CENTRO PER LA TUTELA DELLA FLORA AUTOCTONA

DELLA REGIONE LOMBARDIA

(PARCO DEL MONTE BARRO)

Dipartimento di Ecologia del Territorio

(Università di Pavia)


Piano di:

CONSERVAZIONE DEL GERMOPLASMA DI SPECIE RARE E/O MINACCIATE IN LOMBARDIA

Prof. Graziano Rossi (responsabile scientifico)

Premessa

Finalità del  progetto

Elenco floristico

Bibliografia

 

 

 

 

Premessa

Per l’Italia sono note attualmente circa 6000 specie vegetali (vascolari), allo stato spontaneo. Dal punto di vista conservazionistico il loro stato, in gran parte, risulta minacciato, anche se con diversi gradi di pericolo. Recentemente il Libro Rosso della flora italiana (Conti et al., 1992 e 1997) individua oltre 1000 taxa vegetali che sarebbero da includere in una categoria di minaccia proposta dallo I.U.C.N. (1993), mentre circa 30 sarebbero i taxa da considerarsi già estinti completamente o estinti in natura, sull’intero territorio nazionale.

Per la Lombardia attualmente sono note 3.550 entità, di cui però 24 risultano estinte (G. Galasso, Regione Lombardia, in litt. 11 Aprile 2003). In Conti et al. (1997), per quanto riguarda la Regione Lombardia, vengono riportate ben 150 spermatofite incluse in una delle categorie di minaccia. Tale numero scenderebbe a 163 nella recente proposta di nuova Lista Rossa predisposta dalla Società Botanica Italiana (a cura di A. Scoppola, Università di Virterbo) per il Ministero dell’Ambiente. Tuttavia da questa seconda lista restano escluse molte entità che invece, a nostro avviso, risultano in stato di minaccia, almeno potenziale, e quindi vanno considerate comunque a rischio.

Sulla base di una prima indagine bibliografica da noi svolta, sarebbero circa 600 le piante con fiore di tipo erbaceo da considerarsi in qualche modo effettivamente a rischio, per le quali si prevede di effettuare nei prossimi anni un’azione di conservazione attiva (cfr. elenco allegato).

Le piante rare e/o minacciate, finché possibile, dovrebbero essere sottoposte ad azioni di conservazione in situ, cioè all’interno del loro ambiente di vita.

Solo nei casi di effettiva impossibilità di protezione in situ, o a fini di conservazione preventiva, va affrontato il problema della conservazione ex situ, cioè fuori dall’ambiente di vita. A tal fine, normalmente si realizzano collezioni di piante vive, coltivate in serra o in aiuola, o parti di esse, per lo più semi, come nel caso delle raccolte a fine di scambio degli Orti Botanici (Index Seminum). Tuttavia, tali raccolte di semi o piante non possono essere mantenute per tempi molto lunghi; i motivi sono molteplici; in parte vanno ricercati nella difficoltà di coltivazione oppure in relazione a motivi genetici (impoverimento genetico, incrocio con individui di altre popolazioni in coltura, ecc.) o al naturale deperimento del materiale (es. vitalità dei semi).

Tuttavia, ormai da diversi decenni, è in uso un’ulteriore strategia, consistente nel conservare per lungo tempo il germoplasma delle piante, cioè del materiale ereditario contenuto in parti vive, soprattutto i semi, anche pollini, spore e tessuti meristematici. Ciò avviene tramite la raccolta in natura di questo materiale e il suo deposito presso centri altamente specializzati, denominati “banche del germoplasma”; queste operano l’azione della “crioconservazione”, cioè il congelamento controllato, per tempi pressoché indefiniti. Così facendo si può portare avanti per le piante una valida politica di prevenzione dall’estinzione, a lungo termine.

L'efficienza di operazioni di conservazione ex situ come questa diventano pertanto un valido strumento a sostegno della conservazione in situ. Infatti, può accadere che le pressioni sull'ambiente siano tali da impedire la conservazione delle piante nei loro habitat naturali (per evoluzione naturale della vegetazione, inquinamento, innalzamento del livello idrico di laghi o mari, effetto dei cambiamenti climatici, espansione di specie esotiche, ecc.). Nell’impossibilità di fornire alle piante, persino nelle migliori aree protette, una salvaguardia completa, i semi delle piante assumono un ruolo fondamentale, grazie alla possibilità di custodirli al sicuro in una banca del germoplasma. Infatti, se una pianta si estingue in natura, grazie ai semi preventivamente immagazzinati, essa non sarà perduta per sempre e potrà essere reintrodotta in natura. In questo modo, i semi potranno essere utilizzati in avvenire per contribuire a recuperare gli ambienti danneggiati o distrutti o, ancora, ad aumentare il numero di individui di popolazioni di specie rare.

Una banca del germoplasma (germ plasm bank), comunemente detta anche banca dei semi (seed bank) è una struttura che si occupa della conservazione del materiale genetico ereditario, il germoplasma o plasma germinale, sotto forma di semi, spore, pollini o tessuti meristematici.

 

            Le banche del germoplasma, in generale, sono degli strumenti molto efficaci e, dal punto di vista finanziario, poco onerosi per la conservazione, soprattutto se paragonati, ad esempio, alle strutture e alle tecniche adottate per gli animali (Massa e Ingegnoli, 1999); infatti, i semi occupano uno spazio limitato, richiedendo al tempo stesso, una volta archiviati, pochi controlli periodici, quindi uno scarso impiego di personale addetto. Ne deriva che per ogni singola specie possono essere immagazzinati contemporaneamente, migliaia di semi.

Le prime banche del germoplasma sono state create all’interno di Orti Botanici alla fine degli anni ’70, in Gran Bretagna. Attualmente le banche del germoplasma presenti in tutto il mondo sono circa 250, distribuite essenzialmente nei paesi industrializzati. In Europa ammontano ad un centinaio, di cui un’ottantina nei Paesi centro e nord-europei e circa venti nel sud Europa.

In Italia sono attive circa dieci banche del germoplasma; tra queste le più importanti sono quelle presenti negli Orti Botanici universitari di Palermo, Cagliari e Pisa; inoltre, una nuova banca del germoplasma a fini conservazionistici è stata recentemente istituita a Trento, sotto la gestione del Museo Tridentino di Scienze Naturali; inoltre, sono note la banca di Lucca e quella dell’Istituto del Germoplasma di Bari, gestita dal Centro Nazionale per le Ricerche (CNR). Quest’ultima ha raccolto in tutto il mondo 80.000 campioni vegetali e si occupa principalmente di specie di interesse agronomico.

Altre banche del germoplasma, come quelle del Corpo Forestale dello Stato, conservano i semi di interesse forestale, incluse le specie spontanee.

L’interesse per le specie spontanee con problemi di conservazione, è recente in Italia e si configura come un settore ancora ampiamente da sviluppare, la cui importanza, per altro, deve affermarsi pienamente nel nostro Paese.

Oggi la più importante banca del germoplasma del mondo è quella presente nella località di Wakehurst Place ad Ardingly, nel West Sussex (Gran Bretagna). Si tratta di una struttura di proprietà del National Trust britannico, gestita dai Royal Botanic Gardens di Kew (Linington, 2001). La banca, rappresenta una sede staccata del famoso orto botanico londinese; in essa si persegue il fine di conservare la diversità genetica vegetale del pianeta e già dalla fine degli anni ’90 è stato creato a tale scopo un progetto denominato Millennium Seed Bank (MSB), supportato anche con fondi della Lotteria Nazionale Inglese e di numerosi privati. Da alcuni anni, la banca britannica può contare su una nuova struttura assolutamente innovativa e in grado di permettere sicuramente il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. Infatti, il progetto della banca del germoplasma denominato MSB, sviluppato e gestito dal Dipartimento di Conservazione dei Semi dei Royal Botanic Gardens di Kew, è un tentativo di conservazione delle piante a livello planetario. Considerato lo stato di minaccia di molte popolazioni di specie vegetali in diverse parti del mondo, il progetto mira a raccogliere e conservare i semi di 24.000 entità, il 10 % della flora mondiale, entro il 2010. Si pensa di raggiungere questo risultato attraverso la collaborazione con organizzazioni botaniche e non, di molteplici nazioni. Inoltre, la flora della Gran Bretagna è già stata archiviata al 90 %.

Finalità del presente progetto

Il presente progetto si configura come una specifica attività nell’ambito del Centro Regionale per la tutela della flora autoctona, già operante nel territorio lombardo da diversi anni. Tale attività verrà concordata con il Centro stesso e con l’Università dell’Insubria (Dott. Bruno Cerabolini). Con la realizzazione del presente progetto si vogliono perseguire le seguenti finalità:

1-prima messa a punto di una lista regionale di specie vegetali (spermatofite) da considerarsi, almeno potenzialmente, minacciate.

Tale lista, in seguito, dovrà essere sottoposta a numerosi aggiornamenti, sulla base dei dati che verranno raccolti autonomamente o prodotti da studi floristici regionali o locali, realizzati anche in altre sedi (es. censimento della flora regionale con il metodo della cartografia floristica centroeuropea). In via preliminare si fornisce una lista di circa 200 entità (cfr. allegati).

2-primo censimento delle popolazioni minacciate, mediante cartografia su base CTR-Regione Lombardia.

3-raccolta dei semi delle specie di cui all’allegato.

4-conservazione del germoplasma nella LSB del CFA a Pavia e invio dei duplicati dei semi raccolti alla Banca del germoplasma MSB dei Kew Gardens (U.K.), come da accordi già stabiliti o da stabilire ad hoc (predisposizione di un apposito contratto tra Parco del Monte Barro-Centro Flora Autoctona e MSB dei Royal Kew Gardens).

 

Bibliografia

- Conti, F., Manzi, A, Pedrotti, F., 1992. Libro rosso delle piante d’Italia. TIPAR, Roma.

- Conti, F., Manzi, A, Pedrotti, F., 1997. Liste rosse regionali delle piante d’Italia. TIPAR, Roma.

- I.U.C.N., 1993. World conservation strategy. I.U.C.N., Gland (Svizzera).

- Linington, S., 2001. The Millenium Seed Bank Project. In: (B.S. Rushton, P. Hackney and C.R. Tyrie eds) “Biological Collections and Biodiversity”.

- Massa, R., Ingegnoli, V., 1999 (eds.). “Biodiversità, estinzione e conservazione”. Utet, Torino.