Università di Pavia
Dipartimento di Biologia Animale
Mostra: "Dalle proscimmie all'uomo"
Continua
la visita

Principali caratteri dei Primati

1) Sviluppo degli arti per la prensione

Maggiore mobilità delle dita, e in particolare dell'alluce e del pollice, che sono variamente opponibili alle altre dita.

Nelle platirrine c'è una scarsa opponibilità del pollice, nell'uomo manca l'opponibilità nell'alluce. Modificazione degli artigli in unghie appiattite.

Modificazione della pelosità delle piante, che sono ricoperte di pelle con numerose callosità per favorire contatto e prensione.

Sviluppo della coda (in alcune specie di Cebidi) per la prensione.

Locomozione:

2) Sviluppo degli arti anteriori come organi esploratori e manipolatori

Ambiente arboricolo richiede una grande capacità di mobilità degli arti, e soprattutto agli arti anteriori, che ne permette l'utilizzazione per raccogliere il cibo e per portarlo alla bocca.

3) Sviluppo di un sistema digestivo erbivoro, riduzione della dentatura

La maggior parte dei primati sono erbivori o frugivori o onnivori; pochi sono solo insettivori; alcuni si cibano anche di essudati (resine) prodotti da alcune piante tropicali.

Modificazioni della dentatura; la formula dentaria originaria dei placentati è la seguente:

Incisivi: 3 Canini: 1 Premolari: 4 Molari: 3; nelle platirrine e nelle proscimmie la formula dentaria più comune è: Incisivi: 2 Canini: 1 Premolari: 3 Molari: 3 (riduzione di due denti per arcata a livello degli incisivi); nelle catarrine si ha un'ulteriore riduzione: Incisivi: 2 Canini: 1 Premolari:2 Molari: 3 (riduzione a livello dei premolari).

Nei primati si hanno spesso canini grossi e sporgenti nell'arcata superiore per minaccia, difesa e aggressione.

Fra il canino e il primo premolare (dotato di bordo tagliente, settoriale) dell'arcata inferiore c'è uno spazio per l'inserimento del canino superiore al momento della chiusura della bocca (diastema).

4) Sviluppo dell’encefalo e della corteccia cerebrale

Sviluppo delle parti deputate alla rappresentazione sensoriale (la vista soprattutto), delle aree corticale deputate al coordinamento motorio e del cervelletto. Questa differenza rispetto agli insettivori si vede anche nelle proscimmie. Quindi:

Fondamentale lo sviluppo della corteccia cerebrale come centro di coordinamento motorio e sensoriale; i centri nervosi inferiori vengono ad essa subordinati (paralisi nel caso di interruzione delle fibre nervose).
 

5) Cambiamenti nella forma dei cranio, riduzione del muso, anteriorizzazione delle orbite

Modificazioni del neurocranio: la postura seduta od eretta ha favorito uno spostamento in avanti del foro occipitale e quindi anche uno spostamento del baricentro del capo, che si dispone in corrispondenza della colonna vertebrale (come nell'uomo).

Ripiegamento della faccia (splancnocranio) al di sotto dell'encefalo: nei mammiferi la faccia è posta a continuazione del neurocranio, nei primati si dispone sempre più al di sotto. Un muso allungato 'ricompare' in alcuni primati ritornati a colonizzare l'ambiente terricolo (macachi, babbuini). Grande sviluppo delle ossa frontali, parietali e occipitali per lo sviluppo progressivo dell'encefalo.

6) Riduzione del senso dell’olfatto

L'ambiente arboricolo non avvantaggia lo sviluppo dell'olfatto, quindi si ha una riduzione degli organi olfattori (rhinarium), delle cavità nasali, e delle aree cerebrali relative all'olfatto.

7) Sviluppo dell'acuità visiva

La vista è il senso prevalente nei primati, per cui:

8) Riduzione del numero di figli, aumento della dipendenza infantile, cure parentali e apprendimento.

Per ogni parto si ha di solito non più di un figlio (a parte rari casi di gemelli, solo alcune specie sudamericane hanno spesso 2/3 figli); l'ambiente arboricolo rende difficile la cura dei neonati e quindi un numero elevato di figli in questo ambiente non fornisce un vantaggio selettivo. La riduzione permette (e l'ambiente richiede) maggiori cure materne per i piccoli. Caratteristica dei primati è la lunga durata del periodo precedente la maturità, periodo che richiede costanti cure materne. Ciò permette che il comportamento possa venire insegnato e appreso, favorendo una maggior trasmissione di informazioni non genetiche.

Interessante considerare il vantaggio acquisito con la selezione ambientale in favore della bassa capacità riproduttiva: si è ottenuta la possibilità di un maggior trasferimento di informazioni non genetiche fra generazioni successive. L'alta capacità riproduttiva dei mammiferi aveva invece permesso di sostituirsi in ogni ambiente ai dinosauri del mesozoico.

9) Organizzazioni e relazioni sociali complesse. Linguaggio

Aspetto complesso ed interessante in quanto in rapporto con gli aspetti biologici accennati precedentemente e rispecchia inoltre le diverse situazioni ambientali.

Abbiamo così specie che si organizzano in gruppi con stretta gerarchia (soprattutto in primati adattati ad ambienti aperti, come macachi e babbuini), in gruppi a gerarchia scarsa o variabile, in gruppi che dipendono da un unico maschio (gorilla), in gruppi per età e sesso (scimpanzé), in gruppi riconducibili alla famiglia monogamica (ilobatidi).

Aspetti particolarmente studiati in rapporto all'organizzazione sociale dei primati: gerarchie, dominanze e meccanismi di ritualizzazione della sottomissione, disposizione spaziale dei soggetti, dimorfismo sessuale, legami madre-figlio e altri rapporti amichevoli (grooming), vocalizzazioni e comunicazione non verbale.