Studio della biodiversità vegetale come parametro di valutazione della multifunzionalità del sistema rurale in seguito all’applicazione delle misure agroambientali previste dalla normativa europea.

Ricerca svolta nell’ambito del progetto “Studio della biodiversità come parametro di valutazione della multifunzionalità svolta dal sistema rurale” finanziato da Regione Lombardia, Direzione Generale Agricoltura, Struttura Ricerca e Innovazione Tecnologica nell’ambito del Programma regionale di ricerca in campo agricolo 2007/2009.

Descrizione del tema di ricerca: valutazione della biodiversità, a livello specifico e intra-specifico, delle comunità vegetali sinantropiche che occupano habitat differenti, seminaturali, coltivati e marginali, nell’ecosistema agricolo, nell’ambito di aziende agricole che praticano diverse tecniche di gestione: convenzionale, biodinamica e con applicazione delle misure agroambientali previste dalla normativa europea. Queste ultime sono tecniche di gestione che contribuiscono alla tutela dell’ambiente agricolo e della sua biodiversità emanate dall’Unione Europea e adottate nell’ambito dei successivi Piani di Sviluppo Rurale da parte della Regione Lombardia a partire dal 1995 con il Reg. 2078/92/CE e in seguito con il termine attualmente in uso di “misure agroambientali”. Lo scopo della ricerca è verificare da un lato un’eventuale variazione della biodiversità in funzione del tipo di pratica agricola eseguita e dall’altro se, come e in che misura l’applicazione delle misure agroambientali possa influenzare la biodiversità della vegetazione antropogena. La  trasferibilità sul piano operativo dei risultati ottenibili da tale ricerca consiste principalmente nella  predisposizione  di uno strumento di indagine flessibile e riproducibile nei differenti sistemi rurali lombardi finalizzato alla valutazione delle ricadute ambientali delle normative europee già attuate e in corso di attuazione, in particolare per quanto concerne la conservazione della biodiversità.

Principali risultati conseguiti: la valutazione della biodiversità vegetale ha preso in considerazione la componente quantitativa (ricchezza specifica, equitabilità, dominanza) e l’aspetto qualitativo, ossia la modificazione nella composizione floristica delle comunità vegetali, al fine di valutare la percentuale di presenza di specie esotiche nelle comunità sinantropiche che occupano i coltivi e le fasce non coltivate e la possibilità da parte di queste ultime di rappresentare ambienti rifugio per potenziali specie infestanti delle coltivazioni. Nell’ambito di aziende agricole, in provincia di Pavia e Milano, sono stati eseguiti i rilievi fitosociologici secondo il metodo di Braun-Blanquet nei seguenti habitat: campi coltivati, ambienti marginali, fasce di vegetazione spontanea inframmezzate ai coltivi. Dai risultati finora ottenuti si evidenzia come l’azienda in cui vengono applicate le misure agroambientali sia caratterizzata da una copertura vegetale piuttosto ricca in specie con parametri di biodiversità sia qualitativi che quantitativi paragonabili se non addirittura superiori rispetto alla biodinamica. E’ stato eseguito lo studio floristico della componente vegetale vascolare ricavando gli spettri biologico e corologico qualitativi e ponderati. In particolare si segnala che la percentuale di specie alloctone e di specie invasive, secondo la lista redatta dall’EPPO (European Plant Protection Organisation), presenti nell’azienda che applica le misure agroambientali è risultata decisamente inferiore rispetto a quella dell’azienda biodinamica e dell’azienda convenzionale. Successivamente per le specie esotiche  presenti nelle tre realtà gestionali e non incluse tra le invasive è stato applicato un protocollo di valutazione della potenziale capacità invasiva (Weber & Gut, 2004) secondo il quale le specie vengono classificate in tre categorie di rischio potenziale (specie a elevato rischio, specie che necessitano di ulteriori osservazioni e controlli, specie a basso rischio) basandosi principalmente sulle caratteristiche biogeografiche ed ecologiche di ogni singola specie. Tale approccio consente di valutare la maggiore o minore capacità di una specie alloctona di diventare invasiva e di rappresentare quindi un pericolo per la biodiversità dell’ecosistema in cui si trova consentendo quindi di adottare misure preventive atte a contenerne la diffusione.

Pubblicazioni più significative: