI Vincent,
Jaroslav Broz, Jacques Sadoul, Anton Giulio Bragaglia, Mario Verdone,
Barthélemy Amengual; Charles Ford, Pietro Bianchi, Pio Baldelli, Mario
Siniscalchi, Giovanni Calendoli e riuscii a raggruppare un corpo di
collaboratori regolari quali Ermanno Comuzio, Giuseppe Sibilla, Fabio
Rinaudo, Leonardo Autera, Giuseppe Turroni, Emesto G. Laura, Riccardo Redi,
Giorgio Trentin, Renato Giani ed altri ancora. Nel frattempo avevo ricevuto
da John E. Allen una copia d'epoca, virata, di The Great Train Robbery,
il celebre film di Porter del quale ricorreva il cinquantenario e ne ricavai
la sceneggiatura, pubblicandola su "Cinema" illustrata con foto di tutte le
sequenze, ricavate direttamente dal film, e preceduta da una succinta
introduzione. Inoltre, dalla Larry Edmunds avevo ottenuta una copia del
volume di Vachel Lindsay The Art of the Moving Picture edito nel 1914
- primo trattato di teorica cinematografica edito negli Stati Uniti - che mi
fornì l'occasione per una divulgazione delle teorie di Lindsay (pubblicata
in 4 puntate sui numeri 122-3-4-5 di "Cinema") illustrata con una parte
delle foto che avevo ricevuto da John E. Allen.
- Dopo un anno di
relativa tranquillità, scoppiò un'inattesa burrasca. Baracco, a seguito d'un
conflitto con la signora Vitagliano, dovette abbandonare la direzione dei
periodici Vitagliano ed Ezio Colombo, redattore capo di "Settimo giorno", ne
diventò direttore, mentre la direzione di "Cinema" veniva invece assunta
direttamente dalla signora Vitagliano, la quale, dopo pochi numeri, mi disse
che intendeva cessare la pubblicazione di "Cinema", da lei ritenuta non
redditizia. Ne parlai immediatamente con Ezio Colombo perché inducesse la
signora Vitagliano a vendere la testata di "Cinema" anziché sopprimerla.
Contemporaneamente informavo della novità anche Giulio Cesare Castello
perché a sua volta ne parlasse all' on. Egidio Ariosto, allora
sottosegretario ai Trasporti, ma che ambiva passare dai Trasporti allo
Spettacolo. Colombo convinse la Vitagliano a proseguire temporaneamente la
pubblicazione di "Cinema" e successivamente l'On. Ariosto acquistò dalla
Vitagliano la proprietà della testata. Così il n. 134 del 31 maggio 1954 di
"Cinema" segnò la fine della gestione Vitagliano e con il n. 135 debuttava
la gestione Ariosto, con l' on. Ariosto direttore, Giulio Cesare Castello
co-direttore responsabile, ed io redattore capo. Alla fine del 1954 nuova
burrasca: l' on. Ariosto ebbe difficoltà finanziarie, Castello litigò con
l'amministratore della rivista e lasciò la direzione, cosicché mi trovai a
dover firmare l'ultimo numero di "Cinema" - il n. 146-147 - nella doppia
qualifIca di redattore capo e di direttore responsabile. Durante il periodo
della gestione Ariosto il mio compito di redattore capo era diventato meno
gravoso, grazie alla costante presenza di Castello in redazione e questo mi
permise di intensifIcare la collaborazione all'Enciclopedia dello
Spettacolo - iniziata nel 1951 e durata per oltre dieci anni nella
doppia veste sia di estensore di un buon numero di voci, sia di consulente
per quanto concerneva il cinema statunitense e il cinema inglese. Inoltre
dalla seconda metà degli anni '50 collaborai anche al Filmlexicon,
pubblicato dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Alla fine degli anni
'50 e nei primi anni '60 mi occupai delle critiche delle prime visioni per
un trisettimanale pavese e successivamente scrissi delle critiche anche per
il quotidiano "Il Giornale di Pavia". Nel frattempo la mia dotazione di
libri e riviste di cinema ed anche di fotografie si era notevolmente
accresciuta: la totalità dei proventi della mia attività a "Cinema" e non
solo quelli li avevo impiegati nell'acquisto di pubblicazioni sul cinema e
di documentazione fotografica sui film.
- Nel 1961 iniziai
la collaborazione con la Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica di
Venezia ed uscì il mio primo libro d'argomento cinematografico. Nel novembre
del 1960 era morto Sennett ed io proposi a Domenico Meccoli, che conoscevo
da tempo e che era stato nominato direttore della Mostra di Venezia, di
dedicare una retrospettiva ai film di Sennett e di pubblicare un volume su
di lui. Contemporaneamente perveniva a Meccoli anche una proposta di Gianni
Comencini della Cineteca Italiana per una retrospettiva su Sennett e Meccoli
affidò a me e a Comencini l'organizzazione di una retrospettiva su Sennett
ed a me diede anche l'incarico di scrivere un volume su Sennett. Il tempo a
disposizione era limitatissimo: quasi sei mesi per organizzare le
retrospettiva e tre mesi per scrivere il libro. Per fortuna avevo già pronto
parecchio materiale per il libro e riuscii ad organizzare la retrospettiva
ed a consegnare il testo del volume entro il termine stabilito: il libro su
Sennett includeva una biografia del celebre interprete, regista e produttore
di comiche, una succinta antologia di scritti su di lui e la filmografIa più
completa che fosse stata tentata fIno a quella data. Se quella filmografia
dovessi rifarla oggi dovrei aggiungere parecchie decine di titoli! Per la
prima volta, credo, una filmografia includeva, in aggiunta ai dati tecnici
di ciascun film, le critiche pubblicate all'epoca della prima visione. Il
libro - con la filmografia ridotta ai soli dati tecnici di ciascun film - fu
poi pubblicato anche in Francia nel 1966 nella collana "Cinéma d'aujourd'hui"
edita da Seghers. Nella retrospettiva inclusi - fra corto e lungometraggi -
una cinquantina di film di Sennett: aveva cooperato alla retrospettiva anche
Henri Langlois inviando una diecina di film, ma purtroppo molti non erano
film di Sennett e li feci proiettare fuori programma adducendo l'opportunità
di un confronto fra la produzione di Sennett e quella di Roach. Provvidi
anche a redigere il catalogo della retrospettiva, un opuscolo di 24 pagine
con una mia introduzione, il programma delle proiezioni e notizie sui film.
- La mia
collaborazione alle iniziative della Mostra di Venezia proseguì negli anni
successivi. Nel 1962 collaborai alla retrospettiva "Nascita del cinema
sonoro negli Stati Uniti d'America" curata da Giulio Cesare Castello
preparando i dati tecnici ed i riassunti delle trame dei film in programma,
pubblicate nel relativo catalogo; l'anno successivo collaborai alla
retrospettiva "L'età d'oro di Buster Keaton", curata da Francesco Savio ed
in collaborazione con lui preparai il volume su Keaton edito dalla Mostra.
In quello stesso anno 1963 era stato nominato direttore della Mostra di
Venezia Luigi Chiarini che io conoscevo bene come direttore del Centro
Sperimentale sin dall'epoca delle mie prime collaborazioni a "Bianco e
Nero", cioè dalla fme degli anni '40, e gli sottoposi una proposta: dalla
metà degli anni '50 la Mostra organizzava, in concomitanza con il festival
del cinema, una mostra internazionale del libro e del periodico
cinematografIco nella quale venivano esposti libri e riviste pubblicate nel
corso dell'anno in parecchi paesi, perché non organizzare, come avveniva per
i film, anche una retrospettiva del libro di cinema suddivisa per materie,
un anno le storie del cinema, un altro anno le biografie, un terzo anno le
teoriche e così via? L'idea piacque a Chiarini che la accettò e dispose che
dal 1964 venisse inclusa anche una retrospettiva del libro di cinema che io
avrei dovuto organizzare in collaborazione con Camillo Bassotto,
responsabile dell'Ufficio documentazione della Mostra. Così nel 1964
organizzai la prima mostra retrospettiva del libro di cinema, dedicata alle
storie del cinema, curando, con la collaborazione di Bassotto, il relativo
catalogo che includeva i dati bibliografici e un sunto del contenuto di 763
opere edite in una trentina di paesi tra il 1899 e il 1964. L'iniziativa
proseguì negli anni successivi: nel 1965 curai, sempre con la collaborazione
di Bassotto, la mostra dei volumi di teorica del cinema ed il relativo
catalogo, parzialmente dedicato ad una integrazione delle storie del cinema,
che includeva un totale di 776 opere; nel 1966 la mostra raggruppò biografie
ed autobiografie, il cui catalogo comprendeva 1904 pubblicazioni e nel 1967
la mostra fu dedicata a soggetti e sceneggiature con un catalogo che ne
elencava più di 1800 tra edite o conservate presso cineteche ed istituti.
Nel 1968, anno della contestazione, la mostra non venne effettuata e nel
1969 curai quella concernente l'economia, il diritto e la sociologia del
cinema ed il relativo catalogo di 338 opere su tali argomenti, più altri 776
volumi tra biografie ed autobiografie ed infine nel 1970 curai la mostra dei
libri su "I film e la gioventù", il cui catalogo includeva 369 volumi su
tale argomento, più altri 482 volumi di storia o teorica del cinema.
Restavano scoperte ancora tre sezioni: quella sulla tecnica delle riprese e
della proiezione, quella relativa ad annuari, almanacchi ed enciclopedie e
quella sui rapporti fra cinema, teatro, TV e altre arti, ma il nuovo
direttore della Mostra del cinema probabilmente non ne vedeva l'utilità e
non vennero effettuate. Sempre nel 1970, proposi al direttore della Mostra
di Venezia, Ernesto G. Laura, di inserire nel programma della Mostra una
retrospettiva di Harry Langdon e Laura mi incaricò di organizzarla. La
retrospettiva ebbe un eccezionale successo: per la prima volta i film della
retrospettiva vennero proiettati in sala grande e successivamente vennero
anche inclusi in programmi televisivi.
- Torniamo al 1963:
ero abbonato alla rivista inglese "Cinema Studies" pubblicata dalla Society
for Film History Research e dalla lettura di quei fascicoli nacque il
progetto di costituire un'analoga associazione in Italia. Ne parlai con
Fausto Montesanti e Francesco Savio che si dichiararono subito consenzienti
e ne parlai pure con Chiarini quando questi mi informò della sua intenzione
di organizzare a Venezia un convegno sui problemi della storia del cinema in
occasione della mostra bibliografica sulle storie del cinema. Chiarini fu
d'accordo sull'opportunità di costituire un'associazione analoga a quella
inglese e mi propose di costituirla ufficialmente a Venezia in occasione del
convegno che lui intendeva organizzare. Così infatti avvenne e
l'associazione stabilì la sua prima sede a Milano, presso lo "Schedario
cinematografico" diretto da padre Nazareno Taddei che era uno dei membri
fondatori dell' Associazione: padre Taddei un giorno, conversando, mi disse
che a Zurigo esisteva un deposito di vecchi film, acquistati da padre Joseph
Joye - autore d'un primo Filmlexicon - il quale li proiettava agli
alunni di un collegio. Mi accordai con padre Taddei per andare a vedere di
cosa si trattava e così organizzammo un viaggio a Zurigo dove ebbi la
sorpresa di poter accedere ad un deposito di circa 1500 film del periodo tra
il 1905 ed il 1915. In quella occasione e con successivi viaggi soggiornai a
Zurigo per parecchi giorni e potei visionare quei film su una moviola a
scorrimento manuale: la grande maggioranza di quelle vecchie pellicole era
in buone condizioni, ma alcune erano irrimediabilmente deteriorate mentre
altre presentavano una eccessiva umidificazione oppure sintomi di incipiente
deterioramento. Mi preoccupai subito di trovare la possibilità di
controtipare almeno un certo numero di quei film per salvarli dalla
distruzione e così, utilizzando i fondi dell'Associazione con il consenso
degli altri membri del direttivo, riuscii, in più riprese, a controtiparne
più di 150, poi con l'aiuto del conservatore della Cineteca Nazionale,
Fausto Montesanti, riuscii a persuadere il direttore del Centro Speimentale
di Cinematografia, Leonardo Fioravanti, ad incamerare gratuitamente i film
di Zurigo con il solo obbligo di dame un controtipo all'archivio di Zurigo
man mano che venivano controtipati. Mentre, d'accordo con Zurigo, stavo per
far arrivare al Centro un primo gruppo di film, il direttore Fioravanti
cambiò idea e disdisse l'accordo. Per fortuna, più tardi il British Film
Institute di Londra ha ritirato i film salvandoli da sicura distruzione. Nel
1972 l'Associazione progettò la pubblicazione di un catalogo delle riviste
italiane di cinema ed incaricai Bassotto di sentire dal direttore della
Mostra cinematograftca di Venezia se era possibile pubblicarlo in
collaborazione con la Mostra, organizzando anche una esposizione delle
riviste nell'ambito dell'annuale mostra del libro di cinema. Così infatti
avvenne: in occasione della Mostra internazionale d'arte cinematograftca del
1972 l'Associazione organizzò l'esposizione storica delle riviste italiane
di cinema, resa possibile dalla collaborazione della Biblioteca Nazionale di
Firenze, e pubblicò in collaborazione con la Mostra del cinema il relativo
catalogo che includeva i dati relativi a 629 riviste, con notizie sul loro
contenuto e sulle biblioteche che ne conservano le raccolte. Ora
l'Associazione ha in corso la stampa di una nuova edizione di quel catalogo,
nella quale compaiono anche parecchie riviste che allora non erano state
reperite e notizie più estese e più dettagliate sul contenuto di ciascuna
rivista.
- Nel 1970 fui
coinvolto nella preparazione della prima "Settimana internazionale del
cinema" a Grado, per la quale organizzai una retrospettiva sul "Primo cinema
italiano" nella quale presentai alcune diecine dei film provenienti da
Zurigo e controtipati dall' Associazione per le ricerche di storia del
cinema, unitamente a film provenienti dalle cineteche di Roma e di Milano e
predisposi pure un convegno sul medesimo tema della retrospettiva, nel quale
tenni una relazione su "Caratteristiche e strutture dell'industria
cinematografica italiana fino al 1920". Inoltre, programmando in quella
"Settimana" un intero pomeriggio dedicato a una decina di film vecchi da
identificare, introducevo nel normale canovaccio dei festival una novità che
venne poi ripresa ed istituzionalizzata dalle "Giornate del Cinema Muto" di
Pordenone e "Il cinema ritrovato" di Bologna. I successivi anni '70 e '80
furono contrassegnati dalla mia ultima collaborazione alle iniziative della
Mostra del cinema di Venezia, dall'inizio dei miei rapporti con la Cineteca
Griffith di Genova e dal mio coinvolgimento nell' organizzazione delle
"Giornate del Cinema Muto" di Pordenone, nonché nelle molteplici iniziative
dell'Amministrazione Provinciale di Pavia: inoltre partecipai a convegni sui
problemi relativi agli studi di storia del cinema.
- Già nel giugno
1962 ero stato invitato al congresso di studi storici sul film, organizzato
a Roma dalla Fédération Internationale des Archives du Film (FIAF) in
collaborazione con il Centro Sperimentale di cinematografia, e vi avevo
tenuto una relazione su "I film storici italiani e la critica americana del
1910 alla fine del muto" che fu poi pubblicata negli atti del congresso,
editi da "Bianco e Nero" nel numero speciale gennaio-febbraio 1965.
Successivamente partecipai ad un convegno di studi su "Pastrone e Griffith",
organizzato a Torino nel giugno 1975 dall' Associazione italiana per le
ricerche di storia del cinema nell'ambito del 31° congresso della FIAF e vi
presentai una relazione di "Pastrone e Grifiith: il dare e l'avere",
pubblicata poi negli atti del convegno raccolti in un numero speciale di
"Bianco e Nero" nel quale era pure inserita una filmografia completa di
Grifiith, preparata da Guido Cincotti in collaborazione con me, che forniva
per ciascun film i dati tecnici e un sunto della trama. Nel medesimo anno
collaboravo anche - e fu la mia ultima collaborazione con la Mostra di
Venezia - alla preparazione del seminario di studi su "Industria culturale e
cinema in USA negli anni dieci e venti" organizzato a cura di Alberto
Abruzzese e Michele Placido che mi chiesero di poter usufruire della
documentazione in mio possesso: così Giorgio Fabre che doveva preparare una
monografia su "Cinema muto di Hollywood ed organizzazione sociale" e Achille
Pisanti per la preparazione d'una monografia su "Periodici in USA
(1910-1930)" trascorsero giorni interi nella mia biblioteca a scegliere e
fotocopiare, con la mia assistenza, i materiali che ritenevano utili. Verso
la fine del 1984 infine, partecipai a Reggio Emilia al convegno su "Cinema e
storiografia in Europa" presentandovi una relazione su "Esempi di
articolazioni narrative nel cinema francese dal 1905 al 1912" e la
documentai con la proiezione di decine di fotogrammi.
- In occasione del
seminario di studi su "Industria culturale e cinema in USA" al quale
naturalmente presenziai, conobbi Angelo Humouda, proprietario della Cineteca
Griffith con il quale strinsi legami d'amicizia basata sui comuni interessi
culturali ed allorché, nel 1978, la Cineteca Griffith iniziò la
pubblicazione d'una rivista trimestrale di cinema intitolata "Griffithiana",
Angelo insistette perché ne assumessi la direzione. Più tardi istituì un
Comitato scientifico della Cineteca e volle che ne assumessi la presidenza.
Nel 1980 Salsomaggiore, in collaborazione con la Cineteca Griffith,
organizzò la prima edizione degli "Incontri cinematografici di
Salsomaggiore" che includevano una retrospettiva Griffith ed un colloquio
internazionale su "L'America attraverso i film di Griffith" che dovetti
presiedere. Intervennero al convegno, presentando interessanti relazioni,
Robert Sldar, William K. Everson (che conoscevo dall'epoca di "Cinema"), Tom
Gunning, Jon Gartenberg, Elaine Mancini: alla lettura delle relazioni fece
seguito un dibattito aperto da me e nel quale intervennero parecchi fra gli
studiosi presenti. Gli atti del colloquio furono poi pubblicati sui nn.
9/10/11 di "Griffithiana".
- Sempre nel 1980
la Cineteca Griffith organizzò a Gemona un festival del disegno animato di
Ub Iwerks che, di fatto, costituì un preludio alle "Giornate del Cinema
Muto" di Pordenone, che ebbero inizio nel 1982. In quell'anno le "Giornate"
furono dedicate ai film di Max Linder, mentre l'anno successivo fu
presentata una retrospettiva che includeva un centinaio di fIlm comici di
Max Sennett, accompagnati da un'adeguata documentazione pubblicata su un
numero speciale di "Griffithiana": inoltre dovetti assumere l'incarico di
direttore delle "Giornate" le cui successive edizioni furono dedicate ai
fIlm di Thomas H. Ince (1984), alle comiche del cinema muto italiano (1985),
alle origini del cinema scandinavo (1986), ai film della Vitagraph (1987),
alla produzione hollywoodiana dal 1911 al 1920 (1988), ai film russi dal
1908 al 1919 (1989), al cinema tedesco 1895-1920 (1990). Tutte le edizioni
delle "Giornate" sono state accompagnate e documentate da un numero speciale
di "Griffithiana" e dall'edizione 1986 il tema principale delle "Giornate" è
studiato e documentato in un ponderoso volume, mentre il numero speciale di
"Griffithiana" viene dedicato ai temi delle retrospettive minori.
- Dall'autunno 1977
ho pure collaborato alle molteplici iniziative dell'Amministrazione
Provinciale di Pavia in materia di cinema. La prima importante
manifestazione alla quale collaborai attivamente fu la mostra fotografica
"Divi e divine", che comprendeva più di 2000 fotografie tratte dal mio
archivio e distribuite su 200 pannelli: venne anche pubblicato un catalogo
illustrato curato da Antonio Sacchi e da me. La mostra, che ebbe un notevole
successo, fu poi presentata in altre città e nel 1981 alla Triennale di
Milano: per questa riedizione furono aggiunti nuovi pannelli con altre foto
e fu pubblicato un nuovo catalogo, più ricco e sostanzioso sia per la parte
fotografica che per i testi, sempre curato da Sacchi e da me ed edito dalla
casa Usher. Nel 1983 proseguimmo con un'altra mostra fotografica dedicata
stavolta al cinema italiano dal 1910 al 1980, accompagnata da un volume
intitolato Bianconero, rosso e verde a cura di Sacchi e mia ed edito
dalla casa Usher, ricco d'illustrazioni e con saggi di Renzo Renzi, Gian
Piero Brunetta, Morando Morandini, Nuccio Lodato e Giuliana Callegari sui
diversi aspetti e momenti del cinema italiano. Anche questa mostra riscosse
un buon successo e fu presentata pure all'estero. Nel 1984 Sacchi ed io
curammo un'ennesima mostra fotografica, dedicata stavolta ai film derivati
da opere liriche, che venne corredata di due pubblicazioni e per una di
esse, intitolata Un bel dì vedemmo. Il melodramma dal palcoscenico allo
schermo, compilai una filmografia su cinema e opere liriche. A queste
mostre sono ancora da aggiungere ulteriori iniziative: cicli di proiezioni,
varie pubblicazioni, convegni e mostre non fotografiche. Tra queste ultime
menzionerò soltanto quelle sulle riviste di cinema, allestite con materiali
del mio archivio integrati da materiali provenienti da altre fonti: nel 1977
una mostra di riviste italiane e nordamericane di cinema dal 1909 al 1929;
nel 1979 una di riviste italiane di cinema dal 1930 al 1955; nel 1980 una
terza mostra dedicata alle riviste italiane di cinema dal 1955 al 1980, per
le quali scrissi i relativi cataloghi: erano tutte manifestazioni realizzate
nell'ambito di "Leggere il cinema". In occasione delle prime di queste tre
mostre di riviste avevo pure scritto una monografia di un centinaio di
pagine su La stampa cinematografica in Italia e negli Stati Uniti dalle
origini al 1930 per la collana dei "Quaderni di documentazione" editi
dall'Amministrazione Provinciale di Pavia.
- Nel frattempo,
raggiunta l'età della pensione, nel 1976 avevo lasciato l'Ente Turismo e mi
ero trasferito da Pavia a Montebello della Battaglia dove potevo ormai
dedicarmi interamente ai miei studi di storia del cinema. Collaborai anche
con la Cineteca comunale di Bologna per la quale curai, in collaborazione
con Ugo Casiraghi mio buon amico dai tempi di "Cinema" - un paio di mostre
fotografiche e successivamente per un'altra mostra su l'infanzia nel cinema.
Con la Cineteca di Bologna ho poi mantenuto sempre buoni rapporti, cedendole
anche una parte del mio archivio fotografico e recentemente ho collaborato
alla retrospettiva su Larry Semon e a quella su "Le scimmie di Chaplin".
Inoltre negli scorsi anni ho collaborato anche alla retrospettiva su Monthy
Banks, organizzata dal centro Cinema di Cesena e per i "Quaderni" del Centro
ho pure scritto una monografia su Banks. Tralascio infine altre
collaborazioni di minore importanza e menziono soltanto un saggio su Les
revues cinématographiques italiennes aux débuts du cinéma muet (1907-1912)
per il n. 26/27 dei "Cahiers de la Cinémathèque" dedicato al cinema italiano
e una Filmografie cinéma et opéra per il numero di maggio 1987 di "L'Avant-scène
cinéma/opéra".
- Nel 1982 Claudio
Bertoluzzi, assessore alla Cultura dell'Amministrazione provinciale di
Pavia, ed Antonio Sacchi, dirigente della Sezione Cultura, mi chiesero se
ero disposto a cedere all'Archivio cinema dell'Amministrazione Provinciale
la mia biblioteca e la mia fototeca ed io, lieto che la loro proposta mi
permettesse di assicurare alla mia collezione di libri, di riviste e di
fotografie una buona sistemazione che ne permettesse una diligente
conservazione mantenendola accessibile agli studiosi, l'accettai
immediatamente e conseguentemente ho già consegnato da tempo all'Archivio
cinema - che ha assunto il nome di "Archiviocinema-Fondo Davide Turconi" ed
è parte integrante della Biblioteca dello Spettacolo istituita dalla
Provincia - gran parte del mio materiale ad eccezione di quello che mi serve
per i lavori che ho attualmente in corso. Quindi il "pellegrinaggio" - come
l'ha definito Brunetta - che aveva sinora per meta il mio appartamento a
Montebello dovrà dirigersi verso l'Archiviocinema dell' Amministrazione
Provinciale che sta attualmente ultimando la catalogazione dei materiali che
ho consegnato. Si tratta in complesso di quasi 10 mila volumi tra grandi e
piccoli, un terzo dei quali in italiano, un terzo in inglese, un sesto in
francese e il resto in altre lingue, incluso il tedesco, lo svedese, il
danese, il cecoslovacco, il russo e il giapponese, oltre alle collezioni di
riviste italiane - alcune complete, altre no - quali "La vita
cinematografica" (in fotocopie), "La Cine-fono", "L'Illustrazione
Cinematografica", "Cinema" (I, II e III serie), "Bianco e Nero" (vecchia e
nuova serie), "Cinema Nuovo", "Lo schermo", "La rivista del cinema
italiano", "Film", "Bis", "Hollywood", "Sipario", "Il dramma", "Primi
piani", ecc. per quanto concerne l'Italia; "The moving Picture World", "The
Motion Picture News", "New York Dramatic Mirror", "Motography", "Motion
Picture", "Motion Picture Classic", "New Movies", "Film Quarterly", "Film
Culture", "Film Fan Monthly", "Classic Film Collector", "Photoplay", "Motion
Picture Herald", "Picture Play", "Screenland", "Screen Facts", "Filrns in
Review", "Filmograph", ecc. o per gli Stati Uniti; "Sight and Sound", "Close
Up", "Films and Filming", "The Monthly Film Bulletin", "Picture Show", "Picturegoers",
"Film Weekly", "Cinema Studies", "Film", "The Penguin Film Review", ecc. per
l'Inghilterra; "CinémaCiné" (in fotocopie), "La revue du cinéma", "Cahiers
du cinéma", "L'Eçran Français", "Ciné-Miroir", "Sequences", "Ecrans de
France", "Pour Vous", ecc. per la Francia. Inoltre singole annate o numeri
sparsi di riviste tedesche, italiane, americane, inglesi, svedesi, russe,
cecoslovacche, danesi, giapponesi, ecc.
- Da parte sua l'Archiviocinema-Fondo
Davide Turconi della Biblioteca dello Spettacolo sta pubblicando una serie
di cataloghi per materia dei libri in suo possesso: con il titolo generale
Leggere il cinema ha già pubblicato quello relativo alle storie del
cinema che comprende 650 volumi, quello sui registi che ne include 1050,
quello sugli attori che ne elenca 980, tutti e tre con un saggio
introduttivo mio e saggi di altri autori. Attualmente è in preparazione
quello su soggetti e sceneggiature. A questi cataloghi sono da aggiungere,
dal 1979, i cataloghi annuali approntati dalla Biblioteca dello Spettacolo
relativamente ai libri d'argomento cinematografico, teatrale e musicale
pubblicati in Italia, e le altre numerose iniziative di cultura
cinematografica. I cataloghi bibliografici annuali Leggere lo Spettacolo
(Sezione Cinema) e quelli tematici dei libri dell'Archiviocinema-Fondo
Davide Turconi hanno divulgato sinora esatte, funzionali, utili informazioni
bibliografiche concernenti più di cinquemila pubblicazioni sui molteplici
aspetti e problemi del cinema: un corpus bibliografico in costante aumento,
del quale Paolo Pulina, direttore della Biblioteca dello Spettacolo dell'
Amministrazione Provinciale di Pavia, ed i suoi collaboratori (Angela
Gramegna, Mario Risso e Patrizia Cassinera) possono giustamente essere
orgogliosi.