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ATTO PER LA CONFERMA DI ENRICO VII

1485

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Reagendo alla tirannia di Riccardo III, l’aristocrazia superstite alla guerra delle due Rose lo sconfigge nella battaglia di Bosworth e ritrova unità attorno ad Enrico Tudor, imparentato con entrambi i rami della famiglia reale, Lancaster e York. Egli viene invitato a convocare il Parlamento, e questo – prima di fatto, col riunirsi in base alle sue lettere, e poi formalmente, con la legge che segue – lo riconosce come re d’Inghilterra.

L’atto non è propriamente una legge, ma piuttosto (come risulta dalla prima e dalla penultima frase, scritte nel latino in uso nei Rotula Parlamenti), una petizione dei Comuni alla quale i Lords e poi il re (nella formula finale, in francese arcaico) dànno il loro assenso: questa forma si ricollega al precedente del 1406, con cui il Parlamento aveva confermato la pretesa al trono di Enrico IV.


 

[In latino:] Fu poi presentato un Bill al detto Signore il Re, nel presente Parlamento, da parte dei Comuni del  Regno d’Inghilterra presenti nello stesso Parlamento, contenente queste parole [segue il Bill, in inglese]:

         «Con la grazia di Dio onnipotente, la sanità, la prosperità e la sicurezza di questo regno d’Inghilterra, a particolare conforto di tutti i sudditi del re nel regno stesso, e per evitare ambiguità e questioni, sia ordinato e stabilito e messo negli atti, per l’autorità di questo presente Parlamento, che l’eredità della Corona dei regni d’Inghilterra e di Francia, con tutta la preminenza e dignità reale che vi appartengono, e tutte le altre signorie appartenenti al re al di là del mare, con le appartenenze allo stesso in qualsiasi modo dovute o pertinenti, rimangano ed alberghino nella molto regale persona del nostro attuale sovrano signore il re Enrico VII e negli eredi del suo sangue venuti in modo legittimo, con la Grazia di Dio per durare in perpetuo in tal modo e in nessun altro».

 

[In latino:] Ed essendo stato questo Bill nel predetto Parlamento letto, ascoltato ed inteso con matura deliberazione, al medesimo Bill, in base all’assenso dei Signori temporali e spirituali presenti in detto Parlamento, su richiesta dei predetti Comuni e sull’autorità dello stesso Parlamento si rispondeva nella seguente forma: [segue la formula del re, in francese arcaico]

         «Il Nostro Signore il Re, sull’assenso dei Signori Spirituali e Temporali presenti in questo Parlamento e su richiesta dei Comuni anzidetti, lo vuole in tutti i punti». 

 

 


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