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Aggiornato: 14/6/06

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Materiali della Conferenza internazionale organizzata a Pavia dall'Academia Europaea
" Quality Assessment in Institutions of Higher Education in Europe:
problems, practises and solutions”

Documento del Prof. Gian Luigi Corona
Un contributo all'analisi dell'università e dell'ateneo pavese in particolare

 

Perché un centro di ricerca sull'istruzione superiore

È banale osservare che viviamo in un’epoca di profonde trasformazioni e che tali trasformazioni investono in particolare il settore della produzione, accumulazione, disseminazione e trasmissione delle conoscenze ed è altrettanto banale affermare che sono destinati ad affermarsi nella competizione globale quei sistemi sociali che meglio sapranno rispondere alle sfide poste da queste trasformazioni.
D’altro canto, una dimensione che viene posta in discussione all’interno di numerosi paesi nel mondo occidentale e che deve essere ripensata è rappresentata dal rapporto tra istruzione superiore, economia e società. Non si tratta solo di una relazione che cambia nelle sue dimensioni quantitative, anche se una espansione rilevante delle sedi, dell’utenza e del personale addetto ha interessato negli ultimi venticinque anni un po’ tutti i sistemi d’istruzione superiore europei, dando corpo al passaggio da un’università di élite ad una università di massa. Si tratta anche e soprattutto di una relazione che muta nelle sue forme e nei soggetti che la agiscono poiché cambiano le tipologie delle domande da soddisfare, le offerte che devono essere articolate, gli obiettivi che sorreggono il sistema.
In tutti i paesi, inoltre, per effetto delle profonde revisioni in materia di stato sociale, i sistemi d’istruzione post-secondaria sono stati interessati da due tendenze complementari: da un lato si è registrata una sempre più ampia tensione a favore dell’autonomia funzionale e finanziaria delle singole istituzioni e, dall’altro, i sistemi formativi sono stati sottoposti ad una pressione finanziaria crescente, tale da comportare un equilibrio sempre più difficile tra qualità delle prestazioni e conto economico-finanziario, tanto a livello globale che di singola istituzione.
Queste affermazioni sono sulla bocca di tutti. Al centro di queste sfide vi sono i sistemi di istruzione superiore la cui funzione nella formazione dei ceti dirigenti e del capitale umano diventa sempre più cruciale. La consapevolezza che le strutture tradizionali di produzione e diffusione del sapere (in particolare, le università) sono diventate inadeguate ad affrontare sia le loro funzioni tradizionali sia i nuovi compiti, si è largamente diffusa nel mondo della cultura, dell’economia e della politica.
Anche le classi dirigenti italiane, che non hanno mai mostrato un vero interesse per l’educazione e la formazione, sembrano essersi accorte che è venuto il momento di agire.

Non è un caso che in molti paesi avanzati si siano create negli ultimi dieci-quindici anni istituzioni specializzate nella produzione di conoscenze sulle “fabbriche della conoscenza”, poiché solo sulla base di una ricognizione approfondita della situazione e delle tendenze in atto è possibile disegnare strategie di intervento.
Il campo degli studi sull’istruzione superiore ha assunto ormai un ruolo ed una dignità, anche accademica, mai in precedenza raggiunti: si pensi ad esempio che negli USA vi sono oltre 100 strutture universitarie che offrono corsi di dottorato centrati sui problemi dell’higher education. Tale esigenza si è tradotta ormai dagli inizi degli anni ’80 in gran parte dei paesi occidentali nella nascita, nel rafforzamento e nella moltiplicazione di strutture specificamente dedicate a questo settore di analisi. Frequentemente si tratta di centri che nascono nell’ambito universitario, sovente in relazione a nuove università; in altri casi è il governo stesso che sente l’esigenza di promuovere strutture centrali in questo campo. Sono molte le strutture di ricerca che costituiscono esempi ormai conosciuti ed affermati.
Negli Stati Uniti si possono segnalare il “Center for International Higher Education” della School of Education del Boston College e il “National Center on Postsecondary Teaching, Learning and Assessment” della Pennsylvania State University.
In Francia l’IREDU – “Institut de Recherche sur l’Economie de l’Education” presso l’Université de Bourgogne a Dijon.
In Germania il “Wissenschaftliches Zentrum fur Berufs- und Hochschulforschung“ della Universität Gesamthochschule di Kassel.
Nel Regno Unito il CHES – “Center for Higher Education Studies” della University of London e il SHRE – “Society for Research into Higher Education” di Londra.
In Norvegia il NIFU – “Norwegian Institute for Studies in Research and Higher Education” di Oslo.
In Svezia il SCSHE – “Swedish Council for Studies in Higher Education” di Stoccolma.
Ma anche in paesi più piccoli, come l’Olanda, dove si segnala il CHEPS –“Center for Higher Education Policy Studies” dell’Università di Twente; o il Portogallo dove opera il CIPES –“Centro de Investigaçao de Politicas do Ensino Superior” di Porto.

Questi istituti hanno dato luogo alla formazione di network a livello mondiale ed europeo, quali l’EAIR – “European Association of Institutional Research” e il CHER – “Consortium of Higher Education Researchers” che aggregano studiosi, amministratori universitari, ricercatori e operatori politici interessati all’istruzione superiore al fine di facilitare incontri e periodici scambi di esperienze. Recentemente un gruppo di 7 centri di studi, tra i quali alcuni dei sopra citati, ha costituito un consorzio denominato HEDDA – “Higher Education Development Association” con lo scopo di condurre e diffondere i risultati di ricerche comparative, organizzare un database internazionale sull’istruzione superiore, organizzare seminari di riflessione ad alto livello, attivare corsi di formazione internazionali sui temi dell’istruzione superiore a livello di Master.
In Italia, pur di fronte a cambiamenti epocali e a riforme non superficiali del sistema di istruzione superiore, a parte alcuni studiosi per lo più isolati, non si è avvertita l’esigenza di sviluppare la ricerca e la documentazione in questo settore. Manca, infatti, un centro che possa da un lato funzionare come partner nei network internazionali – facendo conoscere le caratteristiche e i processi di innovazione in atto nel nostro sistema d’istruzione superiore - e, dall’altro lato, sia in grado di fornire expertise ai decisori nella fase di progettazione e implementazione degli interventi riformatori.
Il CIRSIS – “Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sui Sistemi di Istruzione Superiore” di Pavia intende colmare questa carenza.


Obiettivi e tematiche di ricerca

L’individuazione di una carenza indica già gli obiettivi che si intendono perseguire e i temi che si intendono affrontare. In particolare, vorremmo disporre di, e mettere a disposizione della collettività e dei decision makers, conoscenze analitiche su una serie di temi che ci sembrano cruciali sia relativi alla didattica, sia alla ricerca.

Per quanto attiene al versante dell'insegnamento, i temi che ci sembrano da privilegiare sono i seguenti:

- assetti istituzionali che assicurino la compatibilità tra istruzione di massa e formazione delle élite
- modalità di finanziamento dell’istruzione superiore, distribuzione del costo dell’istruzione tra stato, imprese, famiglie
- procedure di valutazione degli studenti, dei docenti, delle singole unità di ricerca, degli atenei, dell’intero sistema
- forme di garanzia del diritto allo studio
- modalità di selezione e reclutamento del corpo docente
- rapporto tra didattica e ricerca
- livello dei titoli di studio e riconoscimento internazionale degli stessi
- modalità di gestione delle istituzioni universitarie in un contesto di autonomia
- evoluzione della domanda di istruzione post-secondaria
- rapporti tra università e formazione permanente (life long learning)
- processi di internazionalizzazione degli studi superiori
- modernizzazione dei processi di trasmissione delle conoscenze anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie

Sul versante della ricerca riteniamo si debba concentrare l'attenzione sui temi seguenti:

- policies nel settore della R&D
- entità e fonti di finanziamento
- criteri di distribuzione per settori di intervento
- analisi economica delle ricadute sulla produttività degli investimenti in R&D
- criteri di valutazione dei progetti e dei risultati di ricerca (procedure di peer review)
- strategie e organizzazione del lavoro nei centri di ricerca
- rapporto tra didattica, ricerca di base e ricerca applicata
- modalità di comunicazione all'interno e all'esterno della comunità scientifica

Per quanto riguarda il fenomeno della migrazione di ricercatori si intendono approfondire i seguenti temi:

- livelli iniziali di formazione ai quali matura la decisione di migrare
- flussi in entrata e in uscita per paese di provenienza e destinazione e per settore disciplinare
- analisi delle motivazioni alla migrazione
- percorsi e opportunità di carriera nei paesi di origine e destinazione
- calcolo costi/benefici per paesi di immigrazione e emigrazione


La carenza di competenze e di risorse umane

L’elenco precedente non è un “programma”, ma semplicemente il catalogo delle cose che sarebbe utile fare se vi fossero le risorse economiche e, soprattutto, umane per farlo. Se volessimo colmare questa carenza dall’oggi al domani ci troveremmo di fronte all’ostacolo della mancanza di persone esperte, capaci di raccogliere la documentazione rilevante, di valutarla e interpretarla. E’ necessario quindi elaborare un programma che, con la dovuta gradualità, miri innanzitutto alla formazione di competenze nel settore, alla raccolta e all’organizzazione della documentazione, alla realizzazione di alcune indagini preliminari. Se questa prima fase verrà felicemente superata, potremo pensare in prospettiva all’allargamento del Centro in dimensione interuniversitaria, coinvolgendo in altre sedi colleghi interessati a queste tematiche.