- Chimera
di Pappi Corsicato
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- Mauro Madini
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- Thomas racconta alla moglie Denise la
strana storia d’amore tra Emma e Sal, una coppia di suoi amici che,
stanchi del solito menage matrimoniale, decidono di reinventarsi una vita.
Nel racconto la realtà e la finzione tendono a confondersi finchè….
- Pappi Corsicato forse ci relega il
migliore dei suoi film con questa storia disperata di amori contrastati,
di matrimoni che si rivelano chimere, solo sogni. Un film che si oppone al
"muccinismo" imperante, alla tendenza purtroppo presente nel
cinema italiano della ricerca dei buoni sentimenti ad ogni costo. E lo fa
costruendo un film che rifiuta la narratività tradizionale, dove ogni
avvenimento potrebbe essere già accaduto o forse dovrà accadere, non
importa. D’altronde tutta la storia si basa sul racconto di un
illusionista, che diventa il vero deus ex machina,tessitore dei fili della
vicenda. Una vicenda fatta di ripetuti tradimenti, di pianti e di promesse
non mantenute, che se rivelata qui perderebbe la sua magia.
- Rivelo solo due particolari per invogliare
alla visione: una camiciaia regala, per ricompensa di un rapporto, alcune
costose camicie a Sal. Il marito non si arrabbia per il tradimento, ma
perché Sal non ha pagato il conto. Emma (si chiama come la Bovary) viene
picchiata dal proprietario di un bar, perché ha tradito il marito, in una
specie di sala delle torture che si trova sotto il locale. Non proseguo
perché rovinerei la visione svelando troppo della vicenda. La quale
sembra legata indissolubilmente al cinema di un altro grande autore del
nostro tempo: Almodovar. Non a caso Corsicato è stato assistente alla
regia di quest’ultimo.
- Tutto rivela il legame con il regista
spagnolo: la scelta delle ambientazioni, con gli oggetti sempre
coloratissimi; la recitazione degli attori spesso sopra le righe e l’amore
per le storie a incastro. Ma un altro grandissimo regista appare citato
più volte: Hitchcock. Penso a due suoi capolavori che possono essere
ricordati nel film: Vertigo e La finestra sul cortile.
Addirittura la musica ricorda il tema d’amore de La donna che visse
due volte. Corsicato punta in alto legandosi a questi due grandi nomi
e riesce nel suo tentativo.
- Il merito del regista sta anche nel
recupero del genere melò, che in Italia sembra essere relegato alla
telenovela (cosa è il film di Muccino se non questo?). In questo suo
sforzo è coadiuvato dalla magnifica recitazione di Iaia Forte, attrice
che si rivela degna delle grandi "cugine" spagnole quali Carmen
Maura e le altre del clan di Almodovar. Lodi anche all’attore Tommaso
Ragno, capace di passare dalla parte del Don Giovanni a quella del marito
tormentato. Concludendo posso dire che quest’ ultima opera di Corsicato
segna forse la rinascita della scuola napoletana e aggiunge un tassello
alla rinascita del cinema italiano.