Coltivazione, riproduzione e reintroduzione in natura di specie rare e/o minacciate
(Responsabile prof. G. Rossi)

Breve descrizione della ricerca
Il patrimonio floristico di un territorio viene conservato normalmente attraverso la protezione dei siti di vita delle piante e il contenimento o l’eliminazione dei fattori di disturbo presenti in natura. In talune situazioni, soprattutto nei casi estremi di piante rare o fortemente minacciate di scomparsa, un certo numero di individui può essere coltivato e, eventualmente, fatto riprodurre in Orto Botanico; questa piccola popolazione può essere considerata una riserva, a cui attingere per l'eventuale reintroduzione o il rafforzamento delle popolazioni ancora presenti in natura. Queste operazioni, infatti, vengono condotte in caso di forte minaccia di estinzione o entro tempi brevi da tale evento. Inoltre, la produzione di semi o propaguli, può servire per inserire queste entità rare o minacciate in ambienti di neoformazione, come ambienti di margine o ripristinati con interventi a carattere naturalistico (argini, ex cave, siepi, ecc.), in cui si possono creare, nell’ambito del territorio di diffusione naturale dell’entità tassonomica trattata, nuovi insediamenti.
 

Principali risultati conseguiti
I primi risultati conseguiti consistono in:
-coltivazione entro l’Orto Botanico di Pavia di alcune specie oggetto di interventi di salvaguardia e incremento in natura (Leucojum aestivum, Juncus jacquinii);
-realizzazione di prove di germinabilità dei semi, propagazione per via vegetativa, allevamento di giovani individui;
-predisposizione di un certo quantitativo di individui per effettuare rafforzamenti o reintroduzioni in natura (ex situ);
-collaborazione con gli enti di gestione di aree protette per gli interventi ex situ.
 

Pubblicazioni più significative
- Rapporto per il Parco del Gigante e la Regione Emilia-Romagna, Servizio Parchi.
- Leonardi A. e Rossi G., 2001. La gestione delle piante rare in Pianura Padana: Leucojum aestivum L. in prati e boschi umidi. Inf. Bot. Ital. 33 (1): 244-247.