MANUALE PER IL CENSIMENTO FLORISTICO DELLA LOMBARDIA
ZURLI M. (**), ROSSI G. (**), GALASSO G. (*) e VIRGA M. (**)

(*) REGIONE LOMBARDIA
(**) DIPARTIMENTO DI ECOLOGIA DEL TERRITORIO - UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA

INDICE (versione del 19 Novembre 2001)

   1.   ELEMENTI DI TOPOGRAFIA
1.1.   La forma della Terra e il reticolato geografico
1.2.   Determinazione della posizione assoluta e le coordinate geografiche: latitudine e longitudine
1.3.   Le coordinate sferiche e piane
1.4.   Le carte geografiche
1.5.   Classificazione delle carte
1.6.   La Carta topografica d’Italia
   2.   LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE PIANTE
2.1.   L’area di distribuzione
2.2.   I principali geoelementi della flora lombarda
   3.   IL CENSIMENTO DELLA FLORA LOMBARDA E IL RETICOLO CARTOGRAFICO ADOTTATO
3.1.   Generalità
3.2.   Note pratiche per il rilevamento in campo
3.3.   Brevi istruzioni per l’uso della scheda di campo (Gabriele Galasso)
3.4.   Scheda di campo per il rilevamento floristico
   4.   BIBLIOGRAFIA e INFORMAZIONI UTILI

1.   M. Zurli - ELEMENTI DI TOPOGRAFIA

1.1.   La forma della Terra e il reticolato geografico

I popoli antichi ebbero a lungo concezioni fantastiche ed errate circa la vera forma della Terra. Oggi tutti sono a conoscenza della sua sfericità, ma probabilmente pochi saprebbero enunciare delle semplici prove. Una di queste ci è data dall’osservazione del mare: infatti man mano che una nave si allontana sembra affondare lentamente al di sotto del livello dell’acqua. La spiegazione risiede nel fatto che la superficie del mare è curva. Le fotografie prese dai satelliti terrestri, ad altissime quote, ci mostrano l’orizzonte come una linea curva.
In realtà la Terra non è perfettamente sferica; esiste uno schiacciamento polare causato dalla forza centrifuga della rotazione terrestre. È quindi possibile distinguere:
- un asse;
- un Polo nord o boreale o artico, rivolto verso la Stella polare;
- un Polo sud o australe o antartico.
La Terra si immagina poi avvolta dalla rete formata da circonferenze passanti per i poli e da circonferenze ad esse perpendicolari; queste in complesso, costituiscono il reticolato geografico, necessario per determinare la posizione assoluta di ogni punto.
Il piano perpendicolare all’asse e passante per il centro della Terra determina sulla superficie terrestre una circonferenza massima che è l’equatore, i cui punti sono egualmente distanti dai poli; esso quindi divide la sfera in due emisferi, uno dei quali è l’emisfero settentrionale o boreale, l’altro l’emisfero meridionale o australe.
I paralleli sono circonferenze minori, parallele all’equatore, poste a Nord e a Sud di esso.
I meridiani sono semicirconferenze massime che hanno per estremi i poli e che tagliano ad angolo retto l’equatore e i paralleli. Ogni meridiano è completato dalla parte opposta da un’altra semicirconferenza che è il suo antimeridiano: meridiano ed antimeridiano formano il circolo meridiano.

1.2.   Determinazione della posizione assoluta e le coordinate geografiche: latitudine e longitudine

La latitudine è la distanza di un punto dall’equatore, espressa dall’arco di meridiano tra essi interposto e misurato in gradi e frazioni di grado.
La longitudine è la distanza di un punto da un meridiano preso come fondamentale (meridiano zero), espressa dall’arco di parallelo tra essi interposto e misurato in gradi e frazioni di grado.
Dal 1884 il meridiano fondamentale internazionale è quello passante per l’Osservatorio di Greenwich, vicino a Londra.
 
Fig. 1 – Meridiani e paralleli (da ESRI, www.esri.com)
Fig. 2 – Latitudine e longitudine (da ESRI, www.esri.com).

1.3. Le coordinate sferiche e piane

Latitudine e longitudine vengono definite dal geografo come coordinate geografiche e il sistema dei meridiani e dei paralleli come reticolato geografico. Le coordinate geografiche sono considerate coordinate sferiche, in quanto designano la localizzazione dei punti sull’ellissoide di rotazione precedentemente descritto.
I meridiani e i paralleli non sono linee rette ed equidistanti ne formano un reticolo di questo tipo su alcuna delle proiezioni cartografiche di largo uso. Da qui la necessità di introdurre un sistema completamente diverso, quello delle coordinate piane (o cartografiche o metriche), al fine di poter usufruire nelle carte di un reticolato ortogonale ed equidistante.
Le coordinate piane, indicate Est e Nord, sono in sostanza coordinate cartesiane dove l’ascissa è costituita dall’equatore e l’ordinata dal meridiano centrale del fuso a cui appartiene la zona rappresentata sulla carta. Infatti, per evitare forti deformazioni sul piano della carta, la superficie terrestre viene suddivisa in "spicchi" detti fusi, dell’ampiezza di 6° di longitudine.
Il sistema di coordinate piane oggi maggiormente usato nel mondo è il reticolato chilometrico, che si riferisce alla proiezione universale trasversa di Mercatore (U.T.M.).

Le zone del reticolato chilometrico
Le coordinate chilometriche nell’ambito di piccole aree appartengono ad una ben definita zona del reticolato. Un sistema internazionale suddivide l’intero globo in zone.
Il reticolato della proiezione universale trasversa di Mercatore, indicato come sistema U.T.M., consiste di 60 "spicchi" detti fusi, ciascuno della larghezza di 6° di longitudine, numerati da 1 a 60 a partire dall’antimeridiano di Greenwich e procedendo verso E.
20 fasce dell’ampiezza di 8° di latitudine e indicate con lettere maiuscole.
I quadrangoli risultanti dall’intersezione fra un fuso ed una fascia sono detti zone e designati con il numero del fuso seguito dalla lettera della fascia.
L’Italia si trova nei fusi 32 e 33 e nella fascia S e T; quindi risulta suddivisa nelle zone  32T, 32S, 33T, 33S.

1.4.   Le carte geografiche

Poiché la Terra ha forma sferoidale, il sistema più esatto per rappresentarla è quello di costruire dei globi. I globi sono le uniche rappresentazioni fedeli della Terra. Ma questi globi, per essere maneggevoli, debbono essere di piccole dimensioni e in tal caso non possono rappresentare che i tratti principali della Terra.
Per lo studio particolareggiato della Terra si adoperano le carte geografiche, che rappresentano la superficie terrestre o una sua parte riportandola su un piano.
Possiamo definire la carta come una rappresentazione:
- ridotta, non essendo possibile mantenere nella carta le distanze e le superfici reali.
La scala di riduzione è una delle caratteristiche più importanti della carta, ed è data dal rapporto tra una lunghezza misurata sulla carta e la lunghezza ad essa corrispondente sul terreno.
- approssimata, non essendo possibile riportare la superficie di una sfera su un piano.
I procedimenti di una regola geometrica per tracciare nel piano il reticolato dei meridiani e dei paralleli della sfera, costituiscono, in vari modi, le proiezioni geografiche.
- simbolica.
Le carte geografiche utilizzano simboli per rappresentare a d esempio oggetti, ma anche i rilievi (mediante le curve di livello o isoipse, linee che uniscono i punti della superficie terrestre a eguale quota).

1.5.   Classificazione delle carte

Le carte in base alla scale si possono classificare in (Mori, 1990):
- carte con grandissima scala (inferiore a 1:10.000);
- carte con grande scala, compresa tra 1:10.000 e 1:200.000, dette carte topografiche;
- carte con scala media, compresa tra 1:200.000 e 1:1.000.000, dette carte corografiche;
- carte con scale piccole (maggiore di 1:1.000.000), dette propriamente carte geografiche.
Ricordiamo l’esistenza di carte tematiche, che rappresentano principalmente su base geografica o topografica dei temi (natura del suolo, elementi climatici, distribuzione della vegetazione, densità della popolazione, distribuzione delle singole colture, ecc.).

1.6.   La Carta topografica d’Italia

La Carta topografica d’Italia, la cui costruzione è affidata all’Istituto Geografico Militare (I.G.M.), alla scala 1:100.000 consta oggi di 285 fogli. Ad ogni foglio al 100.000 corrispondono quattro carte al 50.000, chiamate quadranti, che si indicano col numero del foglio e con un numero romano (da I a IV) secondo il posto che essi occupano nel foglio stesso, andando nel senso delle lancette dell’orologio.
A sua volta ogni quadrante comprende quattro carte al 25.000, chiamate tavolette, ciascuna delle quali, oltre che con un nome, si indica col numero del foglio e del quadrante di cui fa parte, cui fa seguito il segno del punto cardinale in cui si trova nel quadrante stesso (fig. 3).
 
Fig. 3 – Suddivisione di un foglio della Carta topografica d’Italia in quadranti al 50.000 e in tavolette e modo per indicarli.

Ricordiamo inoltre l’esistenza di una cartografia realizzata dalle regioni alla scala 1:10000 e 1:5000, denominata Carta Tecnica Regionale (C.T.R.) e suddivisa in Sezioni. Per la Regione Lombardia è attualmente disponibile la C.T.R. alla scala 1:10000.
 

2.   LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE PIANTE

2.1.   L’area di distribuzione

Areali
La distribuzione geografica di una specie (o un genere, una famiglia, ecc.) viene definita dal suo areale. Per areale si intende la parte di superficie terrestre in cui la specie è presente in condizioni di spontaneità e in modo stabile.
Una distinzione può essere fatta tra areale geografico e areale regionale: il primo si riferisce all’intera distribuzione, il secondo si riferisce alla distribuzione nell’ambito di un territorio prefissato. Quando si parla di areale senza alcuna specificazione, si intende areale geografico.
La rappresentazione di un areale viene fatta su base cartografica: attualmente il metodo più diffuso è quello della rappresentazione su reticolo geografico, contrassegnando le maglie nelle quali si trova almeno una stazione della specie in esame. La raccolta di informazioni sulla distribuzione geografica di una specie, quando non ancora perfettamente nota, inizia ovviamente dalle osservazioni di campagna. L’informazione elementare è data dalla constatazione della presenza di una specie in un determinato punto del territorio, una stazione, che può essere definito con precisione da coordinate. A tal fine, attualmente, si possono utilizzare i G.P.S. ossia sistemi di posizionamento geografico, strumenti ormai alla portata di tutti (anche se con differente grado di precisione), che utilizzano per il posizionamento del punto le informazioni satellitari.
I limiti di distribuzione di una specie vanno cercati innanzitutto nelle condizioni climatiche avverse dei territori circostanti: ad esempio le piante mediterranee sono bloccate verso nord dal freddo dell’inverno e verso sud dall’aridità del Sahara. Gli areali non coincidono però necessariamente con definiti tipi di clima: esistono infatti specie altamente tolleranti con areali molto vasti che comprendono differenti situazioni climatiche, anche se spesso una vasta distribuzione si spiega con una diversa collocazione altitudinale.
I limiti di una distribuzione vanno ricercati anche in cause non strettamente climatiche, come il tipo di substrato, la distribuzione di fitofagi e patogeni, la distribuzione degli animali dispersori di semi e frutti e impollinatori.
Spesso gli areali sono delimitati da barriere geografiche che la specie non riesce a valicare, come oceani, grandi deserti o catene montuose. L’insieme dei territori che una specie potrebbe occupare se non esistessero barriere geomorfologiche è definito areale potenziale.
Se tutti i punti disegnati sulla carta che descrive la distribuzione di una specie risultano molto vicini tra loro, così da poter essere rappresentati da un’unica area, si parla di areale continuo. Se invece è possibile circoscrivere due o più regioni di distribuzione si dice che l’areale è disgiunto e costituito da areali parziali. Quando queste superfici sono  molto piccole, al limite di una singola stazione, si parla di areale relitto e la popolazione relativa viene definita relitto geografico. Le situazioni disgiuntive sono molto importanti in quanto favoriscono la formazione di nuove specie per evoluzione graduale ed indipendente, con fasi intermedie di rango sottospecifico: non è un caso che gli areali parziali di una specie siano spesso occupati da entità sottospecifiche differenti (vicarianza geografica). Quando a differenza distributiva si accompagnano anche variazioni morfologiche e genetiche significative è possibile distinguere entità specifiche ben separate.
La dimensione degli areali è molto varia: gli estremi opposti sono dati da areali molto piccoli e da areali molto grandi che si estendono su più continenti. Per questi casi estremi si parla rispettivamente di specie stenoendemiche e di specie cosmopolite, dove per steno- si intende "stretto" (opposto ad euri- o ampio). Il termine endemico, come tale, indica un taxon (cioè organismi considerati ad un qualsiasi livello tassonomico: specie, genere, famiglia, ecc.) che presenta distribuzione geografica esclusivamente limitata ad un dato territorio. Di conseguenza si può indicare come endemico anche un taxon dall’areale vasto: ad esempio si può parlare di "endemico italiano" o di "endemico europeo", ecc. Infine va precisato che è preferibile usare il termine endemismo per indicare il fenomeno che produce taxa (plurale di taxon) ad areale limitato, mentre col termine endemita si è soliti indicare il tipo di endemismo (es. endemiti alpici, endemiti lombardi, ecc.).
All’interno di un areale, la densità specifica è definita come il numero di individui per superficie: essa è tanto più elevata quanto migliori sono le condizioni ecologiche per la specie presa in esame, mentre diminuisce drasticamente allorquando almeno uno dei fattori ambientali si avvicina al minimo o al massimo valore tollerabile dalla specie.

2.2.   I principali geoelementi della flora lombarda

In relazione alla localizzazione geografica degli areali e alla posizione dei centri di differenziazione, le diverse specie possono essere riunite in geoelementi, di cui i principali per la nostra flora sono: insubrico, sudest-alpico, alpico, artico-alpino, europeo, mediterraneo e cosmopolita. Ogni geoelemento raggruppa quindi specie con aree di distribuzione più o meno sovrapposte e la presenza di centri di differenziazione dimostra la zona in cui attualmente una specie trova le sue migliori condizioni di vita.
Con le sue oltre 7.000 specie la flora d’Italia è tra le più ricche d’Europa. Questo primato dipende dalla sua storia biogeografica e dalla  disponibilità di ambienti diversi offerti dal territorio (l’Italia appartiene infatti a due regioni fitogeografiche: quella mediterranea e quella eurosiberiana), ma anche dal modo col quale i sistematici delimitano le specie.
Tra gli endemiti italiani vi sono specie assai localizzate, ma anche specie ben più comuni se non ampiamente distribuite. Come esempi per la Lombardia, per le prime, si può citare Primula glaucescens con areale limitato ad un territorio molto ristretto, tra i laghi di Como e Garda, oppure Moehringia markgrafii per una o due stazioni in valle Sabbia; per le seconde Sesleria shaerocephala endemita SE-alpico. Le aree più ricche di steno-endemiti locali sono: Alpi Giulie, Prealpi lombarde e venete, Alpi Apuane, Etna, Gennargentu. Le aree più povere corrispondono soprattutto alle pianure alluvionali recenti, ma non solo a queste: pianura padano-veneta, Alpi Aurine Appennino settentrionale, pianura campana, Tavoliere e Murge.
La flora è l’elencazione delle specie che si trovano in un territorio ben delimitato, corredata di tutte le informazioni necessarie per definire la distribuzione e l’ecologia di ogni specie. Le flore regionali, come quella della Lombardia, si costruiscono attraverso la convergenza di tante flore locali, studiate anche in tempi diversi.
Gli endemiti assumono particolare risalto in una flora locale o regionale: siano esse esclusive o presenti in aree limitate e disgiunte da altre lontane, sono testimoni di evoluzioni recenti del gruppo di specie cui appartengono (neoendemiti) o delle variazioni storiche subite dalle aree di distribuzione originarie (paleoendemiti).
Analizzare una flora raggruppandone le specie in geoelementi dà diversi vantaggi: prima di tutto si può giustificare, sia sul piano storico sia su quello ecologico, la presenza di specie poco diffuse, quindi se ne può valutare l’importanza ai fini conservazionistici.
I principali geoelementi della flora lombarda sono:
- Specie orofite centro-sudeuropee: distribuzione che interessa le Alpi e le altre catene europee (Pirenei, Carpazi, ecc.). Tra le comuni si possono ricordare Nardus stricta, Rhododendron ferrugineum, Carex foetida, Leucanthemopsis alpina.
- Specie artico-alpine: specie presenti nelle regioni artiche e sulle alte montagne della zona temperata, dove occupano ambienti freddi ad altitudini elevate; questi habitat rappresentano relitti di vegetazione che si insediò nel corso di periodi glaciali passati. Tra queste specie si possono citare Salix herbacea, Silene suecica (=Lychnis alpina) e Empetrum hermaphroditum.
- Specie circumboreali: specie ad ampia diffusione ma con notevole discontinuità, tanto da estendersi per gran parte dell’emisfero boreale. Tra queste si possono citare le ericacee Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis-idaea e Calluna vulgaris; nelle torbiere Eriophorum angustifolium e Juncus alpinoarticulatus e tra le felci Cryptogramma crispa. Proprio in seguito alla rarefazione delle loro stazioni alcune specie circumboreali possono essere considerate rare a livello locale, come nel caso dell'orchidea Goodyera repens.
- Endemiti alpici: nella flora lombarda si può riconoscere un numero elevato di specie molto frequenti, ma esclusive dell’intera catena alpina. Tra queste si possono ricordare: Cirsium spinosissimum e Festuca melanopsis (in Pignatti 1982 indicata come F. puccinellii). Altre assumono maggiore spicco a causa di una distribuzione più limitata: Campanula cenisia e Primula daonensis.
- Endemiti alpici sud-orientali: si possono ricordare come esempi Carex baldensis, Allium insubricum, Saxifraga presolanensis, Campanula raineri, Primula glaucescens, Galium montis-arerae, nonché altre specie esclusivamente lombarde come Viola comollia o Sanguisorba dodecandra.
L’interesse scientifico per queste specie è giustificato dal fatto che con la ricostruzione delle contrazioni degli areali (paleoendemiti) o delle nuove comparse (neoendemiti), si possono fare ipotesi sulla storia naturale del territorio alpino cui si unisce la storia delle specie stesse, legate spesso alle vicende umane.
In bibliografia vengono riportati diversi testi che è possibile consultare per approfondimenti sulle questioni sopra trattate.

3.   IL CENSIMENTO DELLA FLORA LOMBARDA E IL RETICOLO CARTOGRAFICO ADOTTATO

3.1.   Generalità

Per flora si intende la lista delle specie che complessivamente si trovano in un determinato territorio inteso come area geografica, comprensiva di tutti gli aspetti geomorfologici e ambientali. La flora esprime un significato sia storico, in quanto legato a vicissitudini di tipo evoluzionistico, distributivo ed ambientale, sia ecologico, in quanto legata ad aspetti climatici, orografici, ecc.
Per un’analisi accurata di una flora occorre un censimento floristico; per censimento floristico si intende il rilevamento in campo, la determinazione e la catalogazione della flora di un dato territorio. I dati raccolti potranno quindi essere confrontati con quelli storici, in modo da mettere in evidenza eventuali cambiamenti.
La Regione Lombardia (sotto la responsabilità del dott. Gabriele Galasso, Direzione Generale Qualità dell’Ambiente – Unità Organizzativa Pianificazione Ambientale e Gestione Parchi) ha recentemente avviato un progetto per il censimento della flora spontanea dell’intero territorio regionale al fine di realizzare un Atlante Corologico delle piante vascolari, sul modello di diversi esempi già disponibili in nazioni vicine o regioni e province italiane (cfr. bibliografia).
Questo progetto regionale, in particolare, trova nei territori dei Parchi e delle altre zone protette, le aree di maggiore interesse, vista l’alta biodiversità in specie vegetali qui ospitate.
La distribuzione delle specie sarà rappresentata mediante il reticolo cartografico adottato nella "Cartografia floristica dell’Europa Centrale" (Ehrendorfer & Hamann, 1965). Secondo questo sistema la mappatura dei dati raccolti viene effettuata utilizzando un reticolo con maglie predeterminate.
Il primo tipo di modulo previsto è denominato area di base che ha una dimensione di 6' di latitudine x 10' di longitudine; esso viene identificato da due coppie di numeri, la prima relativa alla riga e la seconda alla colonna (es.: 9725 in fig. 4). Ciascuna area di base misura circa 11 x 13 km di lato e viene individuata dalla località più importante, presente nell’area stessa.
Ogni area di base è divisa ulteriormente in 4 quadranti (1 e 2 rispettivamente in alto a sinistra e a destra; 3 e 4 rispettivamente in basso a sinistra e a destra) (es.: 9725-3).
Il quadrante, di forma rettangolare, è l’unità cartografica di riferimento e ad esso vengono riferiti i dati presenza\assenza di ogni specie. Le sue dimensioni lineari corrispondono a circa 6 km x 5 km. Infine ogni quadrante viene suddiviso in 4 settori e ognuno di essi, a sua volta, in 4 sottosettori.
Il modo in cui vengono raccolti i dati consente dunque una certa versatilità e in particolare permette di ricartografare i dati in una fase successiva con un reticolo a maglie più fini o più larghe.
Il metodo si integra bene con il sistema cartografico dell'IGM poiché ogni modulo, o area di base, corrisponde esattamente a ¼ di carta alla scala 1:50000.
 
Fig. 4 – Reticolo formato dalle "area di base" della cartografia floristica in cui è possibile suddividere la Regione Lombardia. Ogni area di base può essere suddivisa in quattro quadranti, un quadrante in quattro settori e un settore in quattro sottosettori.

3.2.   Note pratiche per il rilevamento in campo

Uno dei problemi importanti nel rilevamento in campo è quello di conoscere con esattezza l’area di base, il quadrante, settore e sottosettore nel quale si sta operando. La Regione Lombardia, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha realizzato una griglia, in formato shapefile, georiferita in modo tale da poter essere sovrapposta alla Carta Tecnica Regionale della Lombarda in formato raster mediante un semplice visualizzatore come ArcEsplorer della Esri (gratuito, scaricabile dal sito www.esri.com).

3.3.   G. Galasso - Brevi istruzioni per l’uso della scheda di campo

La scheda di campagna che segue è stata realizzata secondo il modello di rilevamento floristico elaborato da Ehrendorfer & Hamann (1965). Di seguito si riportano brevemente alcune convenzioni redazionali utilizzate nella sua preparazione. Innanzitutto, le diverse specie sono riportate in ordine alfabetico, separando su diverse righe i nomi generici (maiuscolo grassetto) e gli epiteti specifici o intraspecifici. Taxa congenerici tra loro sistematicamente affini e/o simili (pertanto spesso soggetti a rischi di confusione) ovvero afferenti alla medesima specie, sono stati riuniti all’interno di "gruppi". Ciò perché il rilevatore, a seconda della sua preparazione, degli strumenti che ha a disposizione o dell’attuale stato delle conoscenze, possa segnalare la esatta specie, microspecie o sottospecie ovvero possa limitarsi a una segnalazione più generica, ma standardizzata (es Achillea gr. millefolium o Anthyllis gr. vulneraria). Per gli epiteti delle specie "normali" è utilizzato il carattere minuscolo, per i gruppi di specie il carattere grassetto, mentre per le suddivisioni dei gruppi il maiuscolo. In alcuni casi (Alchemilla gr. alpina, Alchemilla gr. vulgaris, Callitriche sp., Cuscuta sp., Dryopteris gr. filix-mas, Rosa gr. canina e Rubus gr. fruticosus) è stato previsto il gruppo di gruppo, indicato col maiuscolo corsivo; soltanto per il genere Hieracium, che prevede gruppi di gruppi e, nel caso di H. gr. murorum, una ulteriore categoria superiore, sono stati impiegati formati differenti. Ovviamente, lo stesso schema classificativo in gruppi (e loro eventuali suddivisioni) è seguito dall’applicativo informatico per la Cartografia Floristica "ARC" (Atlante Ricerca Corologica, in Access 2.0) realizzato dalla Regione Lombardia. Gli epiteti o i nomi di gruppo riportati tra parentesi si riferiscono a specie le cui segnalazioni per il territorio lombardo sono dubbie o da ricontrollare ovvero per quelle non segnalate in Regione ma che è possibile ritrovare poiché presenti in zone limitrofe (es. Alopecurus aequalis, Achillea stricta subsp. tanacetifolia, Brachypodium pinnatum); invece i nomi seguiti da punto di domanda si riferiscono a taxa di dubbio valore sistematico (es. Achillea millefolium subsp. sudetica).
Per la nomenclatura si è seguito Pignatti (1982), tranne che per alcuni cambi di genere grammaticale (es. Rhamnus), per alcune correzioni ortografiche (es. Artemisia verlotiorum) e per le entità ivi non riportate (es. Primula albenensis).
Nel caso di Hieracium subgen. Pilosella si è condivisa l’impostazione seguita da Stace (1991) e da Brisse & Kerguelén (1994), che considerano di origine ibrida i taxa intermediari. In genere, comunque, la scheda non riporta gli ibridi, anche perché difficilmente riconoscibili sul campo, tranne nel caso di Hieracium (come detto) e di quelli più comuni (es Mentha xpiperita e Salix xrubens).
Infine la scheda prevede appositi spazi per segnare il quadrante (numero e/o nome convenzionale, con la possibilità di specificare la sua suddivisione -settore e sottosettore-), il nome del rilevatore, la data, eventuali note, eventuali specie aggiunte, la descrizione e articolazione del percorso. In particolare, relativamente a quest’ultimo punto, è utile suddividere il percorso in segmenti o tratti, individuati da numeri progressivi, per ognuno dei quali indicare il Comune, la località e l’eventuale area protetta in cui è localizzata, l’intervallo altitudinale (quota minima e massima), il chimismo e l’esposizione.
Le segnalazioni vengono marcate sulla scheda sottolineando il nome del taxon presente (scegliendo, come detto, tra gruppo o "microspecie") e appuntando di fianco il numero relativo al segmento in cui viene osservato e una eventuale sigla relativa allo status effimero (avventiziato casuale sensu Viegi et al., 1974) della stazione.

3.4. Scheda di campo per il rilevamento floristico
(La versione completa e aggiornata può essere chiesta al Dr. G. Galasso, Regione Lombardia: gabriele_galasso@regione.lombardia.it)

4.   BIBLIOGRAFIA

- Albertella A. e Migliaccio F., 2001 – Verifica dati cartografici per ricerca floristica griglia geografica CFCE. Regione Lombardia (rapporto interno).
- Alessandrini A. e Bonafede F., 1996 – Atlante della flora protetta della Regione Emilia-Romagna. Bologna.
- Bonafede F., Marchetti D., Todeschini R., Vignodelli M. e Del Prete C., 1998 – Felci e piante affini nella provincia di Modena: uno studio preliminare finalizzato al monitoraggio ambienatle e alla conservazione della biodiveristà. Provincia di Modena – WWF Emilia-Romagna – Università di Modena.
- Bonafede F., Marchetti D., Todeschini R. e Vignodelli M., 2001 - Atlante delle Pteridofite nella Regione Emilia-Romagna. Riconoscimento, distribuzione e note sull’ecologia delle Felci e piante affini in Emilia-Romagna. Regione Emilia-Romagna, Assessorato Agricoltura, Ambiente e Sviluppo Sostenibile. Servizio Paesaggio, Parchi e Patrimonio Naturale.
- Brisse H. e Kerguelén M., 1994 - Code informatisé de la Flore de France. Bulletin de l'Association d'informatique appliquée à la botanique, Strasbourg, 1: 1-128.
- De Carli C., Tagliaferri F. e Bona E., 1999 – Atlante corologico degli alberi e degli arbusti del territorio bresciano (Lombardia orientale). Natura Bresciana 23 – Monografie – Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia.
- Ehrendorfer F. e Hamann V., 1965 – Vorschlägen zu eimer floristichen kartierung von Mitteleuropa. Ber. Deutsch. Bot. Ges. Berlin. 78: 35-50.
- Ferlinghetti R. e Federici G., 1999 – La cartografia floristica nel Bergamasco: perculiarità, risultati e tutela ambienatle. Revue Valdôtaine d’Histoire Naturelle 51 (1997): 125-134.
- Migliaccio F., 2001. Cartografia tematica e automatica. Libreria Cluep, Milano.
- Mori A., 1990 – Le Carte Geografiche. Libreria Goliardica, Pisa.
- Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Edagricole, 3 Voll.
- Pignatti S., 1994 – La flora. In Pignatti S., 1994 - Ecologia del paesaggio. UTET, Torino,: 11-55.
- Pirola A., 1998 – Elementi di Botanica. Regione Lombardia, Manuali delle Guardie Ecologiche – 8.1.
- Poldini L., 1991 – Atlante corologico delle piante vascolari del Friuli-Venezia Giulia. Inventario floristico regionale. Regione Friuli-Venezia Giulia. Università degli Studi di Trieste, Udine.
- Stace C. A., 1991 - New flora of the British Isles. Cambridge University Press, Cambridge.
- Viegi L., Cela Renzoni G. e Garbari F., 1974 - Flora esotica d’Italia. Lavori della Società Italiana di Biogeografia, Forlì, n.s., 4 (1973): 125-220.

Informazioni utili
www.regione.lombardia.it
www.nettuno.it/fiera/igmi/igmit.htm (sito dell’I.G.M.I.)