Nell’800
Alla morte di Spallanzani, la cattedra e la direzione del Museo furono affidate al suo allievo bergamasco Giuseppe Mangili. Durante i vent'anni di direzione, Mangili arricchì il Museo di molte collezioni, tra cui una preziosa collezione di opali giunti da Vienna nel 1811 e circa 800 animali della Nuova Olanda (Australia). Il successore di Mangili fu il bresciano Giovanni Maria Zendrini che resse la cattedra e il Museo dal 1819 al 1852. Appassionato di mineralogia, incrementò le collezioni con l'acquisto di minerali della Sassonia e dell'Ungheria.
Dal 1852 al 1874, sotto la direzione del milanese Giuseppe Balsamo Crivelli il Museo attraversò un periodo di grande splendore grazie alle donazioni e agli acquisti di nuovi esemplari, tra cui uccelli, rettili, insetti e grandi mammiferi, tra cui una giraffa e un formichiere gigante. Leopoldo Maggi fu direttore del Museo per un solo anno dal 1874 al 1875. Alla separazione nel 1875 delle cattedre di zoologia, mineralogia e anatomia, Maggi, titolare della cattedra di anatomia comparata, assunse la direzione del relativo museo autonomo, di cui incrementò le raccolte con interessanti preparati osteologici. La cattedra di zoologia e la direzione del Museo fu assunta da Pietro Pavesi che rimase in carica dal 1875 al 1903. Naturalista illustre e intellettuale eclettico, sotto la sua direzione furono fatti importanti arricchimenti tanto che la consistenza del Museo di Zoologia arrivò ad oltre 7.000 specie rappresentate da ben 50.000 esemplari. La sezione di geo-mineralogia divenne Museo autonomo nel 1887 sotto la direzione di Torquato Taramelli e rimase nel Palazzo Centrale dell'Università abbinata al relativo Istituto.
Nel ‘900
I musei di Anatomia Comparata e di Zoologia seguirono il trasferimento degli Istituti a Palazzo Botta, rispettivamente nel 1903 e nel 1935. Le strutture museali proseguirono in autonomia la conservazione delle collezioni e il loro incremento, purtroppo limitato a rare donazioni. Lo sviluppo di nuovi settori di ricerca conseguenti al progresso scientifico-tecnologico del XX secolo e le innovazioni nell'insegnamento delle scienze naturali segnarono un inesorabile declino di interesse per i musei. La necessità di spazi per i laboratori di ricerca comportò nei primi anni '60 il trasferimento delle collezioni in alcuni locali del Castello Visconteo, allo scopo di allestirvi un Museo di Storia Naturale fruibile dal pubblico. Purtroppo i propositi, pur ufficializzati in ripetute convenzioni (dal 1956 al 1988) tra l'Università e gli Enti locali, rimasero solo buone intenzioni e le collezioni subirono gravi deterioramenti.
Prospettive future
L'istituzione nel 1989 del Centro
Interdipartimentale di Servizi "Musei Universitari"
(CISMU), appositamente creato per la tutela dell'antico Museo, ha
riacceso le speranze di un recupero quasi integrale delle collezioni. Operativo
dal 1994, il Centro sta riordinando il materiale museale seguendo i criteri
del restauro conservativo dei reperti e della loro catalogazione, nell'intento
di consentirne una migliore fruibilità agli studiosi e agli studenti,
e promuovere la loro diffusione presso il pubblico. Fino ad oggi, sono
state restaurate alcune migliaia di pezzi, molti dei quali oggetto
di mostre tematiche temporanee
allestite presso la Biblioteca Universitaria di Pavia. Con il sostegno
economico degli Enti pubblici e privati sono state realizzate: "Immagini
dell'Ornitologia nell'800 a Pavia" nel 1996, "Pesci di ieri e di oggi"
nel 1997 e "Artigli e zanne: grandi e piccoli predatori" nel 1998. L'obiettivo
vero resta, tuttavia, l'allestimento di un Museo di Storia Naturale in
una sede adeguata, che consenta la fruizione pubblica delle collezioni
in modo
permanente. Un primo sintomo di disponibilità alla
valorizzazione delle collezioni naturalistiche è emerso nel 1997
in occasione dell'allestimento permanente, per concessione dell'Amministrazione
Comunale, di un piccolo nucleo di reperti nell'atrio della Sala Rivellino
del Castello Visconteo.
COME SONO AVVENUTI I RESTAURI
Lo scadente stato di conservazione
delle collezioni ha imposto in primo luogo un deciso trattamento con liquido
antiparassitario di tutti gli esemplari. Ripetuto due volte a distanza
di un mese questo intervento sembra aver bloccato ogni forma di infestazione.
La seconda fase ha compreso la rimozione
completa dello strato di polvere e delle macchie di grasso o vernice che
nascondevano la colorazione del piumaggio o del pelo. Anche le parti cornee
sono state accuratamente ripulite e lucidate. Gli esemplari sono stati
poi rimossi dalla loro base originale e, dopo ripulitura e lucidatura delle
basi, fissati sui supporti originali.
Si è quindi proceduto al restauro
strutturale degli animali ricollocando le parti anatomiche staccatesi nel
corso del tempo e riparando i piccoli danni. Molti Mammiferi ad esempio
mancavano di occhi e presentavano rotture delle zampe o di porzioni di
esse (falangi o intere dita), mentre gli uccelli avevano le penne rovinate,
piegate o rotte, ali, zampe, collo o coda non ben fissate e fuori assetto,
presenza di muffe sul corpo e sulle zampe.
Alcuni grossi esemplari presentavano
gravi danni (dentatura dello squalo, falangi del coccodrillo, distacco
delle pinne, strappi sulla pelle e perdita di grasso nel delfino) e hanno
quindi richiesto interventi più importanti. Il restauro è
stato di tipo conservativo e particolare attenzione è stata prestata
alla morfologia originale della preparazione tassidermica in modo da mantenere
inalterato l'atteggiamento preesistente.