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Laboratorio di

Ecologia vegetale e

Conservazione delle piante

 

Laboratory of Plant Ecology and Biological Conservation

 

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- NEW  G. Rossi e A. Mondoni, Le specie erbacee nemorali: strategie di conservazione nei boschi esistenti ed evoluzione nelle neoformazioni boschive padane. Veneto Agricoltura, Centro Vivaistico per le Attività Fuori Foresta. Convegno sul tema: “Boschi di pianura e biodiversità”, Legnaro (Padova), Corte Benedettina, 2 Aprile 2009. Download sintesi dell'intervento

- ARCHIVIO

Sono state pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna (N. 36 parte II) le Linee Guida sul recupero delle cave, con la consulenza del Dipartimento di Ecologia del Territorio (coordinatore scientifico: Graziano Rossi).

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 27 dicembre 2007, n. 2171. Linee guida per il recupero ambientale dei siti interessati dalle attività estrattive in ambito golenale di Po nel tratto che interessa le Province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia: >> altre informazioni www.regione.emilia-romagna.it/

- Una cava per l'ambiente. La Lanca dei Francesi. Progetto pilota per il recupero ambientale di una cava in golena di Po. Castello di Roccabianca, 14/9/2007. Il tema del convegno è il recupero ambientale delle cave in golena del Fiume Po, come momento per la rinaturazione e creazione di una rete ecologica. Saranno presenti tra i relatori i progettisti (Università di Bologna, Pavia, Parma e liberi professionisti geologi e ingegneri idraulici), che illustreranno il progetto, esemplificativo di linee guida che stanno per essere emanate dalla Regione Emilia-Romagna; inoltre saranno presenti autorità locali e funzionari  a livello regionale per l'Emilia-Romagna (tra cui l'Assessore alla Sicurezza Territoriale e Difesa del Suolo), Provincia di Parma, e funzionari della Regione Lombardia, Settore cave. Presentazione

Recupero ambientaleCava - Borgopriolo

 

A) Aree di cava

B) Rinaturazioni

C) Agricoltura e biodiversità

 

AREE DI CAVA

 

Breve descrizione della ricerca

 

Scopo della ricerca è la messa a punto di idonee tecniche di recupero ambientale delle aree adibite ad attività estrattiva, localizzate in territorio emiliano - romagnolo e lombardo (es.: Provincia di Pavia). In particolare si vogliono definire gli interventi tesi a realizzare, una stabile copertura vegetale, grazie all’uso di specie idonee dal punto di vista fitogeografico ed ecologico. In tal senso si utilizzano, come base per gli interventi, i risultati conseguiti in ricerche applicate a questo problema, in corso da oltre dieci anni in alcune aree campione (la Riserva Naturale Speciale di Alfonsine, in provincia di Ravenna e Carpineti, in provincia di Reggio - Emilia).

E' stato realizzato nel 2003 un manuale teorico - pratico per il recupero ambientale delle cave, su incarico della Regione Emilia - Romagna, Servizio Difesa del Suolo (Bologna).

Nel 2005 si sono messe a punto anche indicazioni tecniche per la Regione Emilia-Romagna, utili per l'emanazione di linee guida per il recupero ambientale di aree di cava, nell'ambito di pertinenza del fiume Po, in sintonia con il programma d'area Po Fiume d'Europa. Tali linee guida saranno emanate presumibilmente dalla Regione Emilia-Romagna nel 2006.

 

Principali risultati conseguiti

 

I principali risultati conseguiti possono essere così schematizzati:
- organizzazione di una banca dati contenente i risultati degli interventi di ripristino della componente vegetale nelle aree di cava effettuate in Emilia - Romagna, a cura di vari enti;
- messa a punto dei risultati delle sperimentazioni seguite dal Dipartimento in aree campione (Alfonsine, Carpineti, Pavia, Parma), sia per quanto riguarda la vegetazione che i suoli;
- definizione di modelli di ripristino della vegetazione in aree di cava di argilla, in pianura;

- stesura per un progetto di massima per il recupero dell'area di escavazione "Lanca dei Francesi", comune di Roccabianca (Parma), come caso esemplificativo di linee guida per il recupero cave lungo il fiume Po (Febbraio 2006).

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RINATURAZIONIPh. Pierino Sacchi

 

La rinaturazione e gli aspetti botanici: brevi note introduttive

G. Rossi

 

Aspetti terminologici:

  • restauro ambientale;

  • ripristino;

  • recupero;

  • riqualificazione.

Rinaturazione: insieme di azioni su di un territorio, che ha subito manomissioni antropiche (anche pesanti, ad es. area di cava, disboscamenti, incendio di vaste superfici), messe in atto al fine di riportarlo ad un accettabile livello di naturalità.

 

Interventi su:  morfologia del sito (i.e. rimodellamento), suolo (riportato, lavorato, concimato, ammendato, etc.), acqua (bonificata, riportata, tolta, controllata), flora e, eventualmente, fauna per lo più selvatica: si cerca di ricostruire “situazioni idonee” ad ospitarla nuovamente (zone umide, cespugliate, radure erbose, alberi per nidificazione, sponde ripide per nidificazione martin pescatore o topino, piante utili per alimentazione, etc.). Il tentativo è quello di ricostruire un ecosistema funzionante, possibilmente autonomamente (almeno nel tempo).

 

Ciò è possibile? Almeno in parte è possibile, anche se l'obiettivo è ambizioso e solo se si conosce molto bene la situazione di partenza (studi di base su diverse componenti), si intuisce ragionevolmente le potenzialità del sito, se si agisce globalmente sul problema (approccio multidisciplinare integrato).

 

Competenze coinvolte:

  • geologo;

  • botanico;

  • ecologo (es. idrobiologo);

  • paesaggista;

  • agronomo;

  • esperto GIS (supporto tecnico di disegnatori, etc.): cartografia tematica interfacciata.

Il naturalista (ecologo ambientale) ha una formazione che gli permette una migliore capacità di coordinamento di un team di esperti in varie discipline (almeno in teoria!).

 

Qual è l'ambito dell'esperto in botanica ambientale applicata al problema del recupero ambientale?

  • è un esperto di settore: meglio se geobotanico, ecologo-vegetale;

  • svolge indagini geobotaniche sul sito d'intervento, ad es. flora e vegetazione esistente, potenziale;

perciò occorre:

  • una buona capacità di analizzare l'esistente (conoscere le piante, essere in grado di determinarle, quando non si conoscono, con “Flore” (ad es. Flora d'Italia, I Salici d'Italia), realizzare Carte della vegetazione reale e potenziale, della qualità floristico-vegetazionale, etc.);

  • il recupero e l'analisi informazioni “di base” da altri esperti o dalla letteratura (geomorfologia, geologia, pedologia, climatologia, agronomia, idrobiologia, etc.);

  • una forte capacità di integrazione e di sintesi delle informazioni.

Problematiche da affrontare in un recupero ambientale:

  • Quali piante esistono già, spontaneamente nel sito d'intervento?

  • Cosa rappresentano sul piano della tipologia vegetazionale e delle serie dinamiche?

  • Cosa trovo nelle zone circostanti meno o per niente degradate?

  • Quali interventi preliminari servono nel sito, prima di impiantare la vegetazione desiderata?

  • Dove e come posso recuperare il materiale vegetale utile all'intervento?

  • Quanto costa?

E' necessario definire un'ipotesi progettuale complessiva e verificarne la fattibilità.

 

Domanda di fondo: è possibile ricostruire ex novo una fitocenosi o addirittura un ecosistema, partendo da un sito degradato? Ciò è molto difficile ed a volte anche molto costoso, ma possibile almeno parzialmente.

 

Perchè è difficile ricostruire una fitocenosi?

Una fitocenosi spontanea, naturale (es. bosco a faggio, praterie umide, canneto, tifeto, etc.) è il risultato di una lunga storia (centinaia di anni, nel caso di fitocenosi durevoli, “climax”) di interazioni ed “aggiustamenti” tra le diverse componenti dell'ecosistema, in cui la fitocenosi stessa è impiantata.

Relazioni: pianta con

  • altre piante

  • suolo (pH, calcare, N, P, etc.)

  • clima e microclima

  • fauna

  • azioni umane, etc.

Partendo da una situazione fortemente degradata (es. ex sito di cava) è difficile ottenere in breve tempo la ricostruzione di tutti questi complessi legami- interazioni.

E' possibile, nel migliore dei casi, partire ricostruendo il minimo di condizioni favorevoli (es. suolo) e poi sperare nella riattivazione di quei “processi naturali” utili al ristabilirsi della vegetazione; non occorre però sopravvalutare troppo la capacità di un ambiente devastato o fortemente degradato di rinascere.

Servono spesso un input iniziale ed una lunga ed attenta ricostruzione successiva.

Tuttavia, per contenere i costi, conviene puntare su operazioni semplici, accontentandosi di ricostruire situazioni semi-naturali o naturaliformi, riavviare i processi evolutivi naturali (dinamica).

 

Come ricostruire una fitocenosi?

Date delle idonee condizioni di partenza, puntare sull'insediamento di alcune specie.

Quali? Dipende molto dalla situazione iniziale, dai finanziamenti disponibili, dalle finalità del recupero, dal tipo di comunità che si vuole ricostruire.

 

Esempi:

 

Zone umide, vegetazione igrofilo/idrofitica.Ph. Pierino Sacchi

Sistemato il sito in modo idoneo (forma e profondità dello specchio d'acqua, livello idrico nell'anno, utenti presenti, allontanamento di inquinanti, etc.) si può pensare a come impiantare la vegetazione; il fattore determinante che influenza e diversifica la dislocazione spaziale delle diverse specie/comunità è il gradiente idrico. Ad esempio zonizzazione lungo le sponde di una zona umida d'acqua dolce di tipo europeo.

 

Le specie: quali inserire?

  • Occorre conoscere bene le situazioni naturali di riferimento, possibilmente da aree contermini al sito d'intervento (letteratura disponibile, sopralluoghi);

  • occorre prevedere:

  • l'inserimento delle specie con maggiore presenza e quindi fisionomizzanti, caratteristiche (esclusive o quasi) di quelle fitocenosi;

  • a volte possono essere presenti piante rare, di difficile reperimento, in tal caso si può pensare ad un loro parziale recupero; in un secondo tempo, sperare che arrivino con i normali sistemi di dispersione delle piante (ad es. canneto, tifeto, cariceto, lamineto a ninfee).

Nel caso di un canneto, si ricostruisce con l'impianto (trapianto di grosse zolle, rizomi o semi allevati in vaso; semina) di individui di cannuccia di palude (specie dominante fisionomicamente);

Successivamente, anche dopo diversi anni, si può effettuare un arricchimento floristico con piante rare, ad es. felce, Salvinia natans, morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae), etc.

 

Il caso della ricostruzione di un bosco

Non è solo l'impianto di alberi ma vanno ricostruite la struttura, la fisionomia, la composizione floristica:

  • struttura: più strati (erbaceo, cespuglioso, arboreo); non è un pioppeto, con file parallele ed individui ben distanziati (idoneo sesto d'impianto);

  • fisionomia: specie dominanti, sub-dominanti, sporadiche , costanti;

  • composizione floristica: specie caratteristiche non solo dominanti, specie rare, etc. per favorire la diversità floristica;

  • utilizzo di specie autoctone di provenienza locale, possibilmente certificata;

  • problematiche più tecniche (al limite con competenze agronomiche), ad es. il sesto d'impianto per bosco non a file parallele ed uguali ma con sfasamento degli individui (es. disegni realizzativi);

  • specie dominanti: bisogna fare attenzione alle caratteristiche delle specie potenzialmente “aggressive”, “invasive”, anche se autoctone (ad es. Festuca rubra, Festuca arundinacea, sono ottime specie che, se inserite nei miscugli di semi , in quantità troppo elevate, tendono a diventare presto dominanti, impedendo lo sviluppo delle altre seminate o che potrebbero arrivare spontaneamente); controllare le specie annuali, nitrofile, ruderali invasive, esotiche;

  • manutenzione nei primi anni d'impianto;

  • inserimento nel mix per un prato (o sottobosco) di specie annuali di facile controllo (es. grano; annuali (terofite) che tendono ad utilizzare nutrimenti, come graminacee, etc.);

  • altre problematiche specifiche: impianti di fitodepurazione, etc.

Esempi applicativi:

La Grande Foresta di Travacò Siccomario     Download .pdf

 

Progetto Nemoplant. Fondazione Minoprio, DET-Università di Pavia.

Riproduzione di piante erbacee autoctone idrofite e nemorali lombarde.

Download .pdf

 

NEMOPLANT: un progetto regionale per la riproduzione di piante erbacee autoctone nemorali e idrofite lombarde. Download .pdf

 

Gli aspetti vegetazionali nel ripristino delle cave in ambito fluviale e nelle zone umide della pianura Padana Download .pdf (11,3 MB)

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AGRICOLTURA E BIODIVERSITA'

 

G. Rossi e A. Mondoni. Il ruolo delle banche del germoplasma per la conservazione della biodiversità in ambiti agro-forestali. Atti del convegno "Agroecosistemi e conservazione della biodiversità: un possibile ruolo per i vivai forestali pubblici". Veneto agricoltura, 29 maggio 2008. Download .pdf

 

G. Rossi e V. Dominione. La Banca del germoplasma della lombardia (Lombardy Seed Bank, LSB) per la conservazione e reintroduzione delle specie a rischio di estinzione nella campagna lombarda. Download .pdf

 

G. Rossi e V. Dominione. La forestazione in ambiti agricoli come opportunità per nuove imprenditorialità. Download .pdf

 

Pubblicazioni più significative

 

- Bagnaresi U., Ferrari C., Muzzi E., Rossi G., 1991. Revegetation by minimal intervention of a clay quarry in the northern Apennines (Italy). In: (Ravera ed.), Terrestrial and acqiatic ecosystems: perturbation and recovery: 410-416. Ellis Horwood Limited.
- Bagnaresi U., Ferrari C., Muzzi E., Rossi G., 1991. Ricerche sulla sistemazione a verde di una cava di argilla (Appennino reggiano). Comune di Carpineti (RE), Regione Emilia - Romagna, 85 pp.
- Rossi G., 1999. La cava di argilla di Alfonsine (Ravenna): dal recupero al vincolo ambientale. Atti Conv. Recupero ambientale delle aree di cava nel quadro normativo e pianificatorio regionale: 71-78. Regione Emilia - Romagna, Bologna.
- Rossi G., Rigoni P., Leonardi A., 2001. Ricostruzione ed arricchimento di cenosi arbustive ed arboree nella Pianura Padana sud - orientale (Riserva Naturale Speciale di Alfonsine, Ravenna). Inf. Bot. Ital. 33 (1): 207-210.
- Muzzi E. e Rossi G. (a cura di), 2003. Il recupero e la riqualificazione ambientale delle cave in Emilia-Romagna - Manuale teorico-pratico. Regione Emilia-Romagna. Bologna. Download prefazione in versione .pdf

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