Reagendo alla tirannia di Riccardo III, l’aristocrazia superstite alla
guerra delle due Rose lo sconfigge nella battaglia di Bosworth e ritrova unità
attorno ad Enrico Tudor, imparentato con entrambi i rami della famiglia reale,
Lancaster e York. Egli viene invitato a convocare il Parlamento, e questo –
prima di fatto, col riunirsi in base alle sue lettere, e poi formalmente, con
la legge che segue – lo riconosce come re d’Inghilterra.
L’atto non è propriamente una legge, ma piuttosto (come risulta dalla prima
e dalla penultima frase, scritte nel latino in uso nei Rotula Parlamenti), una petizione dei Comuni alla quale i Lords e poi il re (nella formula finale,
in francese arcaico) dànno il loro assenso: questa forma si ricollega al
precedente del 1406, con cui il Parlamento aveva confermato la pretesa al trono
di Enrico IV.
[In latino:] Fu poi presentato un Bill al
detto Signore il Re, nel presente Parlamento, da parte dei Comuni del Regno d’Inghilterra presenti nello stesso
Parlamento, contenente queste parole [segue
il Bill, in inglese]:
«Con la grazia di Dio onnipotente, la
sanità, la prosperità e la sicurezza di questo regno d’Inghilterra, a
particolare conforto di tutti i sudditi del re nel regno stesso, e per evitare
ambiguità e questioni, sia ordinato e stabilito e messo negli atti, per
l’autorità di questo presente Parlamento, che l’eredità della Corona dei regni
d’Inghilterra e di Francia, con tutta la preminenza e dignità reale che vi
appartengono, e tutte le altre signorie appartenenti al re al di là del mare,
con le appartenenze allo stesso in qualsiasi modo dovute o pertinenti, rimangano
ed alberghino nella molto regale persona del nostro attuale sovrano signore il
re Enrico VII e negli eredi del suo sangue venuti in modo legittimo, con la
Grazia di Dio per durare in perpetuo in tal modo e in nessun altro».
[In latino:] Ed essendo stato questo Bill
nel predetto Parlamento letto, ascoltato ed inteso con matura deliberazione, al
medesimo Bill, in base all’assenso dei Signori temporali e spirituali presenti
in detto Parlamento, su richiesta dei predetti Comuni e sull’autorità dello
stesso Parlamento si rispondeva nella seguente forma: [segue la formula del re, in francese arcaico]
«Il Nostro Signore il Re, sull’assenso dei Signori Spirituali e Temporali presenti in questo Parlamento e su richiesta dei Comuni anzidetti, lo vuole in tutti i punti».
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