![]() |
LINEE GUIDA PER IL MANTENIMENTO E L'IMPIEGO DEI PRIMATI NON UMANI |
![]() |
Vai all'indice
PREMESSA
Nel 1992, una Commissione di esperti nominati dall'Associazione Primatologica Italiana, anche a seguito delle sollecitazioni emergenti dalla comunita' scientifica e dall'opinione pubblica nazionale sui temi riguardanti il benessere animale, ha lavorato alla stesura di queste LINEE GUIDA PER IL MANTENIMENTO E L'IMPIEGO DEI PRIMATI NON UMANI.
La Commissione, costituita da etologi, veterinari, biologi, fisiologi e psichiatri, ha inteso fornire indicazioni volte a proteggere il benessere fisico e psicologico dei Primati e a migliorare le condizioni di sicurezza del personale addetto alla loro cura e mantenimento. Queste Linee Guida sono rivolte a coloro che si occupano, in modo diretto o indiretto, di Primati non umani (ricercatori, veterinari, legislatori, funzionari sanitari, ecc.).
Le LINEE GUIDA sono state formulate rivedendo criticamente la legislazione italiana vigente sul mantenimento e uso dei Primati non umani e le GUIDELINES di numerosi altri paesi. Le LINEE GUIDA sono fondate sulle esperienze e conoscenze attuali e non devono pertanto essere intese come definitive.
Questo LINEE GUIDA sono state presentate in occasione del IX Convegno dell'Associazione Primatologica Italiana, tenutosi a Roma il 6-7 Novembre 1992.
Vai all'indice
MEMBRI DELLA COMMISSIONE
Dr. Elisabetta Visalberghi (Presidente)
Istituto di Psicologia, CNR
Via Aldrovandi, 16B
00197 Roma Tel: 06-3221252-3221437 Fax: 3217090
Prof. Andrea Camperio Ciani (Vicepresidente)
Centro di Primatologia HSR
Ospedale S. Raffaele
Via Olgettina, 60
20123 Milano Tel e Fax: 02-26433651
Prof. Pier Paolo Battaglini
Istituto di Fisiologia
Universita' di Trieste
Via A. Fleming, 22
34127 Trieste Tel: 040-572088 Fax: 567862
Dr. Roberto Cozzolino
Dip. Psicobiologia
Istituto di Ricerca sulla Senescenza
Sigma Tau SPA
Via Pontina, Km 30,400
00040 Pomezia (Roma) Tel. 06-91393709
Prof. Gustavo Gandini
Istituto di Zootecnica
Facolta' di Medicina Veterinaria
Universita' degli Studi di Milano
Via Celoria, 10
20133 Milano Tel 02-26680350-2663649 Fax: 70602227
Dr. Gemma Perretta
Istituto di Medicina Sperimentale-CNR
c/o AMB.BIO.ANIMESP
ENEA Casaccia
Via Anguillarese, Km. 1,300
00060 Roma Tel: 06-30484634 Fax: 30483805
Dr. Maria Cristina Riviello
Istituto di Psicologia, CNR
Via Aldrovandi, 16B
00197 Roma Tel: 06-3221252-3221437 Fax: 3217090
Dr. Stefano Scucchi
Istituto Superiore di Sanita'
V.le Regina Margherita, 299
00161 Roma Tel: 06- 4990 (int. 454) Fax: 4440140
Dr. Alfonso Troisi
Cattedra di Psichiatria
Universita' Tor Vergata
00183 Roma Tel: 06-2023044 Fax: 2023043
In Italia vengono utilizzati Primati non umani per la ricerca scientifica e per il controllo di farmaci e vaccini. Pertanto l'Associazione Primatologica Italiana (API) ha ritenuto opportuno stilare queste Linee Guida per fornire le informazioni necessarie ad un corretto uso e mantenimento degli animali.
Oggi, sia nel mondo della ricerca scientifica che a livello di opinione pubblica, si sono sviluppate una sensibilita' ed una attenzione particolari per le problematiche che riguardano il benessere animale. Si e' creato un nuovo atteggiamento di rispetto per le altre specie e di interesse per la loro salvaguardia. In questa ottica i Primati meritano un'attenzione particolare (A. A. V. V., 1989, 1991). Le popolazioni di Primati che vivono in natura si vanno riducendo e alcune specie rischiano l'estinzione (Benirschke, 1986).
I Primati hanno caratteristiche anatomiche, fisiologiche, genetiche, comportamentali molto simili a quelle dell'uomo (King et al., 1988). Tali somiglianze li rendono modelli particolarmente idonei per alcuni campi della ricerca ed allo stesso tempo pongono rilevanti problemi etici.
Nella stesura di queste Linee Guida è emerso più volte un conflitto tra costi e benefici, in relazione non solo alla sperimentazione su Primati ma anche al loro mantenimento. In particolare per costi si intendono: la violazione dell'integrità psico-fisica dell'animale, il numero di soggetti utilizzati, il depauperamento delle popolazioni naturali, l'eventuale ricorso all'eutanasia. Per benefici si intendono: i risultati scientifici ed il loro valore per la salute della specie umana e/o per la salvaguardia delle popolazioni naturali di Primati, e il risparmio nei costi della ricerca. Questo conflitto si pone all'interno della vasta problematica etica sull'uso di animali a beneficio dell'uomo. Questa problematica, che è estremamente attuale e di grande complessita' sia a livello di analisi sia a livello delle possibili soluzioni, va oltre lo scopo di questo documento. Essa richiede quindi piuttosto l'impegno congiunto della comunità scientifica e delle altre forze sociali.
Queste Linee Guida si basano sulle conoscenze attuali e pertanto non devono considerarsi definitive. Esse potranno essere ampliate e modificate anche grazie al contributo degli studiosi e degli operatori del settore.
Vai all'indice
2. VALUTAZIONE DEL BENESSERE PSICOLOGICO
Il problema della valutazione del benessere psicologico nei Primati può essere analizzato attraverso la discussione di differenti aspetti teorici e metodologici.
Mentre nessuno mette in dubbio che specie animali anche filogeneticamente lontane dall'uomo possano provare dolore fisico, si è discusso se sia vvpriato parlare di sofferenza psicologica in organismi non umani. Considerazioni di ordine generale e dati empirici consentono di affermare che è appropriato parlare di sofferenza psicologica nei Primati. La morfologia e la fisiologia del sistema nervoso centrale, ed in particolare dei centri che mediano le emozioni, sono molto simili nei Primati non umani e nell'uomo. Nel caso delle scimmie del Vecchio Mondo e delle scimmie antropomorfe, tale somiglianza è ancora più marcata. I trattamenti farmacologici che inducono nell'uomo stati emotivi spiacevoli, come ansia e depressione, alterano profondamente il comportamento dei Primati non umani (Miczek, 1983). Alterazioni simili sono state documentate nei Primati non umani in seguito ad eventi di natura sociale che causano dolore psichico nell'uomo come ad esempio depressione in seguito alla morte della madre (Reite & Field, 1985) e ansia nell'interazione con animali dominanti (Schino et al., 1991). L'insieme di questi dati depone per l'esistenza di stati di sofferenza psicologica nei Primati non umani.
Individuazione di uno stato di sofferenza psicologica nei Primati non umani. Il benessere psicologico, e per contrasto la sofferenza emotiva -- in quanto stati soggettivi -- non possono essere direttamente documentati nell'animale. Tuttavia, lo si puo' fare indirettamente attraverso lo studio della fisiologia e del comportamento. La fisiologia e il comportamento sono "finestre" sulla psiche animale. Uno stato di sofferenza emotiva si riflette in alterazioni fisiologiche ed in anormalità del comportamento.
Le condizioni di stress acuto e cronico determinano alterazioni di differenti parametri fisiologici: il battito cardiaco, la temperatura corporea, il livello ematico di ormoni surrenalici, i livelli urinari di cataboliti delle amine, la funzionalità del sistema immunitario (Coe et al., 1985).
Il comportamento può andare incontro ad alterazioni qualitative e quantitative (Erwin et al., 1979; Goosen, 1986; Mitchell, 1970; Sackett, 1968). I comportamenti quantitativamente anormali sono caratterizzati da alterazioni della frequenza e/o della durata. Tra le patologie qualitative del comportamento si ricordano le stereotipie, le posture bizzarre, la coprofagia e l'ingestione di oggetti. Meno evidenti, ma non di minore importanza, sono le patologie quantitative come l'ipoattività, l'iperfagia, l'iperaggressività e le disfunzioni riproduttive mediate dal comportamento. Grazie allo studio etologico dei time budget (cioè di come gli animali distribuiscono il loro tempo tra le diverse attività) è possibile individuare anche alterazioni quantitative lievi. Questi dati sono necessari per valutare il benessere psicologico dei Primati non umani ed è quindi falsa l'affermazione che, in assenza di ovvie anormalità della postura o della motricità, un animale può essere considerato esente da patologie del comportamento.
Fattori che causano sofferenza psichica nei Primati non umani. I meccanismi psicologici di dolore e piacere si sono evoluti allo scopo di informare l'individuo circa l'adattività delle circostanze in cui si viene trovare. Tutte quelle condizioni che si associano ad una riduzione delle possibilità di adattamento biologico dell'individuo hanno un potenziale patogeno e possono causare sofferenza psichica. I fattori che possono indurre patologie comportamentali nei Primati non umani sono quindi numerosi ed eterogenei.
I fattori climatici (temperatura, umidità e ciclo luce-buio) possono interferire con i meccanismi di regolazione riproduttiva e influenzare il comportamento sociale (Cozzolino et al., 1992; Schino & Troisi, 1990). Le dimensioni e la struttura spaziale dell'ambiente di cattività sono variabili importanti che influenzano la locomozione (ad esempio riducendo le possibilità di brachiazione), le capacità percettive e cognitive (ad esempio causando ipostimolazione sensoriale) e il comportamento sociale (ad esempio rendendo impossibile il sottrarsi al controllo e alle aggressioni degli animali dominanti) (vedi Sezione Arricchimento). I fattori biotici che vengono comunemente considerati sono le malattie infettive-infestive ed il cibo. Questi fattori non solo incidono sulla salute fisica ma modificano anche il comportamento: ad esempio la concentrazione spaziale del cibo incrementa le aggressioni (Erwin, 1979).
Nonostante l'importanza dei fattori sopra elencati, è necessario tenere presente che le patologie del comportamento sono il più delle volte indotte da fattori sociali. L'isolamento, gruppi sociali troppo numerosi o nei quali il numero di individui delle dievrse età-sesso ne determina un'errata composizione o l'interferenza nelle modalità di allevamento (ad esempio la separazione precoce dalla madre) causano gravi disturbi comportamentali che si accompagnano a sofferenza emotiva (Schneider & Suomi, 1992; Erwin et al., 1979).
Strategie per minimizzare la sofferenza emotiva. La regola generale di replicare in cattività gli elementi essenziali dell'ambiente fisico e sociale tipici della condizione naturale è un valido punto di riferimento per minimizzare i rischi di sofferenza emotiva. La traduzione pratica di tale regola richiede la conoscenza dettagliata delle caratteristiche fisiologiche, ecologiche ed etologiche della specie oggetto dell'allevamento in cattività (vedi Sezioni Arricchimento e Ambiente Sociale).
In alcuni casi specifici, l'obbiettivo di minimizzare la sofferenza emotiva dei Primati in cattività richiede particolari accorgimenti che si discostano da quanto sopra suggerito. Come si accetta comunemente di evitare agli animali in cattività le inclemenze climatiche, così, per esempio, sarebbe opportuno modificare l'ambiente sociale in modo da evitare che animali subordinati, oggetto di attacchi reiterati si vengano a trovare in condizioni di stress cronico. Inoltre, i Primati non umani sono caratterizzati da una plasticità e potenzialità del repertorio comportamentale tale che l'introduzione di elementi innaturali nell'ambiente di cattività può corrispondere ad un aumento del benessere psicologico. Valga quale esempio la documentazione sull'uso ludico di strumenti per la pittura negli scimpanzè (Morris, 1962). Pertanto, il tentativo pedissequo di replicare l'ambiente naturale può, in alcuni casi, penalizzare il benessere psicologico dei Primati non umani in cattività.
Vai all'indice
3. MANTENIMENTO DEI PRIMATI
Vai all'indice
Approvigionamento
Gli attuali processi di trasformazione ambientale si riflettono negativamente sullo status di diverse specie di Primati: gran parte delle popolazioni naturali manifestano fenomeni di contrazione numerica e molte rischiano di scomparire. Pertanto gli aspetti connessi all'approvvigionamento rivestono notevole importanza in quanto non devono influire negativamente sulle popolazioni selvatiche, come è raccomandato esplicitamente nella "Dichiarazione sulla Politica di Utilizzo dei Primati per Scopi Biomedici" dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e del Gruppo per la Conservazione degli Ecosistemi (Guidelines of the International Primatological Society, 1989).
In base alla Direttiva CEE (86/609), l'approvvigionamento deve limitarsi unicamente a soggetti nati in cattività. Un esonero è tuttavia previsto qualora sia assolutamente indispensabile utilizzare soggetti prelevati in natura, ad esempio per progetti di conservazione. In qualsiasi caso l'approvvigionamento è consentito solo per quelle specie il cui commercio è previsto dalla Convenzione CITES e dalle leggi vigenti nei Paesi di origine e nei Paesi di importazione. Inoltre, nel caso di prelievo in natura, è necessario valutare quanto gli effetti del prelievo stesso possano riflettersi negativamente sulla struttura demografica della popolazione ed, in ultima analisi, sulla sua sopravvivenza. A tale riguardo è disponibile una letteratura periodicamente aggiornata sullo status delle popolazioni selvatiche (per es., Oates, 1985; Eudey, 1987; World Conservation Monitoring Center, 1990) .
L'approvvigionamento deve svolgersi nel rispetto delle garanzie del benessere psico-fisico degli animali. In base alle conoscenze attuali possiamo ritenere che gli animali nati in cattività siano più idonei ad adattarsi alle condizioni di mantenimento artificiale rispetto agli animali prelevati dall'ambiente naturale. Anche per questo motivo bisogna utilizzare soggetti di allevamento.
Per soddisfare la domanda di soggetti nati in cattività, le attuali strategie internazionali e la stessa legislazione italiana prevedono e raccomandano lo sviluppo di Centri di allevamento autorizzati ed opportunamente gestiti. A tale riguardo è auspicabile che i Paesi di origine dei Primati, naturali depositari della risorsa genetica, si attivino nella costituzione di tali Centri, in una prospettiva di utilizzo razionale e sostenibile delle risorse naturali.
Vai all'indice
Trasporto
I Primati che devono essere trasportati all'interno del territorio nazionale, o che vengono importati dall'estero, sono soggetti a una serie di norme del Ministero della Sanita' che hanno lo scopo di impedire la diffusione di patogeni ed in particolare di malattie trasmissibili dai Primati all'uomo. Da qui l'esigenza di veicoli appositi, della quarantena e di rigide norme di comportamento degli operatori.
E' necessario aggiungere alle norme vigenti che le gabbie dove gli animali sono alloggiati durante il trasporto devono essere adeguate. E' difficile definire univocamente le caratteristiche che rendono una gabbia adeguata al trasporto e se durante il trasporto gli animali debbano essere mantenuti isolati o in gruppo, se debbano avere una lettiera morbida ed essere provvisti di oggetti o cibo. Cio' dipende dalle caratteristiche specie-specifiche e dalla storia individuale di ciascun esemplare. Bisogna comunque tenere presente che il trasporto e' un momento di notevole stress e che per ridurlo il più possibile è possibile adottare contromisure che solo esperti (etologi, psicologi animali, veterinari) possono inviduare di volta in volta.
Sono anche vigenti le norme IATA (International Air Transport Association) per il trasporto aereo di Primati.
Vai all'indice
Alloggiamento.
Il tipo di alloggiamento in cui i Primati vengono mantenuti deve essere rispondente sia alle loro esigenze sia a quelle della sperimentazione. E' comunque importante mantenere i Primati in gruppi sociali (vedi Sezione Ambiente Sociale) perche' quando vivono in gruppo sono piu' attivi, emotivamente sani, e piu' "felici" di quanto non siano quando sono isolati. Gli animali che vivono in gruppo sono soggetti a maggiori rischi di aggressione, tuttavia cio' viene compensato dal vantaggio psicofisico derivante dalla presenza di conspecifici.
Le strutture di alloggiamento devono essere idonee sia al mantenimento a lungo termine degli animali, sia alla loro rapida cattura in caso di necessita', e devono permettere un'efficiente routine di manutenzione e pulizia. E' anche auspicabile che vi sia un'area all'aperto con acqua corrente, suolo lavabile (se di piccola dimensione), o naturale (terreno battuto, con ghiaia, o cortecce; Chamove et al., 1982). Dato che molti Primati hanno l'abitudine di scuotere la rete, è bene che la recinzione di acciaio zincato sia intrecciata piuttosto che elettrosaldata.
Per mangiatoie (possibilmente sollevate da terra), abbeveratoi, posatoi si consiglia di utilizzare acciaio inossidabile facilmente lavabile. Le esigenze igieniche non devono pero' limitare la presenza di oggetti e strutture naturali che promuovono l'esplorazione ed un migliore utilizzo dell'ambiente di cattivita'.
Le norme CEE prescrivono per gli alloggiamenti interni dei Primati temperature di 20 gradi e umidita' del 50-55 per cento. Tuttavia come viene anche rilevato nelle Guidelines for the Acquisition, Care, and Breeding of Nonhuman Primates dell'International Primatological Society, molti Primati (es., macachi e babbuini) si adattano bene anche a temperature piu' rigide, tipiche dei nostri inverni. Va comunque ricordato che per fornire adeguate condizioni climatiche e' necessario conoscere approfonditamente l'ecologia e l'etologia delle singole specie di Primati.
Gli alloggi interni devono avere superfici lisce e lavabili a vapore. I pavimenti devono essere muniti di pilette di scarico che convogliano tutti i reflui in depositi stagni. L'arredamento deve includere, a seconda delle specie, posatoi, distributori di acqua, strutture verticali (es., corde) e tutto cio che puo' essere introdotto per arricchire tridimensionalmente l'ambiente (vedi sezione Arricchimento). E' buona norma di sicurezza fornire la struttura di una rete esterna di protezione che permetta di tenere a distanza i visitatori.
I recinti e i relativi alloggi interni devono essere progettati come strutture modulari per pulirli piu' facilmente spostando gli individui da una sezione all'altra e per evitare che gli addetti alle pulizie vengano in contatto diretto con gli animali. I recinti devono essere realizzati tenendo conto delle esigenze di cattura per ispezioni periodiche, cure veterinarie, o esigenze sperimentali. A questo scopo passaggi stretti, corridoi, gabbie con porte scorrevoli sono particolarmente efficaci; in questi casi e' pero' importante evitare che gli animali si ritrovino privi di vie di fuga, in caso di inseguimenti e aggressioni.
Per facilitare le operazioni di manutenzione, pulizia, e i controlli veterinari e' necessario avere locali dove separare gli animali dal resto del gruppo.
Attualmente in molti laboratori sono entrate in uso con grande successo pratiche di condizionamento degli animali. E' possibile addestrare le scimmie a rispondere al proprio nome e ad avvicinarsi allo sperimentatore, cambiare di gabbia, sottoporsi a prelievi ematici (Clarke et al, 1990; Reinhardt, 1992a).
Vai all'indice
Igiene
I centri di allevamento devono assicurare elevati standard di igiene, a garanzia della salute degli animali e del personale. Le procedure di igiene si riferiscono alle strutture (gabbie, recinti interni, recinti esterni, aree di stabulazione e servizio, magazzini, ecc.) e agli accessori, alla gestione dei rifiuti, agli alimenti (per quest'ultimo aspetto vedi la sezione Alimentazione). E' importante che, per la propria salvaguardia e per quella degli animali, il personale rispetti particolari norme igieniche.
Ambienti e strutture devono essere periodicamente trattati con opportuni detergenti e disinfettanti. In base alle caratteristiche del centro e dei Primati allevati, è necessario stabilire norme adeguate di pulizia e disinfezione che prevengano l'accumulo di materiale organico (feci e cibo non utilizzato) e di odori, e che eliminino i rischi di infezione ed infestazione. E' necessario istituire programmi di prevenzione e disinfestazione da insetti, roditori etc. Gli accessori (mangiatoie, beverini, oggetti usati per l'arricchimento ambientale, ecc.) devono essere lavati e disinfettati frequentemente. Detergenti, disinfettanti e disinfestanti saranno scelti ed utilizzati in modo da evitare fenomeni di intossicazione negli animali (prodotti atossici, accurato risciacquo, ecc).
I rifiuti devono essere rimossi regolarmente e trattati nel rispetto delle garanzie di igiene e salute pubblica e secondo le vigenti normative a proposito. Per chiarimenti si consiglia di rivolgersi alle USSL competenti.
Il personale addetto agli animali deve essere preparato al rispetto di elevati standard igienici. A tale riguardo il centro deve essere provvisto di strutture idonee (docce, ambienti appositi per il cambio degli indumenti, ecc.). Personale e visitatori devono indossare indumenti protettivi, che devono rimanere all'interno del centro stesso ed essere lavati e disinfettati secondo procedure standard. Non deve essere permesso mangiare, bere e fumare nelle aree adibite agli animali.
E' necessario che le pratiche per il mantenimento degli standard igienici rispettino le premesse di garanzia del benessere psico-fisico degli animali. A titolo di esempio, qualora gli animali si trovino nelle gabbie o nei locali durante le pulizie, bisogna operare in modo da non causare loro stress. E' bene ricordare che per alcune specie il lavaggio e la disinfezione della gabbia puo' essere traumatica. Ad esempio gli uistitì marcano il territorio e in mancanza delle loro tracce odorose esibiscono un'iperattivita' di marcatura e comportamenti di stress. In questo caso, va effettuata una pulizia della gabbia a settori.
L'igiene ha certamente importanza prioritaria nella gestione corretta di una colonia di Primati. Tuttavia e' anche necessario considerare l'importanza di fornire oggetti e materiali naturali che, seppure di difficile pulizia, possano arricchire la vita di una scimmia (vedi sezione Arricchimento). Qualora vengano utilizzati materiali e strutture particolari o naturali è necessario sviluppare ed adottare procedure apposite per il mantenimento dell'igiene (asportazione periodica del materiale naturale, ecc.) (Chamove et al., 1982; Segal, 1989).
Vai all'indice
Alimentazione
La dieta deve essere palatabile, incontaminata e adeguata dal punto di vista nutritivo ai fabbisogni della specie, alla dimensione, all'età, allo stato fisiologico e alla condizioni generali degli animali.
Gli standard pubblicati dalla National Academy of Science (1978) forniscono una guida ancora valida ai fabbisogni nutritivi minimi per molte specie di Primati. Oggigiorno esistono in commercio varie formulazioni di diete standardizzate specifiche per scimmie del Nuovo e del Vecchio Mondo. Queste diete, che si presentano sotto forma di pellet, garantiscono la copertura dei fabbisogni nutritivi. Tuttavia, si consiglia di fornire agli animali anche cibo diversificato nel sapore, nella consistenza, e nella dimensione (vedi la Sezione Arricchimento). E' opportuno che il cibo venga fornito alle scimmie in modo che risponda alle caratteristiche specie specifiche: ad esempio, ad una specie arboricola e' preferibile distribuirlo in posizioni elevate. In generale, e sopratutto qualora siano presenti piu' individui, si deve distribuire il cibo in vari posti all'interno della gabbia per ridurre la competizione fra individui. La razione alimentare deve essere fornita una o piu' volte al giorno ed in quantità sufficiente a garantire il normale accrescimento degli individui immaturi, il mantenimento del peso corporeo normale negli individui adulti, la riproduzione e l'allattamento.
Il cibo deve essere acquistato, trasportato e manipolato in modo tale da garantire la qualità nutrizionale e la massima sicurezza in termini di contaminazione chimica e microbiologica. Le aree di stoccaggio devono essere inaccessibili ad animali come roditori e insetti, e devono essere mantenute fresche, pulite e asciutte. Gli alimenti lavorati devono essere conservati nelle condizioni indicate dal produttore, rispettando la data di scadenza. Quando la data di scadenza non è indicata, gli alimenti possono essere conservati come tali per non più di tre mesi, oppure debbono essere congelati. Gli alimenti deperibili, come frutta fresca, verdure e ortaggi, devono essere conservati in ambiente refrigerato.
Cibo e mangiatoie devono essere facilmente accessibili a tutti gli animali e distribuiti in modo tale da minimizzare il rischio di contatto con feci e urine. Osservazioni regolari sono necessarie quando gli animali sono stabulati a coppie o in gruppo per accertare che tutti gli individui ricevano una quantità sufficiente di cibo. Le mangiatoie devono essere regolarmente pulite.
Gli animali devono avere libero accesso ad acqua fresca, potabile e incontaminata. Controlli periodici del pH, della durezza e della contaminazione microbiologica e chimica possono rendersi necessari per accertare lo stato di qualità dell'acqua. L'acqua può essere trattata e purificata per minimizzare o eliminare i contaminanti. Gli abbeveratoi devono essere esaminati e puliti con regolarità.
Vai all'indice
Cure veterinarie
Il Decreto Legislativo n. 116 del 27 gennaio 1992, ad attuazione della Direttiva CEE (86/609), in materia di sperimentazione animale assegna un ruolo di rilievo al medico veterinario che deve controllare "il benessere e le condizioni di salute degli animali allo scopo di evitare danni durevoli, dolore, inutili sofferenze o angoscia". Ed inoltre: "Un medico veterinario controlla la buona esecuzione delle procedure di esperimento, al termine decide se l'animale debba essere mantenuto in vita o soppresso: procede comunque alla sua soppressione quando nell'animale permangano condizioni di sofferenza o angoscia oppure quando sia impossibile mantenere l'animale nelle condizioni di benessere..." In aggiunta si prevede, conformemente alle linee di indirizzo dell'Allegato II (sistemazione e tutela degli animali), che un veterinario, od altra persona competente, esegua regolari ispezioni degli animali e delle condizioni in cui sono alloggiati e curati. Ne consegue che ogni impianto di allevamento e stabulazione ed ogni centro di ricerca deve avvalersi di un veterinario responsabile, qualificato a fornire adeguate misure di controllo ed assistenza sanitaria. Inoltre e' necessario stabilire e mantenere dei programmi che includono:
1) la disponibilità di strutture, personale, strumenti e servizi idonei;
2) l'impiego di appropriati metodi per prevenire, controllare, diagnosticare e curare alterazioni morbose;
3) l'osservazione quotidiana di tutti i soggetti per verificarne lo stato di salute e benessere; tale procedura può essere espletata anche da personale non veterinario, a patto che si mantengano frequenti e diretti contatti informativi con il veterinario;
4) la disponibilità di assistenza d'emergenza anche durante il fine settimana e le festività;
5) l'assistenza ai ricercatori responsabili di progetto ed eventuale altro personale coinvolto, per la manipolazione, immobilizzazione, anestesia, tranquillizzazione ed eutanasia;
6) assistenza pre- e post-trattamento in accordo con le procedure veterinarie correnti.
Di notevole importanza è l'adozione di un periodo di quarantena per gli animali importati sia dai paesi di origine sia da altri centri di allevamento. Gli scopi sono individuabili nella protezione sanitaria degli animali di nuova acquisizione, degli altri animali ospitati e dell'uomo da infezioni zoonotiche. Il periodo di durata della quarantena (generalmente non inferiore ai 30 giorni) viene stabilito dalle legislazioni nazionali e deve essere determinato, in funzione delle circostanze, da persona competente. Durante tale periodo gli animali dovrebbero essere stabulati singolarmente al fine di evitare la diffusione di malattie e di permettere una identificazione accurata di eventuali agenti patogeni; tuttavia la possibilità di stabulare gli animali in coppie deve essere sempre presa in considerazione. E' importante ricordare che per un normale sviluppo gli individui giovani necessitano di contatti sociali.
Le procedure di monitoraggio sanitario durante la quarantena prevedono: esame fisico generale, controllo ponderale, test tubercolinico, screening batteriologici (Salmonella, Shigella, Yersinia, ecc.), virali (Herpes B, Simian Immunodeficiency Virus, ecc.), parassitologici e trattamenti antielmintici.
La gestione sanitaria della colonia implica che, anche al di fuori della quarantena, le procedure di monitoraggio sanitario debbano essere periodicamente applicate su tutti gli animali, al fine di assicurare la prevenzione e la tempestiva individuazione di eventuali agenti patogeni.
Per quanto riguarda le necessità ambientali, sociali e psicologiche, aspetti di prioritaria importanza nei Primati (vedi Sezioni: Valutazione del Benessere Psicologico, Ambiente Sociale, Arricchimento), il veterinario collabora nel definire le misure per migliorare l'ambiente fisico-sociale in cui vivono. Il benessere psicologico non è compatibile con un cattivo stato di salute. Pertanto è necessario effettuare un'integrazione di diversi criteri di valutazione, riferibili ad assenza di manifestazioni di dolore, stress, sofferenza (vedi Sezione Particolari Aspetti della Sperimentazione) e di comportamenti anormali (vedi Sezione Valutazione del Benessere Psicologico). A tale proposito, alcuni sintomi apparenti più evidenti che possono essere utilizzati come indicatori dello stato generale sono le condizioni del pelo, della cute, degli occhi e la postura. Inoltre, per valutare le condizioni psicofisiche degli animali vanno considerate le alterazioni della competenza immunologica, della riproduzione, dello sviluppo e della crescita.
Vai all'indice
Personale
Il personale addetto alla cura degli animali deve essere sottoposto periodicamente agli esami di idoneità fisica e sanitaria stabiliti dalla medicina preventiva sulla base delle più recenti conoscenze disponibili. L'accesso agli stabulari non è consigliabile per le donne in stato di gravidanza.
Il personale addetto al mantenimento e cura degli animali ed alla pulizia delle aree della colonia deve essere opportunamente informato dei rischi e pericoli inerenti al lavoro con i Primati. Durante le operazioni di pulizia il personale non deve entrare in contatto con gli animali e deve indossare indumenti protettivi (tuta, guanti, mascherina e stivali). L'accesso di visitatori alla colonia deve essere controllato in quanto esiste il rischio di contagio reciproco tra animali e uomo.
Il Ministero della Sanita' prescrive che un laboratorio abbia un responsabile della sperimentazione ed un veterinario consulente. Il responsabile della sperimentazione risponde giuridicamente al Ministero della Sanita' e alla USSL competente per quanto riguarda la sperimentazione, si occupa, insieme al veterinario, della gestione sanitaria degli animali. A norma di legge, il responsabile della sperimentazione deve mantenere un registro dove sono indicati gli esperimenti condotti, il loro esito e il destino degli animali utilizzati. Tale registro viene consegnato annualmente al Ministero di Sanita' ed è soggetto ad ispezione da parte della USSL e degli adetti del Ministero. Il veterinario si occupa della gestione igienica e sanitaria della colonia, notifica le morti e le malattie soggette a denuncia al veterinario della USSL competente il quale inviera' opportune segnalazioni ai Servizi Veterinari del Ministero di Sanita'. Il veterinario controfirma inoltre i registri di sperimentazione e decide il destino degli animali dopo la sperimentazione.
Si ritiene necessaria la presenza o consulenza di un etologo, o psicologo con comprovata esperienza in Primati che possa controllare l'insorgenza di anomalie comportamentali (quali ad esempio iperaggressivita' e stereotipie), che si occupi di promuovere il benessere psico-fisico degli animali compatibilmente con le norme igieniche e sperimentali (vedi sezioni Arricchimento Ambientale, Ambiente Sociale). Questa figura e' necessaria anche in altre fasi della ricerca quali quella della progettazione delle gabbie, della scelta della specie idonea, della formazione dei gruppi sperimentali e/o riproduttori, e nel processo di formazione e informazione del personale addetto agli animali. Infatti il personale che si occupa di Primati deve essere professionalmente competente, ed educato ad un rapporto attento e "amichevole" con gli animali, volto a promuoverne il benessere psicofisico.
Vai all'indice
Gestione della colonia
Identificazione e dati anagrafici degli individui. L'articolo 13 del Decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 116 prescrive che i Primati debbano essere identificati in modo permanente con tatuaggi, od altri mezzi idonei. Per ogni scimmia devono essere archiviate in un registro informazioni dettagliate riguardanti la provenienza (allevamento, luogo di cattura e quarantena), la data di arrivo, la data di nascita, l'età (reale o presunta), il sesso, e la data di rimozione o di morte. Per le femmine andrebbero inoltre annotate tutte le informazioni riguardanti l'attività riproduttiva (estro, date di parto, morti neonatali, aborti, ecc.).
Una anamnesi clinica aggiornata deve accompagnare, anche in conformità con lo spirito delle nuove leggi sulla sperimentazione animale, la scheda informativa di ogni animale. Tale anamnesi dovrebbe essere comprensiva degli esperimenti cui l'animale è stato sottoposto, delle pratiche chirurgiche subite, e di qualsiasi altro dato di rilevanza clinica.
Demografia dei gruppi sociali. Quando il numero dei soggetti è elevato e gli animali vivono in gruppo e' necessario avere un quadro aggiornato dei principali parametri demografici. Occorre annotare e tabulare periodicamente la dimensione del gruppo, gli animali introdotti, deceduti o rimossi, la composizione per classi di età e sesso, i tassi di mortalità e natalita' per classe di età e sesso, su base annuale e stagionale. La conoscenza di questo insieme di dati permette di ottimizzare la gestione della colonia sia in termini di produzione che di benessere psico-fisico degli animali.
Vai all'indice
4. AMBIENTE SOCIALE
Nelle Linee di indirizzo per la sistemazione e la tutela degli animali, Allegato II, cui fa riferimento l'articolo 5 del Decreto legislativo del 27 gennaio 1992, n. 116, ed in particolare nella Tabella 9 intitolata Orientamenti per la permanenza in gabbia dei Primati animali (in attesa, nonché durante gli esperimenti e la fase riproduttiva), è recitato quanto segue: "E' possibile alloggiare in gabbia due Primati che vanno d'accordo. Quando i Primati non possono essere alloggiati a due, le gabbie dovrebbero essere disposte in modo che i Primati possano vedersi ma anche, se necessario, di non vedersi." E' preoccupante notare come il decreto di cui sopra esaurisca in modo cosi' approssimativo uno degli aspetti più complessi dell'allevamento dei Primati in cattività.
Caratteristiche sociali dei Primati. L'ambiente sociale è un fattore determinante per la regolazione dei processi fisiologici e comportamentali dei Primati. La mancanza di stimoli sociali e ambientali produce patologie comportamentali e deficit cognitivi più o meno gravi a seconda della specie (Anderson & Visalberghi, 1991; Schneider & Suomi, 1992). Per questi motivi negli ultimi anni si sono sviluppate pratiche per arricchire la vita dei Primati in laboratorio offrendo loro la maggiore varietà possibile di stimoli (Segal, 1989; Visalberghi, 1989; Novak & Petto, 1991). La presenza di altri individui il cui comportamento si modifica nel tempo e le cui risposte non sono mai del tutto prevedibili fornisce una varieta' di stimoli sociali la cui ricchezza e' difficilmente ottenibile con apparati, oggetti od altri stimoli di tipo fisico (Mason, 1991; Novak & Suomi, 1988).
In laboratorio la creazione di gruppi sociali deve innanzitutto basarsi su un'approfondita conoscenza delle caratteristiche specie-specifiche che, nell'ambito dell'ordine Primati, risultano essere molteplici e differenti. Infatti le strutture riproduttive dei Primati comprendono sistemi del tutto eterogenei come la monogamia, il gruppo ad harem, il gruppo con più maschi, gruppi promiscui (Box, 1984, 1991). E' bene comunque precisare che esistono specie di Primati che conducono vita solitaria (ad esempio il galagone e altre proscimmie). Inoltre, le relazioni di dominanza, la dimensione del gruppo e la composizione per età e sesso variano non solo a livello interspecifico ma anche nell'ambito della stessa specie. La complessità dei sistemi sociali dei Primati non impedisce comunque di delineare alcuni principi fondamentali che orientino i criteri di stabulazione:
1) evitare per quanto possibile o limitare al minimo i periodi di isolamento nelle specie non solitarie;
2) alloggiare i piccoli con la madre per il periodo più lungo possibile. L'allevamento con coetanei non è infatti sostitutivo delle cure materne;
3) tenere presente che nella maggior parte delle specie la competizione tra maschi adulti è fonte di tensione sociale e di interazioni aggressive;
4) tenere presente che la familiarità (intesa come frequentazione prolungata e non necessariamente come legame di parentela) riduce i rischi di aggressione.
La destinazione d'uso di un Primate è una delle principali variabili da cui necessariamente dipendono le scelte relative all'ottimizzazione della stabulazione. Occorre perciò sapere se un individuo è utilizzato per esperimenti, oppure se e' stabulato "in attesa", oppure se e' utilizzato per la riproduzione. (per la definizione di esperimento secondo la legge italiana, vedi il par. d dell'Art. 2 del decreto legislativo di cui sopra).
Sperimentazione. Qualora il protocollo sperimentale preveda la stabulazione singola, questa dovrebbe essere limitata al periodo strettamente necessario alla sperimentazione in oggetto, ed effettuata in modo tale da minimizzarne gli effetti negativi. Lo sperimentatore dovrebbe avere una conoscenza approfondita di questi effetti, al fine di alleviare il disagio dell'isolamento mediante accorgimenti adeguati (contatto visivo con conspecifici, arricchimento ambientale, ecc.; vedi la Sezione Arricchimento), come suggerito dalle principali Guidelines internazionali, e di valutare la compatibilità fra alterato stato psico-fisico del soggetto e scopo della ricerca. Infatti, l'isolamento puo' determinare alterazioni fisiologiche e comportamentali tali da interferire con gli obbiettivi della sperimentazione in atto. E' importante quindi tener conto che per alcune ricerche la sperimentazione su soggetti stabulati in isolamento sociale puo' generare risultati di dubbia attendibilità scientifica.
Primati in riproduzione o in attesa di utilizzo. Nei laboratori sono spesso presenti Primati che non sono, al momento, utilizzati in esperimenti (soggetti usati per finalita' riproduttive, soggetti in attesa di essere impiegati in esperimenti, soggetti gia' utilizzati). Per questi Primati e' auspicabile che la stabulazione sia in gruppi o nuclei familiari, a seconda delle caratteristiche specie-specifiche.
Assicurare il benessere psico-fisico dei Primati in cattività non comporta costi in termini di produzione di animali. E' infatti diffusa la convinzione che, per ottimizzare i tassi riproduttivi dei Primati in cattività, sia necessario modificare i normali processi di allevamento. Ad esempio, spesso i piccoli vengono separati precocemente dalla madre allo scopo di favorire una più rapida ripresa dei cicli riproduttivi. Numerosi studi hanno invece dimostrato che questa pratica e' inutile e dannosa (per una discussione degli effetti nocivi della separazione del piccolo dalla madre in primati umani e non umani vedi Bowlby, 1951, 1973; Hinde, 1974) e che il successivo utilizzo sperimentale di questi animali si dimostra molto spesso problematico. Viceversa, studi di dinamica di popolazioni hanno dimostrato che, in genere, la massima crescita demografica (alti tassi di natalità, basso tasso di mortalità infantile, precocità dell'età riproduttiva) si ottiene tramite un'abbondante e corretta alimentazione, condizioni climatiche adeguate, senza alcun bisogno di separare i piccoli dalla madre (Sugiyama & Ohsawa, 1982; Scucchi, 1984).
Formazione di nuovi gruppi. Un problema specifico nell'ambito della stabulazione è quello di formare gruppi utilizzando animali di diversa provenienza e con differenti esperienze individuali (Bernstein, 1991; Reinhardt, 1989, 1990b; Visalberghi & Anderson, 1993). Sebbene i principi sopra enunciati costituiscano un punto di riferimento generalmente utile, è bene precisare che a volte non e' possibile prevedere a priori i problemi di incompatibilità sociale legati a idiosincrasie individuali. Pertanto per la formazione di nuovi gruppi e la valutazione della loro stabilità si raccomanda la consulenza di primatologi esperti in etologia e psicologia animale e la lettura attenta dei lavori scientifici pubblicati sul tema (ad es., Rhine & Cox, 1989).
Vai all'indice
5. ARRICCHIMENTO
Un ambiente di cattivita' per essere ricco e vario dovrebbe offrire ai Primati stimoli nuovi ed imprevedibili che permettano loro di mantenere un normale stato di attivita' attraverso interazioni dinamiche con l'ambiente stesso. A tal fine oggi si dispone di una notevole varieta' di tecniche ed accorgimenti. Queste tecniche possono adattarsi alle diverse esigenze, comprese quelle in cui i protocolli sperimentali richiedono soggetti allevati in condizioni di deprivazione sociale (Novak & Petto, 1991; O'Neill, 1989).
Gli interventi inerenti l'arricchimento ambientale riguardano prevalentemente il tipo di gabbia ed il suo arredo, la disponibilita' e la qualita' di oggetti da manipolare, e quant'altro puo' aumentare la complessita' dell'ambiente e promuovere attivita' specie-specifiche. Inoltre e' opportuno che ogni qualvolta si mette a punto un programma di arricchimento ambientale, si prendano in considerazione anche le preferenze specie-specifiche, venga cioe' valutato l'effettivo interesse della specie verso l'oggetto o la tecnica di arricchimento prescelta. Infatti le specie che appartengono all'Ordine dei Primati hanno comportamenti, esigenze ed abitudini molto diverse tra loro e ne consegue che possono essere attratte da oggetti diversi e che condizioni di allevamento ottimali per una specie possono non esserlo, o possono addirittura rivelarsi dannose per un'altra (Bloomsmith, et al., 1991).
Arricchimento alimentare. Il tipo di cibo offerto, la frequenza e le modalita' di distribuzione influenzano i livelli di attivita' dei Primati. E' noto che in natura i Primati (a seconda della specie) trascorrono dal 25% al 90% del proprio tempo a cercare e consumare il cibo. In cattivita', generalmente, il tempo per la ricerca di cibo e' ridotto praticamente a zero ed il tempo dedicato a consumarlo varia dal 5% nelle callitricide ad un massimo del 10% nelle antropomorfe. Da cio' si deduce quanto sia importante variare le modalita' di distribuzione del cibo al fine di prolungare il tempo necessario per consumarlo.
La distribuzione del cibo deve rappresentare uno degli eventi piu' rilevanti della giornata. A questo scopo sono state messe a punto varie tecniche che sfruttano la motivazione di un animale a reperire il cibo. Sono stati ideati degli apparati che funzionano con il metodo della "ricompensa" in cui l'animale deve svolgere una determinata sequenza di comportamenti alla fine della quale otterra' il cibo. Oppure il cibo puo' essere reso di difficile reperibilita' nascondendolo, distribuendolo nella gabbia in piccole quantita', rendendolo accessibile solo per mezzo di complesse manipolazioni da parte degli animali (Markowitz, 1982; McGrew et al., 1986). Bisogna comunque verificare che tali procedure permettano a tutti gli animali di avere accesso al cibo, e non producano soggetti patologicamente iperattivi.
Consideriamo alcuni di questi apparati. Bayne e collaboratori (Bayne et al., 1989) hanno utilizzato un tubo trasparente e flessibile in PVC come "dispensatore di semi". Il tubo, appeso per un'estremita' al soffitto della gabbia, viene riempito di cibo (pellet, semi vari, etc.) dal foro superiore, mentre nella parte inferiore viene fatto un nodo non molto stretto cosi' da permettere la fuoriuscita di semi, seppur con una certa resistenza, ad ogni colpo da parte della scimmia.
Un metodo piu' sofisticato, ma altrettanto semplice da realizzare, e' quello del pannello alimentare. Si tratta di un pannello di materiale lavabile e resistente (plexiglas, acciaio, ecc.) ricoperto con stoffa morbida, resistente e piuttosto pelosa. Il pannello viene attaccato alla rete della gabbia e sulla stoffa viene sbriciolato cibo impastato con un alimento appiccicoso (per esempio, granaglie impastate nello zucchero caramellato), in modo da farlo aderire al tessuto. Il pannello permette agli animali di trascorrere molto tempo a "spiluccare" cibo (Bayne et al., 1991a). Esistono numerosi altri metodi che permettono di aumentare il tempo che le scimmie trascorrono per trovare e consumare il cibo (Bayne et al., 1992; Bloom & Cook, 1989; Murchison & Nolte, 1992; Reinhardt, 1992b). Uno dei metodi piu' comunemente usati, anche perche' estremamente economico, consiste nel disperdere il cibo sotto una lettiera di corteccia, paglia, o argilla espansa (Chamove et al., 1982).
In conclusione, per cio' che riguarda il processo di arricchimento alimentare si consiglia di tenere in considerazione alcuni aspetti: (a) la dieta deve essere varia e includere anche cibo fresco; (b) si deve tentare di allungare il tempo di consumo del cibo ed aumentare la frequenza di distribuzione senza per questo aumentare l'apporto calorico ottimale. Inoltre, si deve individuare il personale piu' adatto alla distribuzione del cibo (guardiani, tecnici, ricercatori, ecc.) in modo da incrementare il tempo di interazione tra personale e scimmie.
Arricchimento ambientale. L'arricchimento dell'ambiente in cui l'animale viene ospitato si puo' realizzare sia migliorando l'arredo della gabbia, o del recinto (ambiente fisico) sia introducendo oggetti con cui l'animale puo' interagire (accessori) (Bayne, 1991b).
(a) Ambiente fisico.
La gabbia, o il recinto, devono essere arredati tenendo il piu' possibile in considerazione i comportamenti specie-specifici, e in particolare quello locomotorio.
Devono percio' entrare a far parte dell'arredo dell'ambiente in cui una scimmia vive posatoi, corde, altalene, scivoli ecc. Anche gli animali ospitati in gabbie di piccole dimensioni devono poter avere almeno la possibilita' di arrampicarsi o di sostare al di sopra del pavimento.
Agli animali allevati in condizioni ambientali ristrette si puo' darel'opportunita' di trascorrere brevi periodi (alcune ore al giorno) all'esterno o in "gabbie da esercizio". L'applicazione di tale tecnica ha favorito la scomparsa di alcune patologie comportamentali in scimmie allevate in condizioni di deprivazione ambientale. Quando le scimmie vivono in gruppo e' opportuno predisporre nella gabbia delle barriere di separazione, che permettano loro di evitare il contatto visivo e di nascondersi in momenti di tensione sociale.
Per concludere, quando si elabora un programma di arricchimento ambientale si deve tener presente che: (a) l'ambiente in cui vive un primate dovrebbe stimolare comportamenti specie-specifici; (b) un aumento delle dimensioni della gabbia e non della complessità degli stimoli sociali e fisici cui l'animale è sottosposto, non porta ad un aumento significativo di attivita' locomotoria ed esplorativa rispetto ai livelli riscontrabili in gabbie di piccole dimensioni (Bayne, 1991b); (c) una strategia di arricchimento ambientale deve essere cambiata quando i soggetti hanno perso interesse in cio' che viene loro messo a disposizione.
(b) Accessori
Un altro modo per arricchire l'ambiente di cattivita' e promuovere il benessere degli animali e' quello di fornire loro oggetti da manipolare al fine di promuovere alcuni comportamenti naturali come, ad esempio, quelli esplorativi o di gioco. Vari tipi di oggetti-stimolo possono essere utilizzati a questo scopo (Novak & Suomi, 1988; O'Neill, 1988; Pruetz & Bloomsmith, 1992).
In molti reparti di allevamento vengono utilizzati giocattoli per bambini che risultano particolarmente stimolanti, oltre ad essere molto resistenti all'uso. Altri oggetti di facile reperibilita' e con caratteristiche simili ma piu' economici sono alcuni giochi per cani (palle, ossa, anelli) che sono disponibili in vari colori e grandezze. Questi oggetti vengono usati in molti modi: le scimmie possono lanciarli, trasportarli, morderli, sbatterli, ecc.. Un gioco creato appositamente per le scimmie e' invece il kong toy. Costruito in caucciu' naturale e' molto resistente e puo' essere lavato regolarmente anche in autoclave. E' di forma cilindrica o conica con una delle due estremita' aperte, nel cui interno si puo' nascondere cibo (Crockett et al., 1989).
Nella scelta degli accessori e' importante ricordare che specie, e anche individui appartenenti alla stessa specie, possono essere attratti da oggetti diversi (Westergaard & Fragaszy, 1985). Inoltre l'interesse verso gli oggetti decresce con il passare del tempo ed e' bene attuare una rotazione degli oggetti al fine di mantenere alto il livello di interesse.
Arricchimento sociale. Un ruolo di primaria importanza per la salute psico-fisica dei Primati e' svolto dal contesto sociale in cui vivono. La vita in gruppo e' l'arricchimento piu' efficace per una scimmia in cattivita'. Numerosi dati sperimentali dimostrano che l'isolamento sociale puo' provocare patologie comportamentali gravi, talvolta irreversibili (Markowitz, 1982; Mitchell, 1970). Ad esempio, piccoli che fin dalla nascita vengono allevati in condizioni di isolamento possono sviluppare diversi comportamenti anormali come rocking (movimento ripetuto avanti e indietro del corpo), body clasping (auto-abbracciarsi) iperaggressivita', nonche' comportamenti locomotori stereotipati quali il camminare ripetutamente avanti e indietro, ecc. (vedi Sezione Valutazione del Benessere Psicologico).
L'allevamento in gruppo e', percio', l'obiettivo primario per chi mantiene Primati in laboratorio (vedi Sezione Ambiente Sociale). Ove cio' non fosse possibile, possono essere adottate tecniche specifiche di arricchimento sociale. Ad animali usati per protocolli sperimentali particolarmente rigidi (ad es. per studi tossicologici) che impongano l'isolamento del soggetto sperimentale dovrebbe almeno essere permesso il contatto visivo, acustico, e olfattivo con conspecifici. Negli ultimi anni, ricerche condotte in questo ambito hanno dimostrato che si possono migliorare le condizioni di allevamento di animali mantenuti in situazioni di deprivazione sociale mettendoli a contatto anche con animali appartenenti ad altre specie, prevalentemente domestiche, oppure incrementando il tempo che il personale addetto o i ricercatori trascorrono con le scimmie.
Oggi si dispone inoltre di tecniche atte a favorire lo sviluppo di competenze sociali in individui che, a causa di un precedente allevamento inadeguato, presentano anomalie comportamentali. Cio' permette di recuperare soggetti che altrimenti sarebbero condannati all'isolamento (Ranheim & Reinhardt, 1989; Reinhardt, 1990b, 1991).
Vai all'indice
6. PARTICOLARI ASPETTI DELLA SPERIMENTAZIONE
Gli articoli: 3 (sulle ragioni di utilizzazione degli animali), 4 e 17 (sulla programmazione, progettazione o disegno degli esperimenti); 6 e 9 (sull'uso degli anestetici, analgesici e sull'eutanasia degli animali) del Decreto Legislativo 27.1.92 n. 116 sono rilevanti per quanto concerne la sperimentazione animale. E' da notare che l'uso di Primati è sottoposto a forti restrizioni e necessita di autorizzazioni specifiche (vedi anche la Circolare del 5 maggio 1993, n. 17 ).
Nel programmare un'attività sperimentale, il ricercatore deve prendere attentamente in considerazione la specie animale ed il numero di soggetti necessari per lo scopo della sua ricerca. Il ricercatore deve anche porsi il problema se per il suo studio siano necessario l'impiego di esseri viventi, e di Primati in particolare (crf. Goldberg & Frazier, 1989; A. A. V. V., 1992). Come regola generale, gli esperimenti dovrebbero essere programmati in modo da minimizzare il numero di soggetti sperimentali e da evitare l'uso di specie in pericolo di estinzione. Il progresso delle tecniche sperimentali, l'utilizzo ottimale degli animali, il riutilizzo del medesimo soggetto per piu' prove sperimentali e l'uso di analisi statistiche appropriate sono tutti fattori in grado di ridurre il numero di soggetti sperimentali (crf. A. A. V. V. 1992). Tale scopo non é in contrasto con il principio fondamentale della replicabilità e convalida dei risultati ottenuti. (Driscoll & Bateson, 1988; Bateson, 1986; Gallup & Suarez, 1985)
Il Decreto Legislativo, per quanto estendibile alla totalità delle situazioni sperimentali che un ricercatore può trovarsi ad affrontare, è alquanto generico per quanto riguarda la definizione di dolore, sofferenza o angoscia. Mentre la legge si preoccupa di definire (articolo 2) cosa debba intendersi per esperimento, per animale, ecc., essa non fornisce una definizione di dolore. Non risulta pertanto chiaro come si possa, come il Decreto impone, tentare di eliminare o di ridurre il dolore.
Riportiamo due definizioni del dolore contenute nelle Guidelines for the Recognition and Assessment of Pain in Animals (i riferimenti bibliografici di queste e le altre linee guida citate in seguito sono riportati in Appendice I): (1) "Il dolore é una sensazione spiacevole ed una esperienza emotiva associata ad una situazione di danno attuale, o potenziale, nei confronti dei propri tessuti, o descritta in termini di tale danno", (2) "Il dolore negli animali rappresenta un'esperienza sensitiva a carattere avversivo che evoca azioni motorie a scopo protettivo, porta alla manifestazione di comportamenti appresi atti all'allontanamento dalla forma nociva e può modificare tratti specie-specifici del comportamento, incluso quello sociale" (Zimmerman, 1986).
Non e' facile identificare uno stato di dolore (per una trattazione del problema, vedi Bateson, 1991). Nessun animale e' in grado di comunicare esplicitamente il proprio dolore, il cui riconoscimento dipende quindi da risposte fisiologiche e/o comportamentali (vedi la Sezione Valutazione del Benessere Psicologico). Dopo interventi chirurgici e traumi i Primati spesso non mostrano forti reazioni, essi tendono piuttosto ad appartarsi, ad evitare i compagni, ad essere passivi, a rifiutare cibo ed acqua. Pertanto solo persone competenti e con notevole esperienza possono essere in grado di individuare questi segni di sofferenza.
Le Direttive della Society for Neuroscience (1984) esaminano molti temi riguardanti l'utilizzo di animali per la sperimentazione prendendo spunto dalla Dichiarazione di Helsinki (riportata ad esempio nel Code of Ethics of the World Medical Association, 1964) sull'utilizzo di soggetti umani a scopo sperimentale e sull'appropriato uso di animali da laboratorio. E' importante tenere presente che tali associazioni non hanno alcun potere legale o giuridico per imporre le loro direttive, ma l'attenervisi è diventato requisito essenziale per pubblicare sulla maggior parte delle riviste internazionali.
Le Direttive della Society for Neuroscience (1984) affermano per esempio che: "Il comune interesse nel "trattamento umano" degli animali, volto a limitarne al massimo la sofferenza, impone che vengano di volta in volta accuratamente vagliati i benefici che tale sperimentazione è in grado di apportare alla conoscenza ed alla salute dell'uomo. Coloro i quali praticano la sperimentazione animale hanno la totale responsabilità del proprio progetto sperimentale, sia da un punto di vista etico che scientifico." A tale proposito il principio fondamentale che deve guidare la sperimentazione animale consiste nell'evitare in ogni modo al soggetto sperimentale ogni forma di dolore e sofferenza non assolutamente necessari. Tale principio deve essere osservato senza eccezioni. Qualora l'uso di un soggetto non anestetizzato sia essenziale, occorre rilevare le eventuali risposte nocicettive del soggetto (tramite registrazioni dell'EEG, pressione arteriosa, stato delle pupille) che possano indicare un suo stato di sofferenza. Sulla base di tali informazioni si deve poi trovare il modo per alleviare il dolore, oppure occorre modificare il protocollo sperimentale o interrompere l'esperimento.
Le procedure chirurgiche vanno praticate utilizzando adeguate tecniche di anestesia, per abolire la sensibilità nocicettiva degli animali. I miorilassanti ed i farmaci paralizzanti non hanno azione anestetica e sedativa e non devono essere utilizzati da soli negli interventi chirurgici. L'osservazione post-operatoria deve essere praticata al fine di minimizzare dolore, malessere ecc. Nel caso in cui l'intervento chirurgico sotto anestesia non preveda la sopravvivenza dell'animale, questo deve essere mantenuto in stato di incoscienza per tutto il periodo dell'intervento, al termine del quale deve essere sacrificato senza che la riacquisti. L'eliminazione finale deve essere effettuata solo dopo che la morte sia stata accertata.
Alcune procedure sperimentali possono richiedere un certo grado di coercizione fisica e/o deprivazione di acqua o cibo per periodi piu' o meno prolungati. In tali casi deve essere fatta la massima attenzione per minimizzare dolore, sofferenza o stress e per assicurare che lo stato di salute sia buono. Procedure di immobilizzazione o limitazione dei movimenti alle quali gli animali non siano in grado di adattarsi rapidamente devono essere evitate ogni qualvolta vi siano possibili alternative. In ogni caso, quando non assolutamente contrario alla problematica sperimentale, devono essere previsti adeguati periodi di riposo e di ripristino delle migliori condizioni fisiche. Quando dolore e sofferenza sono parti fondamentali ed inevitabili di un valido progetto sperimentale, é essenziale condurre gli esperimenti così da ridurne la durata, minimizzarne gli effetti ed utilizzare il minor numero possibile di animali.
Nelle Advisory Notes on the Maintenance of Anaesthetized Animals when Muscle Relaxants are Used, redatte dalla Physiological Society della Gran Bretagna, che trattano alcuni aspetti delle tecniche di immobilizzazione si legge che nel corso di esperimenti in cui sono stati utilizzati miorilassanti é necessario avere a disposizione un protocollo per il monitoraggio continuo del livello di anestesia, adeguato tanto all'anestetico utilizzato quanto all'esperimento in corso, tenendo conto che le variazioni della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sono gli indici più attendibili del livello di anestesia. I miorilassanti a dosi non tali da ridurre la pressione arteriosa, non alterano infatti i riflessi cardiovascolari. Un soggetto in cui si osservino evidenti variazioni dell'attività cardiovascolare in risposta a deboli stimoli nocivi é da considerarsi anestetizzato troppo superficialmente.
Anche l'attività elettroencefalografica, in grado di mostrare cambiamenti di attività elettrica in seguito a deboli stimoli nocivi, può essere di utilità nel valutare il livello di anestesia. Molti esperimenti possono così essere condotti quando l'EEG mostra un ritmo di riposo, caratteristico dell'anestesia superficiale, ma sufficiente. Alcuni anestetici, però, (come il cloralosio) inducono un'attività EEG non facilmente interpretabile e non é comunque nota la relazione fra onde EEG ed entità del dolore sofferto. Bisogna anche tenere presente che variazioni della pressione parziale di anidride carbonica nel sangue e la somministrazione di atropina e di altri farmaci possono alterare la relazione fra attività EEG e stato comportamentale.
Infine, le dimensioni della pupilla possono fornire buone indicazioni sul livello di anestesia. Generalmente, sotto anestesia le pupille sono costrette, mentre pupille dilatate o che reagiscono rapidamente ad uno stimolo sono indici di una anestesia inadeguata. Tutto ciò, comunque, non é applicabile nel caso di esperimenti sul sistema visivo, qualora siano stati somministrati farmaci che inducano paralisi della accomodazione e dilatazione della pupilla.
Un altro aspetto importante, riguarda le situazioni in cui la sperimentazione impone un qualche grado di limitazione fisica ai movimenti. Cio' puo' essere necessario per la raccolta di campioni (sangue, feci, ecc.) ed altri tipi di manipolazioni a scopo clinico o sperimentale. In questi casi e' innanzitutto necessario valutare se non esistano metodi alternativi, se non sia possibile ridurre il numero dei soggetti sperimentali e discutere con persone competenti quali siano le procedure migliori per ridurre stress e dolore.
I sistemi di contenzione non devono essere considerati "normali" sistemi di stabulazione e lo sperimentatore non deve utilizzarli per maneggiare gli animali con piu' comodita'. Il periodo di contenzione dovrebbe essere il minimo possibile per raggiungere gli obbiettivi della ricerca. Questi ed altri aspetti sono approfonditamente trattati nella Guide for the Care and Use of Laboratory Animals.
E' necessario che anche in Italia, come gia' avviene in molti altri paesi, i progetti di ricerca che prevedono un tipo di sperimentazione invasiva siano esaminati, discussi e approvati da un apposito comitato che ne valuti costi e benefici, e tuteli i diritti e la dignita' di animali e ricercatori.
Vai all'indice
7. BIBLIOGRAFIA
A. A. V .V. (1989). American Journal of Primatology, Supplement 1.
A. A. V. V. (1991). Laboratory Animal Science, 41 (4).
A. A. V. V. (1992). Ethics in research on animal behaviour. M. S. Dawkins & M. Gosling (Eds.) Published by Academic Press for the Association for the Study of Animal behaviour and the Animal Behaviour Society.
Anderson, J. R., Visalberghi, E. (1991). Capacités cognitives des primates non humains: implications pour l'élevage en captivité. Sci. Tech. Anim. Lab. 16: 163-171.
Bateson, P. (1986) When to experiment on animals. New Scientist, 1496, 30-32.
Bateson, P. (1991) . Assessment of pain in animals. Animal Behaviour, 42, 827-839.
Bayne, K. (1991a). Alternatives to Continuous Social Housing. Laboratory Animal Sciences, 4, 355-359.
Bayne, K. (1991b). Providing Environmental Enrichment to Captive Primates. The Compendium North American Edition, 13, 1689-1695.
Bayne, K. L., Suomi, S. & Brown B. (1989). A new monkey swing. Laboratory Primate Newsletter, 28: 16-17.
Bayne, K. L., Mainzer H. , Dexter S., Campbell, G., Yamada F. & Suomi, S. (1991). The reduction of abnormal behaviors in individually housed Rhesus monkeys (Macaca mulatta) with a foraging/grooming board. American Journal of Primatology, 23, 23-35.
Bayne, K., Dexter, S., Mainzer, H., McCully, C., Campbell, G., & Yamada, F. (1992). The use of artificial turf as a foraging substrate for individually housed rhesus monkeys (Macaca mulatta). Animal Welfare, 1: 39-53.
Benirschke, K. (Ed.), (1986). Primates: The road to self-sustaining populations. Springer-Verlag, New York.
Bernstein, I. S. (1991). Social housing of monkeys and apes group formation. Laboratory Animal Science, 41, 329-333.
Bloom, K. R. & Cook, M. (1989). Environmental enrichment: behavioral responses of rhesus to puzzle feeders. Lab Animal, 25-31.
Bloomsmith, M. A., Brent, L. Y. & Schapiro, S. J. (1991). Guidelines for Developing and Managing an Environmental Enrichment Program for Nonhuman Primates. Laboratory Animal Science, 41, 372-377.
Bowlby, J. (1951). Maternal Care and Mental Health. World Health Organization, Geneva.
Bowlby, J. (1973). Attachment and Loss. Vol.2, Separation. Hogarth Press, London.
Box H. O. (Ed.). (1984). Primate Behaviour and Social Ecology. Chapman and Hall, New York.
Box H. O. (Ed.) (1991). Primate Responses to Environmental Change. Chapman and Hall, New York
Chamove, A. S., Anderson, J. R., Morgan-Jones, S. C. & Jones, S. P. (1982). Deep woodchip litter: hygiene, feeding, and behavioral enhancement in eight primate species. Int. J. Stud. Anim. Prob. 3, 308-318.
Clarke, M. R., Philippi, K. M., Falkestein, J. A., & Moran, E. A. (1990). Training corral living rhesus monkeys for fecal and blood sample collection. American Journal of Primatology, 20, 181.
Coe, C. L., Wiener, S. G., Rosenberg, L. T. & Levine, S. (1985). Endocrine and immune responses to separation and maternal loss in nonhuman primates. In Reite M. & Field T. (Eds.), The psychobiology of attachment and separation. Academic Press, New York, pp. 163-200.
Cozzolino, R., Cordischi, C., Aureli, F., Scucchi, S. (1992). Environmental temperature and reproductive seasonality in Japanese macaques (Macaca fuscata). Primates, 33, 329-336.
Crockett, C., Bielitzki, J., Carey, A. & Velez, A. (1989). Kong toys as enrichment devices for singly-caged macaques. Laboratory Primate Newsletter, 28, 21-22.
Driscoll, J.W. & Bateson P. (1988). Animals in behavioural research. Animal Behaviour, 36, 1569-1574.
Erwin, J., (1979). Aggression in captive macaques: interaction of social and spatial factors. In Erwin, J., Maple, T. L. & Mitchell, G. (Eds.), Captivity and behavior, Van Nostrand Reinhold Company, New York.
Erwin, J., T. L. Maple, and G. Mitchell (Eds). (1979). Captivity and Behavior: Primates in Breeding Colonies, Laboratories, and Zoos. Van Nostrand-Reinhold, New York.
Eudey, A. A. (Ed.) (1987). Action Plan For Asian Primate Conservation: 1987-91. IUCN, Gland.
Gallup, G. G., Jr. & Suarez, S. D. (1985). Alternatives to the use of animals in psychological research. American Psychology. 10, 1104-1111.
Goldberg, A. M. & Frazier J. M. (1989). Alternatives to Animals in Toxicity testing. Scientific American, 261, 16-22.
Goosen, C. (1986). Housing conditions and the ontogeny of stereotyped locomotion and abnormal self-directed activities in rhesus monkeys. Annual Report Rep. Instit. of the Div for Health Res TNO. pp. 287-290.
Hinde, R (1974). Biological Bases of Human Social Behaviour, Mc Graw-Hill, London..
King, F. A., Yarbrough, C. J., Anderson, D. C., Gordon, T. P. & Gould, K. G. (1988). Primates. Science, 240, 1475-1482.
Markowitz, H. (1982). Behavioral Enrichment in the Zoo. Van Nostrand-Reinhold, New York.
Mason, W .A. (1991). Effects of social interaction on well-being: developmental aspects. Laboratory Animal Science, 41, 323-328.
McGrew. W. C., Brennan, J. A. & Russel, J. (1986). An artificial "Gum-Tree" for marmosets (Callithrix j. jacchus). Zoo Biol. 5: 45-50.
Miczek, K .A., (1983). Ethopharmacology: primate models of neuropsychiatric disorders, Alan Liss, New York.
Mitchell, G. (1970). Abnormal behavior in primates. In: Primate behavior. L.A. Rosenblum (Ed.). Academic Press, New York.
Morris, D., (1962). The Biology of Art, Methuen, London.
Murchison, M. A. & Nolte R. E. (1992). Food puzzle for singly caged primates. American Journal of Primatology, 27: 265-292
National Academy of Science (1978). Nutrient Requirements of Nonhuman Primates. BARR (Board on Agriculture and Renewable Resources) Panel on Nonhuman Primate Nutrition. Subcommittee on Laboratory Animal Nutrition, Committee on Animal Nutrition. Nutrient Requirements of Domestic Animals Series. Washington, D.C..
Novak, M. A. & Petto, A. J. (Eds) (1991). Through the Looking Glass. American Psychological Association. Washington, D.C.
Novak, M. A. & Suomi, S. J. (1988). Psychological well-being of primates in captivity. Am. Psychol. 43, 765-773.
O'Neill, P. (1988). Developing effective social and environment enrichment strategies for macaques in captivity groups. Lab Animal, 23-36.
O'Neill, P. (1989). A room with a view for captive primate: issues, goals, related research and strategies. In: The Psychological Wellbeing of Captive Primates. Noyes Publications.
Oates, J.F.(Ed.) (1985). Action Plan For African Primate Conservation: 1986-90. IUCN, Gland
Pruetz, J. D. & Bloomsmith, M. A. (1992). Comparing two manipulable objects as enrichment for captive chimpanzees. Animal Welfare, 1, 27-137.
Ranheim, S. & Reinhardt, V. (1989). Compatible rhesus monkeys provide long-term stimulation for each other. Laboratory Primate Newsletter, 28, 1-2.
Reinhardt, V. (1989). Alternatives to single caging of Rhesus monkeys (Macaca mulatta) used in research. Z. Versuchstierkd, 32: 275-279.
Reinhardt, V. (1990b). Social enrichment for laboratory Primates: A critical review. Laboratory Primate Newsletter, 29, 7-11.
Reinhardt, V. (1991). Social enrichment for aged rhesus monkeys that have lived singly for many years. Animal Technology, 42, 173-177.
Reinhardt, V. (1992a). Improve handling of experimental rhesus monkeys. In: H.Davia & D. Balfour (Eds.) The Inevitable Bond. Examining Scientist-Animal Interactions. Cambridge University Press, Cambridge. pp. 171-177
Reinhardt, V. (1992b). Foraging for commercial chow. Laboratory Primate Newsletter, 31, 10.
Reite, M., & Field, T., (1985). The psychobiology of attachment and separation. Academic Press, New York.
Rhine, R. J. & Cox, R. L. (1989). How not to enlarge a stable group of stumptailed macaques (Macaca arctoides). In: Segal, E. (Ed.) Housing, care, and psychological well-being in captive and laboratory primates. Noyes Publications, Park Ridge, NJ.
Sackett, G. P. (1968). Abnormal behavior in laboratory-reared rhesus monkeys. In: Abnormal behavior inanimals. M. W. Fox (Ed.). Pa. Saunders, Philadelphia.
Schino, G., & Troisi, A., (1990). Behavioral thermoregulation in long-tailed macaques: effect on social preference. Phisiol. Behav., 47, 1125-1128.
Schino, G., Troisi, A., Perretta, G., & Monaco, V., (1991). Measuring anxiety in nonhuman primates: effect of lorazepam on macaque scratching. Pharmacol. Biochem. Behav., 38, 889-892.
Segal, E. (Ed.) (1989). Housing, Care, and Psychological Well-being in Captive and Laboratory Primates. Noyes Publications, Park Ridge, NJ.
Schneider, M. L. & Suomi, S. J. (1992). Neurobehavioral assessment in rhesus monkeys (Macaca mulatta): Developmental changes, behavioral stabiltity, and early experience. Infant Behavior and Development, 15, 155-177.
Scucchi, S. (1984). Interbirth intervals in a captive group of Japanese macaques. Folia primatologica, 42, 203-208.
Sugiyama, Y & Ohsawa, H. (1982). Population dynamics of Japanese monkeys with special reference to the effect of artificial feeding. Folia primatologica, 39, 238-263
Visalberghi, E. (1989). Mantenimento e cura dei Primati in Italia. Annali dell'Istituto Superiore di Sanita', 25, 345-352.
Visalberghi, E. & Anderson, J. R. (1993). Reasons and risks associated with manipulating captive primates social environments. Animal Welfare, 2, 3-15.
Westergaard, G. C. & Fragaszy, D. M. (1985). Effects of manipulatable objects on the activity of captive capuchin monkeys (Cebus apella). Zoo Biology. 4, 317-327.
World Conservation Monitoring Center (1990). IUCN Red List of Threatened Animals, pp. 288. IUCN, Gland.
Zimmerman M. (1986). Behavioural investigation of pain in animals. In: Assessing Pain in Farm Animals. Duncan I. J. H. and Molony V. (Eds.) Commission of European Communities, Luxembourg, pp. 16-27.
Vai all'indice
8. APPENDICE I - GUIDELINES STRANIERE SUI PRIMATI
Guidelines for the use of animals in research. (1981). Animal. Behaviour. 29, 1-2.
Guidelines for the use of animals in research. (1985). Bull. Brit. Psychol. Soc. 38: 289-291.
Guidelines for the use of animals in research. (1986). TheQuarterly Journal of Experimental Psycholology, 38B, 111-116.
Guidelines of the International Primatological Society. (1989). Primate Report: 25, 6-27.
Guidelines of the International Primatological Society for the Acquisition, Care, and Breeding of Nonhuman Primates. Codes of Practice 1-3. Primate Report (in stampa).
National Institutes of Health. Nonhuman Primate Management Plan. Office of Animal care and Use. Revised Edition 1991. NIH, Bethesda.
Guide to the Care and Use of Experimental Animals. Canadian Council on Animal Care. 1990 (per i Primati vedere la Section on Non-Human Primates pp. 1-13 e le relative appendici e bibliografie).
Guidelines for the Recognition and Assessment of Pain in Animals, (1989). Association of Veterinary Teachers and Research Workers. Universities Federation for Animal Welfare, South Mimms, Potter Bar, Herts.
Report of International Association for the Study of Pain (1979). Pain, 6: 249-252.
Direttive della Society for Neuroscience, approvate nell'aprile 1984, sono riportate periodicamente nell'organo ufficiale di tale società: The Journal of Neuroscience.
Direttive della American Physiological Society, revisionate nel 1980, sono riportate periodicamente nelle riviste pubblicate dalla società stessa: American Journal of Physiology e Journal of Neurophysiology.
Code of Ethics of the World Medical Association, British Medical Journal, 18 Luglio 1964.
Guide for the Care and Use of Laboratory Animals, Pubblication N° 85-23 (1985), Office of Science and Health Reports, DRR/NIH, Bethesda, MD-USA.
Il Department of Agriculture degli Stati Uniti ha incaricato la National Academy of Sciences (Institute for Laboratory Animal Resources) di preparare un documento per definire il benessere psicologico nei Primati non umani. In tale documento, che sara' disponibile nel 1994, verra' indicato come valutare il benessere psicologico e quale piano di attuazione le istituzioni debbano mettere in pratica.
Vai all'indice
9. APPENDICE II - LEGGI E DECRETI LEGISLATIVI
Decreto legislativo 27 gennaio 1992. n. 116. Attuazione della direttive n.86/609/CEE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici. (e relativi allegati I e II). Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 40, 18-2-1992 (pp. 5-25).
Circolare del Ministero della Sanità 5 maggio, n. 17 riguardante il Decreto legislativo 27 gennaio 1992. n. 116, articoli 8 e 9, concernenti deroghe agli articoli 3 e 4. Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 120, 25-5-1993 (pp. 23- 26).
Legge 7 febbraio 1992. n. 150. Disciplina dei reati relativi all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui alla legge 19 dicembre 1975, n.874, e del regolamneto (CEE) n.3626/82, e successive modificazioni nonche' norme per la commercializzazione e detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute e l'incolumita' pubblica. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Serie generale n.44 del 22.2.1992. pp. 4-6.
Decreto Ministeriale 31 Dicembre 1983. Attuazione del regolamento (CEE) n.3626/82 del 31 Dicembre 1982 e del regolameento (CEE) n.3418/83 del 28 Novembre 1983 concernenti l'applicazione nella Comunita' europea della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche, loro parti e prodotti derivati, minacciate di entinzione. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 5 Marzo 1984.
Federal Register of the Department of Agriculture. Animal and Plant Health Inspection Service. 9 CFR Part 3 (pp. 6426-6505). Animal Welfare; Standards; Final Rule. February 15, 1991. (per i Primati vedere pp. 6495-6505).
Code of Federal Regulations, Title 9, Subchapter A: Animals Welfare; Parts 1-3. 1989. Fed. Regist. 55 (168) 36112-36163.
Code of Federal Regulations, Title 9, Subchapter A: Animals Welfare; Parts 3. 1991. Federal Register 56 (32) 6426-6505.