XII Biennale di Venezia 2010

Il (vuoto) e le forme - Metropoli//Antimetropoli

In occasione della 12a Biennale di Venezia, Mostra Internazionale di Architettura che si terrà ai Giardini e all’Arsenale di Venezia dal 29 Agosto al 21 Novembre 2010, intitolata “People meet in architecture” e diretta dall’architetto di fama internazionale Kazuyo Sejima, il Laboratorio di Costruzione del paesaggio e dell'architettura, il Prof. Angelo Bugatti Direttore del Laboratorio di Costruzione del Paesaggio e dell’Architettura Dipartimento di Ingegneria Edile e del Territorio dell'Università degli Studi di Pavia e Anna Caterina Bellati Direttore della Casa Editrice Bellati Editore presentano la mostra IL VUOTO E LE FORME Metropoli//Antimetropoli. Esposizione Internazionale di sculture, installazioni e dipinti.

La mostra rappresenta un’ imperdibile occasione per avvicinare il mondo dell’Università a quello dell’arte, cogliendo la grande potenzialità di una manifestazione dal prestigio internazionale come la Biennale di Venezia. “Bisogna umilmente ascoltare quello che ci dicono oggi gli unici rappresentanti di un mondo cultura/natura senza cesure, gli artisti, perché questi sopperiscono alla mancanza di libertà – afferma il Prof. Bugatti. A tal fine è bene sviluppare la ricerca all’interno dell’università con le culture più lontane come quella cinese, e dobbiamo allearci con i rappresentanti della nuova molteplicità della natura, del pluriverso: gli artisti, appunto.”

Il progetto è dedicato a un tema che coinvolge qualunque persona abiti la terra. Metropoli//Antimetropoli dice in 7 voci il bene e il male, le speranze e le sconfitte, i sogni e i disinganni, le storie e le leggende, le realtà e le invenzioni del nostro mondo inquieto. 
Uno spazio veneziano da qualche anno legato alla storia delle Biennali in occasione della “12th International Architecture Exhibition - La Biennale di Venezia” prova a raccontare cosa siano le città e gli spazi in cui viviamo, chiedendosi se il villaggio globale ci abbia per sempre catturati, quali certezze vorremmo salvare del nostro passato, quali piante o animali porteremmo su un’ipotetica arca del futuro prossimo, in quali costruzioni vorremmo far crescere i nostri figli e quali linguaggi abbiamo ancora voglia di parlare e di ascoltare. 
Perché l’arte declinata in ogni sua forma sa suggerire e gridare, ricordare e inventare, spaventare e divertire. Metropoli//Antimetropoli è una mostra pensata per chi abbia voglia di interrogarsi su ciò che siamo e ciò che ci (a)spetta.

Rolf Bienentreu

Presenta il cortometraggio” Piazza dello Amor perfetto”. Proiettato nella saletta a destra dello spazio espositivo il film riflette sul destino di un’antica piazza di Genova nota per una storia/leggenda che la vuole depositaria dell’amor perfetto. La telecamera inquadra la plaque in marmo con l’intestazione e davanti passano persone, colombi, camerieri del Kebab all’angolo. Il film propone una doppia lettura, quella legata alla trasformazione fisica di un luogo e quella relativa al ricordo. I muri slabbrati dai secoli e mai recuperati architettonicamente conservano tuttavia intatto il loro significato storico e culturale.

Rossana Gallo

Le “Trasparenze” costituiscono oggetti di design e mobili che interpretano sentimenti contrastanti, la rabbia, il dolore, la gioia, l’attesa, la malinconia, l’amore. Come una moderna Penelope, l’artista veneta adopera fili di diversa natura e colore per tessere storie che riguardano chiunque. Ingabbiati nel plexiglass le garze, le lane, le corde, i nastri metallici dorati o argentei assumono una valenza concettuale e nel loro andare e tornare attorno a una conocchia immaginaria lasciano intravvedere brandelli di vite vissute. In forma di quadri, letti, tavoli. Un letto in plexiglass con nastri e nodi d’amore inglobati galleggia, quasi nella luce, al centro della sala più grande della location esattamente a metà della stanza fra la foresta di Margherita Leoni e le donne-Burka di Paola Giordano. Simbolo del luogo dove l’uomo viene concepito, partorito, nutrito e dove un giorno potrà in pace morire.

Paola Giordano

Presenta nella sala centrale dello spazio espositivo la sua ricerca sul caos metropolitano che coinvolge uomini, auto, case, strade, alberi, impegni, traffico, colori, suoni, meraviglie e disperazioni della nostra vita. Le sue installazioni realizzate con acrilici e materiali industriali di scarto, puntano il dito contro la disgregazione sociale e la perdita di valori del nostro tempo. La radicale semplificazione della forma e l’uso del colore forte e senza compromessi caratterizzano anche i lavori che l’artista di New Bedford (Massachusetts-USA) porta a Venezia. La sua installazione si colloca sulla parete di destra della sala principale nello spazio espositivo in Calle della Tana. Lavori come “Metropoli” o “Burka” dicono bene i conflitti sociali che viviamo ogni giorno.

Margherita Leoni

Percepire la foresta - Su due pareti consecutive del salone al centro dello spazio, Margherita Leoni racconta la sua foresta e il suo progetto di architettura vegetale nel quale l’uomo possa ritrovarsi.  Interessarsi al processo che rende possibile l’esistenza di un ambiente naturale, esercitare lo sguardo, addestrarlo a cogliere i misteri della natura, rappresentarli con la massima precisione è il terreno di prova scelto da Margherita Leoni che da un decennio ritrae la vita vegetale delle foreste spontanee del Brasile. La profonda immersione nel dato naturale, attraverso inquadrature ravvicinate, le ha permesso di cogliere l’impressionante ricchezza della vegetazione, con un progressivo aumento delle informazioni relative all’ambiente. Gli acquarelli realizzati nella foresta si avvalgono di una lettura frontale e della equatorialità del punto di ripresa del soggetto, scelto fra i tanti possibili. Non ci si trova di fronte alla lettura esotica di una natura diversa, ma all’impresa conoscitivo attraverso lo straordinario repertorio con cui si è venuti a contatto.

Monica Marioni

Nella seconda sala a sinistra dell’entrata Marioni allestisce la sua visione concettuale di Metropoli//Antimetropoli in cui l’uomo cessa di essere individuo e diventa macchina; o cessa di essere persona e diventa parte integrante dell’architettura naturale.