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Materiali
della Conferenza internazionale organizzata a Pavia dall'Academia Europaea
" Quality Assessment in Institutions of Higher Education in Europe: problems, practises and solutions”
Documento del Prof. Gian Luigi Corona
Un contributo all'analisi dell'università e dell'ateneo pavese in particolare
Perché un centro di ricerca sull'istruzione
superiore
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È banale osservare
che viviamo in un’epoca di profonde trasformazioni e che tali
trasformazioni investono in particolare il settore della produzione,
accumulazione, disseminazione e trasmissione delle conoscenze ed
è altrettanto banale affermare che sono destinati ad affermarsi
nella competizione globale quei sistemi sociali che meglio sapranno
rispondere alle sfide poste da queste trasformazioni.
D’altro canto, una dimensione che viene posta in discussione
all’interno di numerosi paesi nel mondo occidentale e che
deve essere ripensata è rappresentata dal rapporto tra istruzione
superiore, economia e società. Non si tratta solo di una
relazione che cambia nelle sue dimensioni quantitative, anche se
una espansione rilevante delle sedi, dell’utenza e del personale
addetto ha interessato negli ultimi venticinque anni un po’
tutti i sistemi d’istruzione superiore europei, dando corpo
al passaggio da un’università di élite ad una
università di massa. Si tratta anche e soprattutto di una
relazione che muta nelle sue forme e nei soggetti che la agiscono
poiché cambiano le tipologie delle domande da soddisfare,
le offerte che devono essere articolate, gli obiettivi che sorreggono
il sistema.
In tutti i paesi, inoltre, per effetto delle profonde revisioni
in materia di stato sociale, i sistemi d’istruzione post-secondaria
sono stati interessati da due tendenze complementari: da un lato
si è registrata una sempre più ampia tensione a favore
dell’autonomia funzionale e finanziaria delle singole istituzioni
e, dall’altro, i sistemi formativi sono stati sottoposti ad
una pressione finanziaria crescente, tale da comportare un equilibrio
sempre più difficile tra qualità delle prestazioni
e conto economico-finanziario, tanto a livello globale che di singola
istituzione.
Queste affermazioni sono sulla bocca di tutti. Al centro di queste
sfide vi sono i sistemi di istruzione superiore la cui funzione
nella formazione dei ceti dirigenti e del capitale umano diventa
sempre più cruciale. La consapevolezza che le strutture tradizionali
di produzione e diffusione del sapere (in particolare, le università)
sono diventate inadeguate ad affrontare sia le loro funzioni tradizionali
sia i nuovi compiti, si è largamente diffusa nel mondo della
cultura, dell’economia e della politica.
Anche le classi dirigenti italiane, che non hanno mai mostrato un
vero interesse per l’educazione e la formazione, sembrano
essersi accorte che è venuto il momento di agire.
Non è un caso che
in molti paesi avanzati si siano create negli ultimi dieci-quindici
anni istituzioni specializzate nella produzione di conoscenze sulle
“fabbriche della conoscenza”, poiché solo sulla
base di una ricognizione approfondita della situazione e delle tendenze
in atto è possibile disegnare strategie di intervento.
Il campo degli studi sull’istruzione superiore ha assunto
ormai un ruolo ed una dignità, anche accademica, mai in precedenza
raggiunti: si pensi ad esempio che negli USA vi sono oltre 100 strutture
universitarie che offrono corsi di dottorato centrati sui problemi
dell’higher education. Tale esigenza si è
tradotta ormai dagli inizi degli anni ’80 in gran parte dei
paesi occidentali nella nascita, nel rafforzamento e nella moltiplicazione
di strutture specificamente dedicate a questo settore di analisi.
Frequentemente si tratta di centri che nascono nell’ambito
universitario, sovente in relazione a nuove università; in
altri casi è il governo stesso che sente l’esigenza
di promuovere strutture centrali in questo campo. Sono molte le
strutture di ricerca che costituiscono esempi ormai conosciuti ed
affermati.
Negli Stati Uniti si possono segnalare il “Center for International
Higher Education” della School of Education del Boston College
e il “National Center on Postsecondary Teaching, Learning
and Assessment” della Pennsylvania State University.
In Francia l’IREDU – “Institut de Recherche sur
l’Economie de l’Education” presso l’Université
de Bourgogne a Dijon.
In Germania il “Wissenschaftliches Zentrum fur Berufs- und
Hochschulforschung“ della Universität Gesamthochschule di
Kassel.
Nel Regno Unito il CHES – “Center for Higher Education
Studies” della University of London e il SHRE – “Society
for Research into Higher Education” di Londra.
In Norvegia il NIFU – “Norwegian Institute for Studies
in Research and Higher Education” di Oslo.
In Svezia il SCSHE – “Swedish Council for Studies in
Higher Education” di Stoccolma.
Ma anche in paesi più piccoli, come l’Olanda, dove
si segnala il CHEPS –“Center for Higher Education Policy
Studies” dell’Università di Twente; o il Portogallo
dove opera il CIPES –“Centro de Investigaçao
de Politicas do Ensino Superior” di Porto.
Questi istituti hanno dato
luogo alla formazione di network a livello mondiale ed europeo,
quali l’EAIR – “European Association of Institutional
Research” e il CHER – “Consortium of Higher Education
Researchers” che aggregano studiosi, amministratori universitari,
ricercatori e operatori politici interessati all’istruzione
superiore al fine di facilitare incontri e periodici scambi di esperienze.
Recentemente un gruppo di 7 centri di studi, tra i quali alcuni
dei sopra citati, ha costituito un consorzio denominato HEDDA –
“Higher Education Development Association” con lo scopo
di condurre e diffondere i risultati di ricerche comparative, organizzare
un database internazionale sull’istruzione superiore, organizzare
seminari di riflessione ad alto livello, attivare corsi di formazione
internazionali sui temi dell’istruzione superiore a livello
di Master.
In Italia, pur di fronte a cambiamenti epocali e a riforme non superficiali
del sistema di istruzione superiore, a parte alcuni studiosi per
lo più isolati, non si è avvertita l’esigenza
di sviluppare la ricerca e la documentazione in questo settore.
Manca, infatti, un centro che possa da un lato funzionare come partner
nei network internazionali – facendo conoscere le caratteristiche
e i processi di innovazione in atto nel nostro sistema d’istruzione
superiore - e, dall’altro lato, sia in grado di fornire expertise
ai decisori nella fase di progettazione e implementazione degli
interventi riformatori.
Il CIRSIS – “Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche
sui Sistemi di Istruzione Superiore” di Pavia intende colmare
questa carenza.
Obiettivi e tematiche di ricerca
L’individuazione
di una carenza indica già gli obiettivi che si intendono
perseguire e i temi che si intendono affrontare. In particolare,
vorremmo disporre di, e mettere a disposizione della collettività
e dei decision makers, conoscenze analitiche su una serie di temi
che ci sembrano cruciali sia relativi alla didattica, sia alla ricerca.
Per quanto attiene al versante dell'insegnamento, i temi che ci
sembrano da privilegiare sono i seguenti:
- assetti istituzionali che assicurino la compatibilità
tra istruzione di massa e formazione delle élite
- modalità di finanziamento dell’istruzione superiore,
distribuzione del costo dell’istruzione tra stato, imprese,
famiglie
- procedure di valutazione degli studenti, dei docenti, delle singole
unità di ricerca, degli atenei, dell’intero sistema
- forme di garanzia del diritto allo studio
- modalità di selezione e reclutamento del corpo docente
- rapporto tra didattica e ricerca
- livello dei titoli di studio e riconoscimento internazionale degli
stessi
- modalità di gestione delle istituzioni universitarie in
un contesto di autonomia
- evoluzione della domanda di istruzione post-secondaria
- rapporti tra università e formazione permanente (life
long learning)
- processi di internazionalizzazione degli studi superiori
- modernizzazione dei processi di trasmissione delle conoscenze
anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie
Sul versante della ricerca riteniamo si debba concentrare l'attenzione
sui temi seguenti:
- policies nel settore della R&D
- entità e fonti di finanziamento
- criteri di distribuzione per settori di intervento
- analisi economica delle ricadute sulla produttività degli
investimenti in R&D
- criteri di valutazione dei progetti e dei risultati di ricerca
(procedure di peer review)
- strategie e organizzazione del lavoro nei centri di ricerca
- rapporto tra didattica, ricerca di base e ricerca applicata
- modalità di comunicazione all'interno e all'esterno della
comunità scientifica
Per quanto riguarda il fenomeno della migrazione di ricercatori
si intendono approfondire i seguenti temi:
- livelli iniziali di formazione ai quali matura la decisione di
migrare
- flussi in entrata e in uscita per paese di provenienza e destinazione
e per settore disciplinare
- analisi delle motivazioni alla migrazione
- percorsi e opportunità di carriera nei paesi di origine
e destinazione
- calcolo costi/benefici per paesi di immigrazione e emigrazione
La carenza di competenze e di risorse umane
L’elenco precedente non è un “programma”,
ma semplicemente il catalogo delle cose che sarebbe utile fare se
vi fossero le risorse economiche e, soprattutto, umane per farlo.
Se volessimo colmare questa carenza dall’oggi al domani ci
troveremmo di fronte all’ostacolo della mancanza di persone
esperte, capaci di raccogliere la documentazione rilevante, di valutarla
e interpretarla. E’ necessario quindi elaborare un programma
che, con la dovuta gradualità, miri innanzitutto alla formazione
di competenze nel settore, alla raccolta e all’organizzazione
della documentazione, alla realizzazione di alcune indagini preliminari.
Se questa prima fase verrà felicemente superata, potremo
pensare in prospettiva all’allargamento del Centro in dimensione
interuniversitaria, coinvolgendo in altre sedi colleghi interessati
a queste tematiche.
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