Eridu

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Descrizione del sito

Il sito di tell Abu-Shahrain è costituito da sette collinette e nel periodo di massima estensione (Obeid) occupava circa 12 ha. Si trova circa 24 km a sud di Ur, al limite della pianura alluvionale, a ridosso della zona paludosa. Il tell principale (ca. 500 m di diametro, h 25 m sul livello della pianura) si trova al centro di una depressione in cui tendono a confluire le acque sotterranee.

Condizioni attuali

I danni sono stati provocati soprattutto dagli scavi clandestini e non sono ingenti. Dalla primavera del 2003 sono presenti guardie armate per evitare ulteriori saccheggi.

FALES, F.M. Saccheggio in Mesopotamia. Il museo di Baghdad dalla nascita dell'Iraq a oggi. Udine, 2004 (416)

Deblauwe, F. http://iwa.univie.ac.at/,
The 2003 – Iraq War & Archaeology

Immagini

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Storia degli scavi

La prima esplorazione del sito risale al 1854 e fu attuata da J.E. Thompson per conto del British Museum. Nel 1918 e 1919 altri scavi furono compiuti da Campbell Thompson e da H.R.H. Hall. Gli scavi scientifici iniziarono solo nel 1946 , condotti da F. Safar, M.A. Mustafa e S. Lloyd, e si conclusero nel 1949 . L'Iraq si era appena costituito come nazione indipendente ed era nata da poco la Direzione generale per le antichità irachene. Il sito di Eridu fu scelto per condurvi il primo progetto di scavi su larga scala in Iraq, nell'ottica di riscoprire e rivalutare il passato della nazione e mostrare con orgoglio la continuità della propria cultura.

Storia della città

Secondo la mitologia sumerica si tratta della più antica città del sud della Mesopotamia, spesso indicata come il luogo della creazione. La città non fu mai un centro politico importante, bensì rivestì un ruolo fondamentale come luogo simbolico. La conformazione del sito provocava il confluire delle acque sotterranee fino al formarsi, in alcuni periodi dell'anno, di un vero e proprio lago che circondava la città. Questo fenomeno fece sì che Eridu divenisse il centro del culto del dio delle acque dolci Enki. Per la sua importanza culturale e simbolica fu restaurata e abbellita da numerosi sovrani, anche stranieri (soprattutto durante il periodo di Ur III).
Lunga sequenza di occupazione del periodo Obeid e Uruk.
L'espansione di Ur offuscò la fama di Eridu come principale centro religioso del sud.
Il sito riprese importanza durante il periodo protodinastico II.
I regnanti delle dinastie di Isin (ca. 2000-1800) si occuparono della manutenzione del tempio di Enki. Nabucodonosor II (605-562) fece eseguire qualche opera di restauro nel tempio.Vi sono prove di un'occupazione del sito fino al quarto secolo a.C.

Principali resti archeologici

Famosa serie di templi in mattoni crudi (diciotto livelli successivi); da segnalare in particolare i tre edifici tripartiti e la loro discussa identificazione come i più antichi templi. Santuario di Enki (ca. XXI sec. a.C.).

Importanti ritrovamenti ceramici che costituiscono un sottotipo della ceramica Obeid (Eridu 1 ).

Vasta necropoli databile al periodo Obeid 4 (ca. 3800 a.C.), a una certa distanza dal tell principale. Circa un migliaio di tombe di mattoni crudi. Il corredo ceramico era piuttosto ricco. Spesso furono ritrovate anche figurine. Gli scavi coprono una piccola parte della zona residenziale.

Sul tell 2 ; palazzo del periodo protodinastico e ziqqurrat databile a Ur III.

Bibliografia

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M.W. GREEN, “The Eridu Lament”
Journal of Cuneiform Studies 30 (1978) 127-167

J.L.HUOT, (a cura di), Oueili: Travaux de 1978 et 1989
(Paris 1996)

G. LEICK, Mesopotamia. The Invention of the City
(London, 2001). Edizione italiana: Città perdute della Mesopotamia (2002) 14-38

S. LLOYD, “Abu-Shahrein: A Memorandum”
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J. OATES, “Ur and Eridu: The Prehistory”
Iraq 22 (1960) 32-50

F. SAFAR, M.A.MUSTAFA, S. LLOYD, Eridu
(Baghdad, 1981)

Dizionario Collins di Archeologia (Roma, 1999 ) 127

Links

http://www.ezida.com/eridu.htm

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