Andrea Fornasiero
Si è letto in questi giorni che la saga del Signore degli anelli
è stata considerata per tutti gli anni ’70 un’opera favorita della
destra. Francamente ignoravo tutto questo e ne sono stato non poco sorpreso,
ma questa discussione quanto mai oziosa diviene una possibilità per
riflettere sui modelli comportamentali messi in campo nel Signore degli
Anelli, e sul significato complessivo dell’opera. Considererò qui
anche le paure che il film ha suscitato nell’America politically
correct prima della sua uscita.
I valori umani maggiormente presenti nel Signore degli Anelli sono
la fedeltà e l’amicizia, così come lo spirito di sacrificio in nome di
un bene più grande. Questi sono tutti valori che dovrebbero appartenere all’umanità
in senso generale e solo se si riduce la sinistra ad un gruppo di
individualisti anarchici ed edonisti si può immaginare questi come valori
esclusivi della destra, così come solo se si riduce la destra al nazismo si
può considerarli di sinistra. Infatti qui si cerca di distruggere un potere
superiore, che se Gandalf o Galadriel accettassero di usare gli
permetterebbe di imporre un nuovo ordine al mondo. Sarebbe però un ordine
troppo rigido e terribile, qualcosa di simile ad una dittatura e tutti i
personaggi positivi della vicenda, pur se tentati dall’anello,
preferiscono vederlo distrutto che usarlo per assoggettare la Terra di
mezzo.
Si noti che proprio in questa idea sta una delle maggiori innovazioni di
Tolkien alla tradizione delle chanson de geste e delle epiche
celtiche e germaniche in cui il Signore degli Anelli è profondamente
radicato. In questi racconti uno dei topoi ricorrenti era la queste
che poneva l’eroe di fronte ad un pericolo insormontabile a meno di
utilizzare un oggetto di potere, solitamente nascosto e difficile da
ritrovare. Tolkien ribalta questa struttura e da l’oggetto del potere
direttamente in mano ai suoi protagonisti all’inizio della vicenda,
perché questi poi lo distruggano.
C’è chi ha voluto vedere in questo una sorta di allegoria delle armi
nucleari (o un oracolo se consideriamo lo Hobbit del 1937 come
ideazione della saga), che in più di un senso ricordano l’anello, ad
esempio perché è tanto più difficile distruggerle che produrle… Al di
là del nucleare possiamo trasportare la parabola del potere che corrompe ad
altri piani di lettura, tanto per essere più vicini ai giorni nostri
dominati da consumismo e grandi multinazionali: provate a leggere l’unico
anello come un’allegoria del denaro, la cosa più vicina al potere che si
possa immaginare di questi giorni. Dubito che seguendo questa visione, un po’
provocatoria forse (ma non troppo, infatti il Balrog di Moria è risvegliato
proprio dall'avido scavare dei nani in cerca di ricchezze), arriverete a
considerare il Signore degli Anelli come un’opera di destra.
Mi viene poi tanto difficile avvicinare il Signore degli Anelli
alla destra Berlusconiana o a livello mondiale neoliberista, quanto mi viene
difficile avvicinarlo alla sinistra delle manovrine di D’Alema o a livello
europeo alla terza via che non c’è di Blair. Ad ogni modo sarebbe bello
vedere la stessa nobiltà d’animo espressa dal Signore degli Anelli
nella nostra classe politica; purtroppo entrambe le fazioni appaiono oggi
pericolosamente vicine solo ad uno dei personaggi della trilogia:
Vermilinguo.
Abbandonando questo terreno di discussione mi diverte ricordare che in
USA, prima dell’uscita del film, associazioni varie si dichiararono
preoccupate da diverse cose: il fatto che nella trilogia non ci fosse spazio
per i personaggi femminili; il fatto che nella trilogia i personaggi di
colore fossero esclusivamente malvagi; il fatto che l’amicizia tra Sam e
Frodo era stata letta da alcuni critici in chiave omosessuale,
preoccupazione questa tristemente accentuata dalla presenza nel cast di un
attore gay dichiarato (McKellen), tanto che alcuni fans hanno chiesto di
sostituirlo con altri attori.
E’ bene ricordare che il Signore degli Anelli è prima di tutto
un’opera che si ambienta in un mondo in guerra, e che come tutte le storie
di guerra non dedica molto spazio alle donne, tanto più vista l’ambientazione
simil-medievale certo antecedente ai soldati Jane. Si ricordi poi che la
storia si inscrive in una tradizione che solo nel dodicesimo-tredicesimo
secolo ha dato un posto rilevante alle donne, in seguito alla moda cortese,
mentre alla base delle storie medievali germaniche e celtiche a cui il Signore
degli Anelli fa riferimento, il ruolo femminile era a volte inesistente,
spesso la donna era limitata ad essere oggetto di conquista. Tanto per
citare una delle più celebri e antiche tra le chanson de geste si
pensi ad esempio a Rolando che in punto di morte non piange per la sua amata
(che morirà di dolore per la sua scomparsa…) ma per la sua spada.
Ciononostante Tolkien introduce nel secondo libro un personaggio femminile
di considerevole spessore, che innova la tradizione di base (in cui invece
si inscrive Galadriel, strega elfica, sulle orme se vogliamo di Morgana La
Fey, a volte magnifica e a volte terribile) ossia la principessa guerriera
Eowyn.
Per quanto riguarda la presenza di personaggi di colore solo tra le fila
di Sauron, le spiegazioni date nel romanzo sono semplicemente geografiche. I
popoli abitati da gente di colore sono stati assoggettati dall’oscuro sire
perché più vicini a Mordor e non protetti da Minas Tirith e dagli elfi.
Inoltre non sono mai dipinti in toni offensivi, e succede che Faramir (se
non sbaglio) si chieda, come nei più antimilitaristi tra i romanzi di
guerra, chi fosse il suo nemico, che vita facesse e perché il destino ha
voluto che lui dovesse ucciderlo.
Quanto all’amicizia tra Sam e Frodo che nel romanzo a tratti è un
attaccamento quasi morboso, appartiene comunque alla tradizione dello
scudiero fedele ed è triste che non si vedano l’amicizia o del compagnonaggio
d’armi, come qualcosa di ben distinto dai rapporti (omo)sessuali. Qui
forse subiamo ancora l’influsso di troppa critica Freudiana. In questo
senso inoltre, come scrivo anche nella recensione, mi pare che il film renda
un miglior servizio del romanzo al rapporto tra i due. Stenderei infine un
velo di pietoso silenzio sulle lamentele di pochi e sciagurati fans contro
Ian McKellen, per altro tra i migliori attori viventi e punta di diamante
del pur ottimo cast del film.