Chi lo sa? di Jacques Rivette
Sergio Gatti

    

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Jacques Rivette, il meno noto (almeno in Italia) dei registi della Nouvelle Vague, porta al cinema una commedia leggera, ma anche rigorosa e originale. Si comincia con una compagnia teatrale italiana che a Parigi mette in scena Come tu mi vuoi di Pirandello. Il teatro diventa il mezzo per rappresentare un gioco delle parti, in cui i personaggi della realtà si rispecchiano, in qualche modo, con quelli della scena pirandelliana: l’attrice Camille e Ugo, il suo fidanzato (nonché regista, attore e direttore della compagnia), rispecchiano infatti la loro relazione "improvvisamente complicata" in alcune situazioni viste sul palcoscenico. Ad arricchire il tutto ci sono però molti altri personaggi che completano la trama inserendo elementi nuovi che fanno da diversivo (come la faccenda della ricerca dell’inedito goldoniano o il furto dell’anello), ma sempre senza perdere di vista la storia principale, vale a dire quella degli amori che si creano e si abbandonano, che credono di nascere, ma forse non sono nati mai. Il tutto converge poi verso un finale degno di una commedia di Goldoni.
Jacques Rivette si dimostra moto vitale, con una lunga commedia (154 minuti, che comunque non sono nulla rispetto ad altre sue produzioni) che non stanca mai, contrappuntata da personaggi magari non nuovissimi, ma comunque interessanti e ben interpretati (Sergio Castellito nel ruolo di Ugo, e Jeanne Balibar in quello di Camille sono ben calati nei loro personaggi, come del resto tutti gli altri interpreti). La sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Christine Laurent e Pascal Bonifzer, segue con attenzione le vicende alternandole e mischiandole con un buon senso del ritmo che riesce a rendere quasi avvincente una commedia sentimentale. Lo spettatore inoltre è incalzato dal ricorso a strategemmi e a deviazioni del percorso, che non sono solo le lunghe parti della ricerca del manoscritto o del furto. C’è infatti la bella scena del duello fra Ugo e Pierre (ex fidanzato di Camilla, ora sposato, ma ancora innamorato dell’attrice) che non è condotto, classicamente, con le spade o le pistole, ma con qualcosa di davvero inaspettato (com’è inaspettata la conclusione della tenzone); c’è la conclusione sul palcoscenico; c’è la cena a casa di Pierre…
Rivette dirige con sobrietà, ma anche con semplicità. Se infatti la maggior parte delle sequenze procedono con molta naturalezza (che ovviamente non è da confondere con la piattezza), non mancano momenti particolarmente interessanti, come la cena da Pierre, in cui le due coppie, nel corso di una discussione che sfiora la lite, sono costantemente separate dalle inquadrature, scelta stilistica che mira a voler salvaguardare l’integrità (ampiamente minata nel corso del film) di entrambe le coppie. Ma soprattutto è interessante il lavoro su Ugo e Camille, che nell’albergo dormono in camere separate, ma comunicanti. Anche nel momento di maggior scontro tra i due, la porta serve a permettere un contatto (da questo punto di vista è interessante la scena dopo la cena, in cui è Camille ad aprire la porta e a iniziare la discussione con Ugo, personaggio che entra in scena dopo la prima battuta, letteralmente chiamato in scena dall’attrice… insomma, per quanto sia lei l’elemento più critico della coppia, è pur sempre lei ad aprire la porta per avviare una comunicazione). A ciò vanno poi aggiungi alcuni riferimenti al teatro nella vita reale (le tende della porta dell’appartamento di Pierre o quelle della finestra del camerino di Camille, entrambe da intendersi come altrettanti sipari), e la scena in cui, al calare del sipario alla fine di una rappresentazione, un personaggio rimane fuori, ancora visibile al pubblico in platea: è un modo per indicare come la finzione stia per entrare nella realtà, poiché infatti seguono delle scene in cui Ugo e Camille recitano una parte, pur vivendo nella realtà.
Chi lo sa? è una brillante commedia sentimentale, adatta più o meno a tutti i gusti e che una volta tanto ci permette di assistere a un film in cui ogni attore ha la sua vera voce (è in fatti in lingua originale, un amalgama di italiano e francese).