Nascita e Studi
Spallanzani nacque il 12 gennaio 1729 a Scandiano, vicino a Reggio Emilia, da Gian Nicola, giureconsulto, e da Lucia Ziliani, primo di nove fratelli. Anche se agiata, la famiglia numerosa condizionò la sua precoce scelta per lo stato clericale. [casa natale]
Fatti i primi studi a Scandiano, a 15 anni entrò nel Collegio dei gesuiti di Reggio per seguire i corsi di retorica e filosofia e di qui passò a Bologna per studiare diritto e seguire così la carriera paterna. Spallanzani decise però di abbandonare il diritto per la filosofia naturale, spinto a ciò dalla cugina Laura Bassi, docente di Fisica generale all’Università. A Bologna Spallanzani studiò anche greco, francese, matematica e astronomia, e apprese l'uso del microscopio. Accettò quindi nel 1757 l'insegnamento di greco nel Seminario e di fisica e matematica all'Università di Reggio. Nel 1762, a trentatré anni, prese gli ordini sacerdotali e nel 1763 si trasferì a Modena per insegnare filosofia all'Università e matematica e greco presso il Collegio di San Carlo.
La chiamata alla cattedra di Pavia
Grazie
alla fama acquisita con le ricerche condotte tra il 1761 e il 1768, Spallanzani
fu chiamato a Pavia dal plenipotenziario della Lombardia austriaca
Carlo
di Firmian per ricoprire l’insegnamento di Storia Naturale in una delle
fasi più intense della riforma dell’Università. Spallanzani
si trasferì a Pavia entro il novembre del 1769 e assunse la cattedra
e la direzione del Museo dell’Università, di cui fu anche rettore
nell’anno 1777-1778. Pur lamentandosi del clima insalubre della città,
vi rimase per trent’anni, anche se passò sempre le vacanze estive
a Scandiano.
Qui Spallanzani aveva un proprio laboratorio e il suo
personale museo di storia naturale. A Pavia, tra il 1770 e il 1778, Spallanzani
abitò nell'ex convento di San Epifanio, attuale sede dell’Istituto
di Botanica. Si trasferì poi in una casa
in contrada del collegio Castiglioni, l’attuale via S.Martino.
La mattina, prima e dopo la messa, era dedicata all'allestimento
delle esperienze e alla valutazione dei risultati . Dopo pranzo Spallanzani
si recava in università a fare lezione. Nel tardo pomeriggio riprendeva
il suo lavoro di sperimentazione e stesura delle memorie scientifiche,
che concludeva nella serata, dopo cena. Durante i suoi anni pavesi, Spallanzani
interruppe spesso questa routine compiendo almeno 13 grandi "escursioni".
Il viaggio certamente più avventuroso fu quello
via mare a Costantinopoli, nel 1785: rischiò prima di naufragare
e poi di essere gettato in mare dall'equipaggio che lo credeva uno stregone.
Prudentemente Spallanzani intraprese il viaggio di ritorno via terra, attraversando
la Valacchia, la Transilvania, l'Ungheria e l'Austria.
L’accusa di furto
Durante
il suo viaggio a Costantinopoli, Spallanzani fu accusato del furto di reperti
del Museo di Pavia dal custode Serafino Volta, che sosteneva di averli
visti nel museo privato dello scienziato a Scandiano. La vicenda si concluse
dopo un anno con la completa assoluzione di Spallanzani, l’allontanamento
di tutti i collaboratori e il biasimo ufficiale dei professori coinvolti
nella congiura: il matematico Gregorio Fontana, l’anatomo Antonio Scarpa
e il botanico Giovanni Antonio Scopoli. Anche
Alessandro Volta, sia pure in modo più defilato, aveva mostrato
di condividere i sospetti su Spallanzani. Questi si sarebbe vendicato ferocemente
di lì a poco dei suoi detrattori, principalmente di Scopoli, oggetto
dei suoi attacchi in due opuscoli firmati sotto lo pseudonimo di Dr. Lombardini,
e vittima di una beffa scientifica: aveva infatti scambiato l'esofago di
un pulcino abilmente preparato per un verme intestinale e come tale (Physis
intestinalis) lo aveva descritto nel suo Deliciae florae et faunae
Insubricae.
Morte e Onoranze
Spallanzani continuò
a lavorare come al solito fino a qualche giorno prima della morte. Lo scienziato
morì nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 1799 nella sua abitazione
di Via S. Martino a Pavia per un tumore alla vescica, malattia di cui soffriva
da tempo. Si suppone sia stato sepolto al cimitero maggiore (S. Giovannino).
Secondo la consuetudine del tempo sul corpo fu certamente eseguita l'autopsia
poichè alcuni organi (la vescica e l'uretra) si conservano nel Museo
per la Storia dell'Università di Pavia, insieme ad alcuni suoi gloriosi
cimeli. A sua memoria rimangono un busto, una
lapide
murata nel portico orientale del primo cortile dell’Università e
una statua di marmo, opera dello scultore Condorelli,
attualmente collocata a Palazzo Botta nel giardino dell'ex Istituto di
Zoologia "Lazzaro Spallanzani". Anche uno dei collegi universitari di recente
istituzione porta il nome del nostro scienziato. La città di Pavia
gli dedicò una via che collega l'Università alla Piazzetta
delle Rose, luogo certamente caro al grande maestro.
Aspetto fisico e carattere
Secondo le descrizioni di un contemporaneo Spallanzani era "di statura piuttosto alta che bassa; il suo portamento nobile e fiero; la sua fisionomia tetra e pensosa. Aveva alta la fronte, neri, e vivaci ed espressivi gli occhi, bruna la carnagione, robusto il temperamento. Pareva lento e ricercato nelle frasi, ma fornito di una maschia eloquenza, ed ornato nel dire, traevasi l'attenzione degli ascoltanti, e quasi gli incantava. Il suono della sua voce era armonioso, il gesto significante. Vestiva sempre con molta decenza e buon gusto. La sua conversazione era amena, gioviale ed insieme erudita. Tenace nell'amicizia ed ottimo di cuore, era peraltro furibondo con chi lo avesse offeso, non solo ma gli avesse contraddetto soltanto. Impetuoso per temperamento non seppe moderare il suo fuoco, e talvolta è apparso perfino vendicativo. Avido di gloria e di onori, de' quali quanto altri mai ne ottenne, non erane mai sazio. L’avarizia che gli venne imputata ... non sembra affatto provata.... Era amantissimo della famiglia, e da essa teneramente riamato".
Il carattere ombroso ed egocentrico di Spallanzani, oltre a procurargli nemici nell'ambiente pavese, gli fece interrompere o incrinare rapporti e amicizie importanti come quelle con Vallisneri o con Haller.
Spallanzani ricercatore sperimentale
L'esordio scientifico di Spallanzani furono le Lettere due sopra un viaggio nell'Appennino Reggiano e al lago di Ventasso, che riguardavano il problema dell'origine delle sorgenti.
Dal 1761 Spallanzani si occupò di una delle questioni più dibattute tra i naturalisti di tutta Europa, vale a dire la generazione spontanea, cioè senza uova, degli organismi.
Dopo quattro anni di ricerche, nel Saggio di osservazioni microscopiche concernenti il sistema della generazione de' signori di Needham e Buffon, Spallanzani, grazie alle numerose prove condotte con metodi sperimentali rigorosi e l’uso del microscopio, affermava la natura animale degli "infusori" e l'infondatezza della generazione spontanea.
Con la diffusione del Saggio in tutta Europa, Spallanzani entrò a pieno titolo nella "repubblica" dei naturalisti iniziando la corrispondenza scientifica con Bonnet, che lo indirizzò verso una nuova ricerca sulle capacità di rigenerazione di vari animali.

Il
Prodromo
di un'opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali edito
nel 1768 riportava i risultati di un triennio di esperienze sulla
rigenerazione
della coda, degli arti o della testa amputata nei lombrichi, girini di
anfibi, lumache e salamandre.
Nel 1768 Spallanzani cominciò a interessarsi anche di un altro fondamentale fenomeno vitale, la circolazione sanguigna, su cui pubblicò Dell'azione del cuore nei vasi sanguigni. Nel De' fenomeni della circolazione osservata nel giro universale, osservando l'embrione del pollo con l'aiuto della macchinetta di Lyonet, uno speciale microscopio solare a braccio snodabile, Spallanzani scopriva l'esistenza dei capillari, forniva descrizioni degli eritrociti ed osservava per la prima volta i globuli bianchi.
Proseguendo e approfondendo gli studi sulla generazione con le ricerche sui rotiferi e sui "vermicelli spermatici", Spallanzani giungeva a dimostrare, negli Opuscoli di fisica animale e vegetabile del1776, la natura animale degli spermatozoi e soprattutto scopriva l'influenza della temperatura sulla loro vitalità e mobilità.
Tra
il 1777 e il 1780 Spallanzani si indirizzò decisamente al problema
della riproduzione, pubblicando le Dissertazioni
di fisica animale e vegetali,
che contengono i risultati
dei suoi esperimenti sul ruolo dello sperma nell’"innesco" dello sviluppo
del germe. Fin dal 1777, Spallanzani ottiene la prima "fecondazione
artificiale" della storia usando uova di rana e di rospo e ripete con
successo l’esperimento su una cagnetta. Individuato il potere fecondante
nel liquido seminale, Spallanzani non riuscì però a capire
la vera funzione degli spermatozoi, che considerò semplici parassiti
dello sperma.
Oltre agli studi sulla riproduzione lo scienziato portava avanti ricerche sulla digestione. Gli studi portarono Spallanzani alla conclusione che essa avviene per l'azione di un liquido secreto dallo stomaco che egli stesso chiamò succo gastrico. Infine, Spallanzani affrontò negli ultimi anni della sua vita il tema della respirazione in tutte le classi di animali, dall'uomo sino agli zoofiti e alle piante.
Spallanzani professore di storia naturale
Il corso di storia naturale era biennale e, secondo il Piano scientifico, doveva riguardare particolarmente il "Regno animale dall'uomo fino ai più piccoli insetti". Perciò Spallanzani, all'interno di un programma comprendente anche la mineralogia e la botanica, diede alla zoologia un posto preminente. Il testo su cui basava le sue lezioni era la Contemplation de la nature di Charles Bonnet, da lui stesso tradotta dal francese e arricchita di note. Il suo insegnamento, per la scarsa importanza data alla Sistematica, destò molte perplessità a Vienna e nel 1780 gli fu chiesta una relazione esplicativa. Si temeva che le sue lezioni risultassero troppo complesse e dispersive per gli studenti. Difendendosi con successo, Spallanzani sottolineava che il suo obiettivo principale di docente era di insegnare loro la "difficile arte di ben osservare", per avviarli a un serio lavoro di ricerca.
Spallanzani teneva ben 180 lezioni all’anno e a quelle ex cathedra accorreva un immenso uditorio costituito da studenti, illustri curiosi, altri scienziati e belle gentildonne. Dalla sua cattedra, la più alta di tutte, sempre col cappello in testa, declamava le sue lezioni con aria da predicatore e con strane inflessioni della voce. I suoi gesti erano originali e talvolta le sue lezioni assumevano una dimensione teatrale, tanto che lo scienziato fu chiamato con un calembour il "Buffon d’Italie". Una volta alla settimana faceva anche le "pubbliche ostensioni" nel Museo, "percorrendone un Regno per ogni lezione". Teneva però anche seminari ristretti a casa sua per gli allievi più interessati.