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COSTITUZIONE FRANCESE

13 settembre 1791  

Indice

cronologico

Indice

della sezione

Originale


Per evidenziare la struttura del complesso documento e per facilitarne la lettura, si dà qui si seguito l’elenco delle sue partizioni di livello più alto (Titoli e Capitoli).

      Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

      Costituzione francese. Preambolo

             Titolo I. Disposizioni fondamentali garantite dalla Costituzione

             Titolo II. Della divisione del regno, e dello stato dei cittadini

             Titolo III. Dei poteri pubblici

                   Capitolo I. Dell’Assemblea Nazionale legislativa

                   Capitolo II. Della dignità regale, della reggenza e dei ministri

                   Capitolo III. Dell’esercizio del potere legislativo

                   Capitolo IV. Dell’esercizio del potere esecutivo

                   Capitolo V. Del potere giudiziario

             Titolo IV. Della forza pubblica

             Titolo V. Dei contributi pubblici

             Titolo VI. Dei rapporti della nazione francese con le nazioni straniere

             Titolo VII. Della revisione dei decreti costituzionali

Cliccare su ciascun titolo sottolineato per andare all’inizio della parte corrispondente. Per ritornare su questo schema ciccare sulle intestazioni (sottolineate) delle varie partizioni. 


 

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO

 

I Rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le sole cause delle sfortune pubbliche e delle corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una solenne Dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa Dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi ad essi i loro senza posa i loro diritti e i loro doveri; affinché gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo, potendo essere in ogni momento confrontati coi fini di tutte le istituzioni politiche, vengano maggiormente rispettati; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora in poi su princìpi semplici ed incontestabili, siano sempre rivolti al mantenimento della Costituzione ed alla felicità di tutti.

In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, alla presenza e sotto gli auspici dell’Essere supremo, i seguenti Diritti dell’Uomo e del Cittadino.

 

Articolo primo. Gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.

2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza, e la resistenza all’oppressione.

3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.

4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo non ha confini se non quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento dei medesimi diritti. Questi confini non possono essere determinati che dalla Legge.

5. La Legge non ha diritto di vietare se non le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.

6. La Legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere di persona, o mediante loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere la stessa per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo eguali ai suoi occhi, sono egualmente ammessi a tutte le dignità, posizioni ed impieghi pubblici, secondo la loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.

7. Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla Legge, e secondo le forme che essa ha prescritto. Coloro che sollecitano, spediscono, eseguono o fanno eseguire ordini arbitrari, debbono essere puniti; ma ogni cittadino chiamato o arrestato in virtù della Legge, deve obbedire istantaneamente: egli si rende colpevole se oppone resistenza.

8. la Legge non deve stabilire se non pene strettamente ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto, e legalmente applicata.

9. Poiché ogni uomo si presume innocente finché non sia stato dichiarato colpevole, se si sia giudicato indispensabile arrestarlo ogni rigore che non sarà necessario per assicurarsi della sua persona dev’essere severamente represso dalla Legge.

10. Nessuno dev’essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la loro manifestazione non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.

11. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: tutti i cittadini possono dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

12. La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino necessita di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.

13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, una contribuzione comune è indispensabile: essa dev’essere egualmente ripartita fra tutti i cittadini, in ragione delle loro facoltà.

14. Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante loro rappresentanti, la necessità della contribuzione pubblica, di consentirla liberamente, di seguirne l’impiego e di determinarne la quantità, la ripartizione, l’esazione e la durata.

15. La società ha il diritto di chieder conto a tutti gli agenti pubblici della loro amministrazione.

16. Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri fissata, non ha una Costituzione.

17. Poiché la proprietà è un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in modo evidente, e sotto la condizione di una giusta e previa indennità.

 

 

 

COSTITUZIONE FRANCESE

 

L’Assemblea nazionale, volendo stabilire la Costituzione francese sui princìpi che essa ha riconosciuto e dichiarato, abolisce irrevocabilmente le istituzioni che ferivano la libertà e l’eguaglianza dei diritti. – Non vi è più né nobiltà, né parìa, né distinzioni ereditarie, né distinzione di ordini, né regime feudale, né giustizie patrimoniali, né alcuno dei titoli, denominazioni e prerogative che ne derivavano, né alcun ordine di cavalierato, né alcuna delle corporazioni o decorazioni, per le quali si esigevano prove di nobilità, o che presupponevano distinzioni di nascita, né alcuna altra superiorità se non quella dei funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni. – Non vi è più né venalità, né ereditarietà di alcun ufficio pubblico. – Non vi è più, per alcuna parte della Nazione, né per alcun individuo, alcun privilegio, né eccezione al diritto comune di tutti i Francesi. – Non vi sono più né giurande, né corporazioni di professioni, arti e mestieri. – La legge non riconosce più né voti religiosi, né alcun altro impegno che sia contrario ai diritti naturali, o alla Costituzione.

 

TITOLO I

DISPOSIZIONI FONDAMENTALI GARANTITE DALLA COSTITUZIONE

 

La Costituzione garantisce, come diritti naturali e civili: 1° Che tutti i cittadini sono ammissibili ai posti ed agli impeghi, senza altra distinzione che quella delle virtù e dei talenti; 2° Che tutte le contribuzioni saranno ripartite fra tutti i cittadini egualmente in proporzione delle loro facoltà; 3° Che gli stessi delitti saranno puniti con le stesse pene, senza alcuna distinzione personale.

La Costituzione garantisce parimenti, come diritti naturali e civili: – La libertà di ogni uomo di andare, di restare, di partire, senza poter essere arrestato né detenuto se non nelle forme determinate della Costituzione; – La libertà di ogni uomo di parlare, di scrivere, di stampare e di pubblicare i suoi pensieri, senza che gli scritti possano essere sottoposti ad alcuna censura né ispezione prima della loro pubblicazione, e di esercitare il culto religoso al quale aderisce; – La libertà dei cittadini di riunirsi pacificamente e senza armi, soddisfacendo alle leggi di polizia; – La libertà di indirizzare alle autorità costituite petizioni firmate individualmente.

Il Potere legislativo non potrà fare leggi che attentino o ostacolino l’esercizio dei Diritti naturali e civili indicati nel presente titolo, e garantiti dalla Costituzione; ma poiché la libertà non consiste che nel poter fare tutto ciò che non nuoce né ai diritti altrui, né alla sicurezza pubblica, la legge può stabilire pene contro gli atti che, attaccando o la sicurezza pubblica o i diritti altrui, sarebbero nocivi alla società.

La Costituzione garantisce l’inviolabilità delle proprietà, o la giusta e previa indennità di quelle di cui la necessità pubblica, legalmente constatata, esiga il sacrificio. – I beni destinati alla spese del culto e a tutti i servizi di utilità pubblica appartengono alla Nazione, e sono in ogni tempo a sua disposizione.

La Costituzione garantisce le alienazioni che sono state o saranno fatte secondo le forme stabilite dalla legge.

I cittadini hanno diritto di eleggere o di scegliere i Ministri dei loro culti.

Sarà creata un’istituzione generale dei Soccorsi pubblici, per allevare i fanciulli abbandonati, assistere i poveri infermi, e fornire lavoro ai poveri validi che non abbiano potuto procurarsene.

Sarà creata e organizzata una Istruzione pubblica, comune a tutti i cittadini, gratuita per quanto riguarda le parti d’insegnamento indispensabili a tutti gli uomini, e le cui istituzioni saranno distribuite gradualmente, in rapporto alla suddivisione del Regno. – Saranno stabilite feste nazionali per conservare il ricordo della Rivoluzione francese, per mantenere la fraternità fra i cittadini, e legarli alla Costituzione, alla Patria e alle Leggi.

Sarà fatto un Codice di leggi civili comuni a tutto il Regno.

 

 

TITOLO II

DELLA DIVISIONE DEL REGNO, E DELLO STATO DEI CITTADINI

 

1. Il Regno è uno e indivisibile; il suo territorio è distribuito in ottantaré dipartimenti, ogni dipartimento in distretti, ogni distretto in cantoni.

2. Sono citadini francesi: – Coloro che sono nati in Francia da un padre francese; – Coloro che, nati in Francia da un padre straniero, hanno fissato la loro residenza nel Regno; – Coloro che, nati in un paese straniero da un padre francese, si sono stabiliti in Francia prestando il giuramento civico; – Infine coloro che, nati in un paese straniero e discendendo in un qualsiasi grado da un Francese o da una Francese emigrati per motivo di religione, vengano a dimorare in Francia e prestino il giuramento civico.

3. Coloro che, nati fuori dal Regno da genitori stranieri, risiedono in Francia, diventano cittadini francesi dopo cinque anni di domicilio continuato nel Regno se vi abbiano inoltre acquistato degli immobili o sposato una Francese, o creato un’azienda agricola o commerciale, e se hanno prestato il giuramento civico.

4. Il Potere legislativo potrà, per motivi importanti, conferire ad uno straniero un atto di naturalizzazione, senza altre condizioni che di fissare il suo domicilio in Francia e di prestarvi il giuramento civico.

5. Il giuramento civico è: Io giuro di essere fedele alla Nazione, alla Legge e al Re e di sostenere con tutte le mie possibilità la Costituzione del Regno, decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente negli anni 1789, 1790 e 1791.

6. La qualità di cittadino francese si perde: 1° per la naturalizzazione in un paese straniero; 2° Per la condanna a pene che comportano la degradazione civica, finché il condannato non è riabilitato; 3° Per un giudizio in contumacia, finché il giudizio non è annullato; 4° Per l’affiliazione a qualsiasi ordine cavalleresco straniero o a qualsiasi corporazione straniera che presupponga sia delle prove di nobiltà, sia delle distinzioni di nascita, o che esiga dei voti religiosi.

7. La legge non considera il matrimonio che come contratto civile. – Il Potere legislativo stabilirà per tutti gli abitanti, senza distinzione, il modo col quale le nascite, i matrimoni e i decessi saranno constatati; e designerà gli ufficiali pubblici che riceveranno e conserveranno i relativi atti.

8. I cittadini francesi, considerati sotto il profilo delle relazioni locali che nascono dalla loro riunione nelle città e in determinate circoscrizioni del territorio delle campagne, formano i Comuni. Il Potere legislativo potrà fissare l’estensione della circoscrizione di ciascun comune.

9. I cittadini che compongono ciascun comune hanno il diritto di eleggere a tempo, secondo le forme determinate dalla Legge, quelli tra loro che, col titolo di Ufficiali municipali, sono incaricati di gestire gli affari particolari del comune. - Si potranno delegare agli ufficiali municipali funzioni relative all’interesse generale dello Stato.

10. Le regole che gli ufficiali municipali saranno tenuti a seguire nell’esercizio delle loro funzioni, tanto quelle municipali quanto quelle che saranno state loro delegate per l’interesse generale, saranno fissate dalle leggi.

 

 

TITOLO III

DEI POTERI PUBBLICI

 

1. La Sovranità è una, indivisibile, inalienabile e imprescrittibile. Essa appartiene alla Nazione; nessuna frazione del popolo, né alcun individuo può attribuirsene l’esercizio.

2. La Nazione, dalla quale sola emanano tutti i Poteri, non può esercitarli che per delega. – La Costituzione francese è rappresentativa: i rappresentanti sono il Corpo legislativo ed il Re.

3. Il Potere legislativo è delegato ad una Assemblea Nazionale composta da rappresentanti temporanei, liberamente eletti dal popolo, per essere esercitato da essa, con la sanzione del Re, nella maniera che sarà fissata qui di séguito.

4. Il Governo è monarchico: il Potere esecutivo è delegato al Re, per essere esercitato sotto la sua autorità, da ministri ed altri agenti responsabili, nella maniera che sarà fissata qui di séguito.

5. Il Potere giudiziario è delegato a giudici eletti a tempo dal popolo.

 

 

Capitolo Primo

Dell’Assemblea Nazionale legislativa

 

1. L’Assemblea nazionale che costituisce il Corpo legislativo è permanente, e non è composta che da una Camera.

2. Essa sarà formata ogni due anni con nuove elezioni. – Ogni periodo di due anni formerà una legislatura.

3. Le disposizioni dell’articolo precedente non avranno applicazione con riguardo al prossimo Corpo legislativo, i cui poteri cesseranno l’ultimo giorno di aprile del 1793.

4. Il rinnovo del Corpo legislativo si farà di pieno diritto.

5. Il Corpo legislativo non potrà essere sciolto dal Re.

 

Sezione prima. – Numero dei rappresentanti. Basi della rappresentanza.

 

1. Il numero dei rappresentanti  al Corpo legislativo è di settecentoquarantacinque, in ragione degli ottantatré dipartimenti di cui il Regno è composto, e indipendentemente da quelli che potranno essere accordati alle Colonie.

2. I rappresentanti saranno distruibuiti tra gli ottantaré dipartimenti, secondo i tre parametri del territorio, della popolazione, e del tributo diretto.

3. Dei settecentoquarantacinque rappresentanti, duecentoquarantasette sono connessi al territorio. – Ciascun dipartimento ne eleggerà tre, con l’eccezione del dipartimento di Parigi, che ne eleggerà solo uno.

4. Duecentoquarantanove rappresentanti sono attribuiti alla popolazione.– La massa totale della popolazione attiva del Regno è divisa in duecentoquarantanove parti, e ciascun dipartimento nomina tanti deputati quante parti della popolazione comprende.

5. Duecentoquarantanove rappresentanti sono connessi al tributo diretto. – La somma totale del tributo diretto del Regno è parimenti divisa in duecentoquarantanove parti, e ciascun dipartimento nomina tanti deputati quante parti del tributo paga.

 

Sezione II. – Assemblee primarie. Nomina degli elettori

 

1. Per formare l’Assemblea nazionale legislativa, i cittadini attivi si riuniranno ogni due anni in assemblee primarie nelle città e nei cantoni. Le assemblee primarie si formeranno di pieno diritto la seconda domenica di marzo, se esse non sono state convocate prima dai funzionari pubblici stabiliti dalla Legge.

2. Per essere cittadino attivo, occorre: – Essere nato o divenuto Francese; – Avere l’età di venticinque anni compiuti; – Essere domiciliato nella città o nel cantone per il tempo determinato dalla legge; –  Pagare, in una qualsiasi parte del Regno, un tributo diretto almeno uguale al valore di tre giornate di lavoro, e presentarne la ricevuta; – Non essere in stato di domesticità, cioè di servitore a salario; – Essere iscritto nella municipalità del proprio domicilio nel ruolo delle guardie nazionali; – Aver prestato il giuramento civico.

3. Ogni sei anni, il Corpo legislativo fisserà il minimun e il maximun del valore di una giornata di lavoro, e gli amministratori dei dipartimenti ne faranno una determinazione locale per ciascun distretto.

4. Nessuno potrà esercitare i diritti di cittadino attivo in più di un luogo, né farsi rappresentare da un’altra persona.

5. Sono esclusi dall’esercizio dei diritti di cittadino attivo: – Coloro che sono in stato d’accusa; – Coloro che, dopo esser stati posti in stato di fallimento o di insolvenza, provato per documenti autentici, non presentano una quietanza generale dei loro creditori.

6. Le Assemblee primarie nomineranno gli elettori in proporzione del numero dei cittadini attivi domiciliati nella città o nel cantone. – Sarà nominato un elettore in ragione di cento cittadini, presenti o no all’Assemblea. – Ne saranno nominati due da centocinquantuno fino a duecentocinquanta, e così di séguito.

7. Nessuno potrà essere nominato elettore, se alle condizioni necessarie per essere cittadino attivo non riunisce queste: – Nelle città al di sopra delle seimila anime, quella di essere proprietario od usufruttuario di un bene valutato sui ruoli tributari a una rendita eguale al valore locale di duecento giornate di lavoro, o di essere locatario di un’abitazione valutata sui medesimi ruoli a una rendita eguale al valore di centocinquanta giornate di lavoro; – Nelle città al di sotto delle seimila anime, quella di essere proprietario od usufruttuario di un bene valutato sui ruoli tributari a una rendita eguale al valore locale di centocinquanta giornate di lavoro, o di essere locatario di un’abitazione valutata sui medesimi ruoli a una rendita eguale al valore di cento giornate di lavoro; – E nelle campagne, quella di essere proprietario od usufruttuario di un bene valutato sui ruoli tributari a una rendita eguale al valore locale di centocinquanta giornate di lavoro, o di essere fattore o mezzadro di beni valutati sui medesimi ruoli al valore di quattrocento giornate di lavoro; – Quanto a coloro che saranno a un tempo proprietari o usufruttuari da una parte, e locatari, fattori e mezzadri dall’altra, le loro facoltà economiche a questi diversi titoli saranno cumulate sino al tasso necessario a stabilire la loro eleggibilità.

 

Sezione III. – Assemblee elettorali. Nomina dei rappresentanti

 

1. Gli elettori nominati in ciascun dipartimento si riuniranno per eleggere il numero di rappresentanti la cui nomina sarà attribuita al loro dipartimento, ed un numero di supplenti eguale a un terzo di quello dei rappresentanti. – Le Assemblee elettorali si formano di pieno diritto l’ultima domenica di marzo, se esse non sono state convocate prima dai funzionari pubblici stabiliti dalla legge.

2. I rappresentanti ed i loro supplenti sono eletti a maggioranza assoluta dei suffragi, e non potranno essere scelti che tra i cittadini attivi del dipartimento.

3. Tutti i cittadini attivi, quale che sia il loro stato, professione o tributo, potranno essere eletti rappresentanti della Nazione.

4. Saranno nondimeno obbligati ad optare i ministri e gli altri agenti del Potere esecutivo revocabili a volontà, i commissari della Tesoreria nazionale, i percettori e i ricevitori delle imposte dirette, le persone preposte alla percezione ed alle regìe dei tributi indiretti e dei demani nazionali, e coloro che sotto qualsiasi denominazione sono legati ad impieghi della casa militare e civile del Re. – Saranno egualmente tenuti ad optare gli amministratori, sottoamministratori, ufficiali municipali, e i comandanti delle guardie nazionali.

5. L’esercizio delle funzioni giudiziarie sarà incompatibile con quello di rappresentanti della Nazione, durante tutta la durata della legislatura. – I giudici saranno sostituiti dai loro supplenti, e il Re provvederà con brevetti di commissione alla sostituzione dei suoi commissari [procuratori] presso i tribunali.

6. I membri del Corpo legislativo potranno essere rieletti alla legislatura successiva, e non potranno esserlo in séguito se non dopo l’intervallo di una legislatura.

7. I rappresentanti nominati nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della Nazione intera, e non si potrà dar loro alcun mandato.

 

Sezione IV. – Tenuta e regime delle Assemblee primarie ed elettorali

 

1. Le funzioni delle Assemblee primarie ed elettorali si limitano alle elezioni; esse si separeranno subito dopo fatte le elezioni, e non potranno formarsi di nuovo che quando saranno convocate, se non ricorre il caso dell’articolo primo della Sezione II e dell’articolo primo della Sezione III qui sopra.

2. Nessun cittadino attivo può entrare o dare il suo suffragio in un’Assemblea, se è armato.

  3. La forza armata non potrà essere introdotta all’interno senza il voto espresso dell’Assemblea, a meno che non vi si commettano delle violenze; in tal caso, l’ordine del presidente basterà per chiamare la forza pubblica.

4. Ogni due anni saranno formate, in ciascun distretto, delle liste per cantoni dei cittadini attivi, e la lista di ciascun cantone vi sarà pubblicata ed affissa due mesi prima dell’epoca dell’Assemblea primaria. – I reclami che potanno aver luogo, sia per contestare la qualità dei cittadini iscritti nella lista, sia da parte di coloro che si pretenderanno omessi ingiustamente, saranno portati ai tribunali per esservi giudicati in via sommaria. La lista servirà da regola per l’ammissione dei cittadini nella prossima Assemblea primaria, in tutto ciò che non sarà stato rettificato con giudizi tenuti prima della seduta dell’Assemblea.

5. Le Assemblee elettorali hanno il diritto di verificare la qualità e i poteri di coloro che vi si presenteranno, e le loro decisioni saranno provvisoriamente esecutive, salvo il giudizio del Corpo legislativo in sede di verifica dei poteri dei deputati.

6. In nessun caso e sotto nessun pretesto, il Re, né alcun altro degli agenti da lui nominati, potranno prender conoscenza delle questioni relative alla regolarità delle convocazioni, alla tenuta delle Assemblee, alla forma delle elezioni, né ai diritti politici dei cittadini, senza pregiudizio delle funzioni dei commissari [procuratori] del Re nei casi determinati dalla legge, in cui le questioni relative ai diritti politici dei cittadini debbono essere portate dinanzi ai tribunali.

 

Sez. V. – Riunione dei rappresentanti in Assemblea nazionale legislativa

 

1. I rappresentanti si riuniranno il primo lunedì del mese di maggio, nel luogo delle sedute dell’ultima legislatura.

2. Essi si formeranno provvisoriamente in Assemblea, sotto la presidenza del decano d’età, per verificare i poteri dei rappresentanti presenti.

3. Quando saranno in numero di trecentosettantatré membri verificati, essi si costituiranno col nome di Assemblea nazionale legislativa: essa nominerà un presidente, un vicepresidente e dei segretari, e comincerà ad esercitare le sue funzioni.

4. Durante tutto il corso del mese di maggio, se il numero dei rappresentanti presenti è al di sotto di trecentosettantatré, l’assemblea non potrà fare alcun atto legislativo. – Essa potrà emettere un’ordinanza per ingiungere ai membri assenti di assumere le loro funzioni nel termine di quindici giorni al più tardi, a pena di tremila livres di ammenda, se non offrono una scusante che sia giudicata legittima dell’Assemblea.

5. L’ultimo giorno di maggio, quale che sia il numero dei membri presenti, essi si costituiranno in Assemblea Nazionale legislativa.

6. I rappresentanti pronunceranno tutti insieme, in nome del Popolo francese, il giuramento di sostenere con tutte le loro possibilità la Costituzione del Regno, decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente negli anni 1789, 1790 e 1791, di nulla proporre o consentire, nel corso della legislatura, che possa attentare ad essa, e di essere in tutto fedeli alla Nazione, alla Legge ed al Re.

7. I rappresentanti della Nazione sono inviolabili: essi non potranno essere ricercati, accusati né giudicati in qualsiasi tempo per ciò che avranno detto, scritto o fatto nell’esercizio delle loro funzioni di rappresentanti.

8. Essi potranno, per fatti criminali, essere arrestati in flagrante delitto, o in virtù di un mandato di cattura; ma ne sarà dato avviso senza ritardo al Corpo legislativo; e il procedimento non potrà esser continuanto se non dopo che il Corpo legislativo avrà deciso che vi è luogo ad accusa.

 

 

Capitolo II

DELLA DIGNITÀ REGALE, DELLA REGGENZA E DEI MINISTRI

 

Sezione prima. – Della dignità regale e del Re

 

1. La dignità regale è indivisibile, e delegata ereditariamente alla dinastia regnante di maschio in maschio, per ordine di primogenitura, con l’esclusione perpetua delle donne e della loro discendenza. – (Niente è pregiudicato per effetto di rinunce, nella dinastia attualmente regnante).

2. La persona del Re è inviolabile e sacra; il suo solo titolo è Re dei Francesi.

3. Non vi è in Francia autorità superiore a quella della Legge. Il Re non regna che per essa, e solo in nome della Legge egli può esigere obbedienza.

4. Il Re, al suo avvento al trono, o quando avrà raggiunto la maggiore età, presterà alla Nazione, in presenza del Corpo legislativo, il giuramento di essere fedele alla Nazione ed alla Legge, d’impiegare tutto il potere che gli è delegato per sostenere la Costituzione decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente negli anni 1789, 1790 e 1791, e per far eseguire le Leggi. Se il Corpo legislativo non è riunito, il Re farà pubblicare un proclama, in cui saranno espressi questo giuramento e la promessa di reiterarlo non appena il Corpo legislativo sarà riunito.

5. Se un mese dopo l’invito del Corpo legislativo, il Re non ha prestato questo giuramento, o se dopo averlo prestato lo ritratta, s’intenderà che abbia abdicato alla dignità regale.

6. Se il Re si mette alla testa di un’armata e ne dirige le forze contro la Nazione, o se non si oppone con un atto formale ad una simile impresa che fosse eseguita in suo nome, s’intenderà che abbia abdicato alla dignità regale.

7. Se il Re, essendo uscito dal Regno, non vi rientra dopo l’invito che gli sarà fatto dal Corpo legislativo e nel termine che sarà fissato dal relativo proclama, che non potrà essere minore di due mesi, s’intenderà che abbia abdicato alla dignità regale. – Il termine comincerà a decorrere dal giorno in cui il proclama del Corpo legislativo sarà stato pubblicato nel luogo delle sue sedute; e i Ministri saranno tenuti, sotto la loro responsabilità, ad eseguire tutti gli atti del potere esecutivo, in cui esercizio sarà sospeso dalle mani del Re assente.

8. Dopo l’abdicazione espressa o legale, il Re sarà nella classe dei cittadini e potrà essere accusato e giudicato come loro per gli atti successivi alla sua abdicazione.

9. I beni particolari che il Re possiede al suo avvento al trono sono riuniti irrevocabilmente alla proprietà della Nazione; egli ha la disponibilità di quelli che acquista a titolo personale; se non ne ha disposto, essi sono parimenti riuniti alla fine del suo regno.

10. La Nazione provvede allo splendore del trono con una lista civile, di cui il Corpo legislativo determinerà l’ammontare ad ogni cambiamento di regno, per tutta la durata del regno.

11. Il Re nominerà un amministratore della lista civile, che eserciterà le azioni giudiziarie del Re e contro il quale saranno dirette tutte le azioni e pronunziate le sentenze a carico del Re. Le condanne ottenute dai creditori della lista civile saranno esecutive contro la persona dell’amministratore e sui suoi beni.

12. Il Re, indipendentemente dalla guardia d’onore che gli sarà fornita dai cittadini guardie nazionali del luogo della sua residenza, avrà una guardia pagata sui fondi della lista civile; essa non potrà eccedere il numero di milleduecento uomini a piedi e di seicento uomini a cavallo. – I gradi e le regole di promozione saranno ivi gli stessi che nelle truppe di linea; ma coloro che comporranno la guardia del Re otterranno tutti i gradi esclusivamente su di loro, e non potranno ottenerne nell’esercito di linea. – Il Re non potrà scegliere gli uomini della sua guardia se non tra coloro che sono attualmente in servizio nelle truppe di linea, o tra i cittadini che hanno prestato per un anno il servizio di guardie nazionali, purché siano residenti nel Regno e abbiano precedentemente prestato il giuramento civico. – La guardia del Re non potrà essere comandata né impiegata per alcun altro servizio pubblico.

 

Sezione II. – Della Reggenza

 

1. Il Re è minore fino all’età di diciotto anni compiuti; e durante la sua minorità vi è un Reggente del regno.

2. La reggenza appartiene al parente del re più prossimo in grado, secondo l’ordine di successione al trono, e dell’età di venticinque anni compiuti, purché sia Francese e regnicolo, non sia erede presuntivo di un’altra corona, ed abbia prestato precedentemente il giuramento civico. – Le donne sono escluse dalla reggenza.

3. Se un Re minore non ha alcun parente che riunisca le qualità qui sopra indicate, il Reggente del regno sarà eletto secondo quanto sarà detto negli articoli seguenti.

  4. Il Corpo legislativo non potrà eleggere il Reggente.

5. Gli elettori di ciascun distretto si riuniranno nel capoluogo del distretto, a séguito di un proclama che sarà fatto nella prima settimana del nuovo regno dal Corpo legislativo, se è riunito; e se non fosse riunito, il Ministro della Giustizia sarà tenuto a fare tale proclama nella stessa settimana.

6. Gli elettori nomineranno in ogni distretto, a scrutinio individuale ed alla maggioranza assoluta dei suffragi, un cittadino eleggibile e domiciliato nel distretto, al quale daranno, mediante il processo verbale d’elezione, un mandato speciale limitato alla sola funzione di eleggere il cittadino che egli giudicherà nel suo animo e nella sua coscienza il più degno di essere il Reggente del regno.

7. I cittadini mandatari nominati nei distretti saranno tenuti a riunirsi nella città dove il Corpo legislativo tiene le sue sedute, il quarantesimo giorno al più tardi a partire da quello dell’avvento del re minore al trono; essi vi formeranno l’assemblea elettorale, che procederà alla nomina del Reggente.

8. L’elezione del Reggente sarà fatta a scrutinio individuale, ed a maggioranza assoluta dei suffragi.

9. L’assemblea elettorale non potrà occuparsi che dell’elezione, e si separerà non appena l’elezione sarà terminata; ogni altro atto che essa dovesse prendere l’iniziativa di compiere è dichiarato incostituzionale e di nessun effetto.

10. L’assemblea elettorale farà presentare dal suo presidente il processo verbale dell’elezione al Corpo legislativo, che dopo aver verificato la regolarità dell’elezione, la farà pubblicare in tutto il regno con un proclama.

11. Il Reggente esercita, fino alla maggiore età del Re, tutte le funzioni regali e non è personalmente responsabile degli atti della sua amministrazione.

12 Il Reggente non può iniziare ad esercitare le sue funzioni se non dopo aver prestato alla Nazione, in presenza del Corpo legislativo, il giuramento di esser fedele alla Nazione, alla Legge ed al Re, d’impiegare tutto il potere delegato al Re, e il cui esercizio gli è affidato durante la minorità del Re, per sostenere la Costituzione decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente negli anni 1789, 1790 e 1791, e per far eseguire le Leggi. Se il Corpo legislativo non è riunito, il Reggente farà pubblicare un proclama, in cui saranno espressi questo giuramento e la promessa di reiterarlo non appena il Corpo legislativo sarà riunito.

13. Finché il Reggente non è entrato nell’esercizio delle sue funzioni, la sanzione delle leggi resta sospesa; i ministri continueranno a fare, sotto la loro responsabilità, tutti gli atti del Potere esecutivo.

14. Appena il Reggente avrà prestato il giuramento, il Corpo legislativo determinerà il suo trattamento, che non potrà esser cambiato durante il corso della Reggenza.

15. Se, a ragione della minore età del parente chiamato alla reggenza, essa è stata devoluta ad un parente più lontano, o conferita per elezione, il Reggente che sarà entrato nel suo esercizio continuerà le sue funzioni fino alla maggiore età del Re.

16. La reggenza del regno non dà alcun diritto sulla persona del re minore.

17. La custodia del Re minore sarà affidata a sua madre; e se non c’è la madre, o se ella si è risposata all’epoca dell’avvento del figlio al trono, o se ella si risposa durante la minorità, la custodia sarà conferita dal Corpo legislativo. – Non possono essere scelti per la custodia del Re minore, né il Reggente e i suoi discendenti, né le donne.

18. Il caso di demenza del Re, notoriamente riconosciuta, legalmente constatata, e dichiarata dal Corpo legislativo dopo tre deliberazioni prese successivamente di mese in mese, si fa luogo alla reggenza, finché la demenza persiste.

 

Sezione III. – Della famiglia del Re

 

1. L’erede presuntivo porterà il nome di Principe reale. – Egli non può uscire dal regno senza un decreto del Corpo legislativo ed il consenso del Re. – Se ne è uscito, e se, giunto all’età di diciotto anni, non rientra in Francia dopo esserne stato richiesto da un proclama del Corpo legislativo, s’intenderà che abbia abdicato al diritto di successione al trono.

2. Se l’erede presuntivo è minore, il parente maggiorenne, primo chiamato alla reggenza, è tenuto a risiedere nel regno. – Nel caso in cui ne fosse uscito, se non vi rientra sulla richiesta del Corpo legislativo, s’intenderà che abbia abdicato al suo diritto alla reggenza.

3. La madre del Re minore che ne abbia la custodia o il custode eletto, se escono dal regno, decadono dalla custodia. Se la madre dell’erede presuntivo minore esce dal regno ella non potrà, anche dopo il suo ritorno, avere la custodia del figlio minore divenuto Re, se non per un decreto del Corpo legislativo.

4. Sarà fatta una legge per regolare l’educazione del Re minore e quella dell’erede presuntivo minore.

5. I membri della famiglia del Re chiamati all’eventuale successione al trono, godono dei diritti di cittadino attivo, ma non sono eleggibili ad alcuno dei posti, impeghi e funzioni che sono di nomina popolare. – Tranne i dipartimenti del ministero, sono suscettibili di posti e impieghi di nomina regia; tuttavia, non potranno avere il comando in capo di alcuna armata di terra o di mare, né avere le funzioni di ambasciatori se non col consenso del Corpo legislativo, accordato sulla proposta del Re.

6. I membri della famiglia del Re chiamati all’eventuale successione al trono aggiungeranno la denominazione di Principe francese al nome che sarà stato dato loro nell’atto civile di constatazione della loro nascita, e questo nome non potrà essere né patronimico, né formato da alcuna delle qualificazioni abolite dalla presente Costituzione. – La denominazione di principe non potrà esser data a nessun altro individuo e non comporterà alcun privilegio, né alcuna eccezione al diritto comune di tutti i Francesi.

7. Gli atti coi quali saranno legalmente constatate le nascite, i matrimoni e i decessi dei Principi francesi saranno presentati al Corpo legislativo, che ne ordinerà il deposito nei suoi archivi.

8. Non sarà accordato ai membri della famiglia reale alcun appannaggio in diritti reali. I figli cadetti del Re riceveranno all’età di venticinque anni compiuti, o al loro matrimonio, una rendita di appannaggio, che sarà fissata dal Corpo legislativo, e finirà all’estinzione della loro discendenza maschile.

 

Sezione IV. – Dei ministri

 

1. Al Re solo appartiene la scelta e la revoca dei ministri.

2. I membri dell’Assemblea nazionale attuale e delle legislature successive, i membri del Tribunale di cassazione e quelli che serviranno nell’alto giurì non potranno essere promossi al ministero, né ricevere posti, donativi, pensioni, trattamenti o commissioni dal Potere esecutivo o dai suoi agenti, per la durata delle loro funzioni, né per dieci anni dopo averne cessato l’esercizio. – Lo stesso sarà per coloro che saranno soltanto iscritti sulla lista dell’alto giurì, per il tempo in cui durerà la loro iscrizione.

3. Nessuno può entrare nell’esercizio di alcun impiego, sia negli uffici del ministero, sia in quelli degli appalti e dell’amministrazione delle rendite pubbliche, né in generale di alcun impiego di nomina del Potere esecutivo, senza prestare il giuramento civico, o senza dimostrare di averlo prestato.

4. Nessun ordine del Re potrà essere eseguito, se non è stato firmato da lui e controfirmato dal ministro o dal tesoriere del dipartimento.

5. I ministri sono responsabili di ogni delitto da loro commesso contro la sicurezza nazionale e la Costituzione; – Di ogni attentato alla proprietà ed alla libertà individuale; – Di ogni dissipazione del denaro destinato alle spese del loro dipartimento.

6. In nessun caso l’ordine del Re, verbale o scritto, può sottarre un ministro alla sua responsabilità.

  7. I ministri sono tenuti a presentare ogni anno al Corpo legislativo, all’apertura della sessione, lo schema delle spese da fare nel loro dipartimento, a render conto dell’impiego delle somme ed esso destinate, e di indicare gli abusi che abbiano potuto introdursi nelle diverse parti del governo.

8. Nessun ministro in carica, o fuori di carica, può essere perseguito penalmente per un fatto della sua amministrazione, senza un decreto del Corpo legislativo.

 

 

Capitolo III

DELL’ESERCIZIO DEL POTERE LEGISLATIVO

 

Sezione prima. – Poteri e funzioni dell’Assemblea Nazionale legislativa

 

1. La Costituzione delega esclusivamente al Corpo legislativo i poteri e le funzioni seguenti:  1° Proporre e decretare le leggi: il Re può solo invitare il Corpo legislativo a prendere un oggetto in considerazione;  2° Fissare le spese pubbliche;  3° Stabilire le contribuzioni pubbliche, determinandone la natura, la  quantità, la durata e il modo di percezione;  4° Fare la ripartizione del tributo diretto tra i dipartimenti del regno, sorvegliar  l’impiego di tutte le rendite pubbliche e farsene render conto;  5° Decretare la creazione o la soppressione degli uffici pubblici;  6° Determinare il titolo, il peso, l’impronta e la denominazione delle monete;  7° Permettere o vietare l’introduzione di truppe straniere sul territorio francese e di forze navali straniere nei porti del regno;  8° Decidere annualmente, su proposta del Re, sul numero di uomini e di navi di cui le armate di terra e di mare saranno composte; sulla paga e sul  numero di individui di ciascun grado; sulle regole di ammissione e di promozione, le forme dell’arruolamento e del congedo, la formazione degli equipaggi di mare; sull’ammissione delle truppe o delle forze navali straniere al servizio della Francia; e sul trattamento delle truppe in caso di licenziamento;  9° Decidere sull’amministrazione e ordinare l’alienazione delle proprietà nazionali;  10° Perseguire davanti all’Alta Corte nazionale la responsabilità dei ministri e degli agenti principali del Potere esecutivo; accusare e perseguire davanti alla stessa Corte coloro che saranno accusati di attentato e di complotto contro la sicurezza generale dello Stato o contro la Costituzione;  11° Stabilire le leggi secondo le quali i segni d’onore e le decorazioni puramente personali saranno accordati a coloro che abbiano reso dei servigi allo Stato;  12° Il solo Corpo legislativo ha il diritto di decretare gli onori pubblici alla memoria dei grandi uomini.

2. La guerra non potrà esser decisa che per un decreto del Corpo legislativo, reso su proposta formale e necessaria del Re, e sanzionato da lui. – Nei casi di ostilità imminenti o iniziate, di un alleato da sostenere, o di un diritto da tutelare con la forza delle armi, il Re ne darà, senza alcun ritardo, notifica al Corpo legislativo, e ne farà conoscere i motivi. Se il Corpo legisaltivo è in vacanza, il Re lo convocherà immediatamente. – Se il Corpo legislativo decide che la guerra non deve esser fatta, il Re prenderà immediatamente le misure per farla cessare o per prevenire tutte le ostilità, e i ministri resteranno responsabili dei ritardi. – Se il Corpo legislativo trova che le ostilità iniziate costituiscono una colpevole aggressione da parte dei ministri o di qualsiasi altro agente del Potere esecutivo, l’autore dell’aggressione sarà perseguito in sede penale. – Durante tutto il corso della guerra, il Corpo legislativo può chiedere al Re di negoziare la pace; e il Re è tenuto ad attenersi a tale richiesta. – Nel momento in cui la guerra cesserà, il Corpo legislativo fisserà il termine entro il quale le truppe arruolate al di là del contingente di pace saranno congedate, e l’armata ridotta al suo stato ordinario.

3. Appartiene al Corpo legislativo ratificare i trattati di pace, di alleanza e di commercio; e nessun trattato avrà effetto se non in base a tale ratifica.

4. Il Corpo legislativo ha il diritto di determinare il luogo delle sue sedute, di continuarle finché lo giudicherà necessario, e di aggiornarsi. All’inizio di ogni regno, se non è riunito, sarà tenuto a riunirsi senza ritardo. – Esso ha il diritto di polizia nel luogo delle sue sedute e nel perimetro esterno che avrà determinato. – Esso ha il diritto di disciplina sui suoi membri; ma non può pronuciare una punizione più forte della censura, dell’arresto per otto giorni e della prigione per tre giorni. – Esso ha in diritto di disporre, per la propria sicurezza e per mantenere il rispetto che gli è dovuto, delle forze che, col suo consenso, saranno stabilite nella città dove terrà le sue sedute.

5. Il Potere esecutivo non può far passare o soggiornare alcun corpo di truppe di linea alla distanza di trentamila tese dal Corpo legislativo, se non su sua richiesta o con la sua autorizzazione.

 

Sezione II. Tenuta delle sedute e forma delle deliberazioni

 

1. Le deliberazioni del Corpo legislativo saranno pubbliche, e i processi verbali delle sue sedute saranno stampati.

2. Il Corpo legislativo potrà tuttavia, in ogni occasione, formarsi in Comitato generale. – Cinquanta membri avranno il diritto di esigerlo. – Per la durata del Comitato generale, coloro che assistono si ritireranno, il seggio del presidente sarà vuoto, l’ordine sarà mantenuto dal vicepresidente.

3. Nessun atto legislativo potrà essere deliberato e decretato se non nella forma seguente.

4. Saranno fatte tre letture del progetto di decreto, a tre intervalli, di cui ciascuno non potrà essere più breve di otto giorni.

5. La discussione sarà aperta dopo ogni lettura; tuttavia dopo la prima o la seconda lettura, il Corpo legislativo potrà dichiarare che vi è luogo all’aggiornamento o che non vi è luogo a deliberare; in quest’ultimo caso il progetto di decreto potrà essere ripresentato nella stessa sessione. – Ogni progetto di decreto sarà stampato e distribuito prima che la seconda lettura possa esser fatta.

6. Dopo la terza lettura, il presidente sarà tenuto a mettere in deliberazione, e il Corpo legislativo deciderà se si trova in condizione di esprimere un decreto definitivo o se vuole rinviare la decisione ad un altro momento, per raccogliere più ampi chiarimenti.

7. Il Corpo legislativo non può deliberare, se la seduta non è composta di almeno duecento membri, e nessun decreto sarà formato se non con la maggioranza assoluta dei suffragi.

8. Ogni progetto di legge che, sottoposto a discussione, sarà stato rigettato dopo la terza lettura, non potrà essere ripresentato nella stessa sessione.

9. Il preambolo di ogni decreto definitivo indicherà: 1° Le date delle sedute in cui le tre letture del progetto saranno state fatte; 2° Il decreto col quale sarà stato deciso, dopo la terza lettura, di decidere definitivamente.

10. Il Re rifiuterà la sua sanzione al decreto il cui preambolo non attesterà l'osservanza delle forme qui sopra indicate; se qualcuno di questi decreti sarà stato sanzionato, i ministri non potranno apporvi il sigillo né promulgarlo, e la loro responsabilità a questo riguardo durerà sei anni.

11. Sono eccettuati dalle disposizioni precedenti i decreti riconosciuti e dichiarati urgenti con una delibera preliminare del Corpo legislativo; ma essi potranno esser modificati o revocati nel corso della stessa sessione. Il decreto col quale la materia sarà dichiarata urgente ne enuncerà i motivi, e sarà fatta menzione di questo decreto preliminare nel preambolo del decreto definitivo.

 

Sezione III. Della Sanzione reale

 

1. I decreti del Corpo legislativo sono presentati al Re, che può rifiutare ad essi il suo consenso.

2. Nel caso in cui il re rifiuta il suo consenso, questo rifiuto non è che sospensivo. – Quando le due legislature che seguiranno quella che avrà presentato il decreto avranno successivamente riprsentato il medesimo decreto negli stessi termini, si riterrà che il Re abbia dato la sanzione.

3. Il consenso del Re è espresso su ciascun decreto con questa formula firmata dal Re: Il Re acconsente e farà eseguire. – Il rifiuto sospensivo è espresso da questa: Il Re esaminerà.

4. Il Re è tenuto ad esprimere il suo consenso o il suo rifiuto su ciascun decreto, entro due mesi dalla presentazione.

5. Ogni decreto al quale il Re abbia rifiutato il suo consenso non potrà essergli ripresentato durante la stessa legislatura.

6. I decreti sanzionati dal Re, e quelli che gli saranno stati presentati per tre legislature consecutive, hanno forza di legge, e portano il nome e l’intitolazione di Leggi.

7. Saranno nondimeno eseguiti come leggi, senza esser soggetti alla sanzione, gli atti del Corpo legislativo concernenti: la sua costituzione in Assemblea deliberante; – La sua polizia interna, e quella che potrà essere esercitata nel perimetro esterno che esso avrà determinato; – La verifica dei poteri dei membri presenti; – Le ingiunzioni ai membri assenti; – La convocazione delle Assemblee primarie in ritardo; - L’esercizio della polizia costituzionale sugli amministratori e sugli ufficiali municipali; – Le questioni sia di eleggibilità, sia di validità delle elezioni; – Non sono parimenti soggetti a sanzione gli atti relativi alla responsabilità dei ministri e i decreti che stabiliscono che vi è luogo ad accusa.

8. I decreti del Corpo legislativo concernenti lo stabilimento, la proroga e la percezione dei tributi pubblici, porteranno il nome e l’intitolazione di Leggi. Essi saranno promulgati ed eseguiti senza esser soggetti a sanzione, se non per le disposizioni che stabilissero pene diverse da ammende e sanzioni pecuniarie. – Questi decreti non potranno essere resi che nell’osservanza delle forme prescritte dagli artt. 4, 5, 6, 7, 8 e 9 della sezione II del presente capitolo;  e il Corpo legislativo non potrà inserirvi disposizioni estranee al loro oggetto.

 

Sezione IV. – Relazioni del Corpo legislativo con il Re

 

1. Quando il Corpo legislativo è definitivamente costituito, esso invia al Re una deputazione per informarlo. Il Re può fare ogni anno l’apertura della sessione, e proporre gli oggetti che crede debbano essere presi in considerazione nel corso di tale sessione, senza tuttavia che tale formalità possa essere considerata necessaria per l’attività del Corpo legislativo.

2. Quando il Corpo legislativo vuole aggiornarsi per più di quindici giorni, deve prevenirne il Re con una deputazione con almeno otto giorni di anticipo.

3. Almeno otto giorni prima della fine di ciascuna sessione, il Corpo legislativo invia al Re una deputazione, per annunciargli il giorno in cui si propone di terminare le sue sedute: il Re può venire a fare la chiusura della sessione.

4. Se il Re ritiene che importa al bene dello Stato che la sessione sia continuata, o che l’aggiornamento non abbia luogo, o che abbia luogo per un tempo meno lungo, egli può a tal fine inviare un messaggio sul quale il Corpo legislativo è tenuto a deliberare.

5. Il Re convocherà il Corpo legislativo, nell’intervallo delle sue sessioni, tutte le volte che l’interesse dello Stato gli parrà esigerlo, e così nei casi che saranno stati previsti e determinati dal Corpo legislativo prima di aggiornarsi.

6. Tutte le volte che il Re si porterà nel luogo delle sedute del Corpo legislativo, egli sarà ricevuto e riaccompagnato da una deputazione; egli non potrà essere accompagnato dentro la sala che dal Principe reale e dai ministri.

7. In nessun caso il presidente potrà far parte di una deputazione.

8. Il Corpo legislativo cesserà di essere corpo deliberante, finchè il Re sarà presente.

9. Gli atti di corrispondenza del Re col Corpo legislativo saranno sempre controfirmati da un ministro.

10. I ministri del Re avranno ingresso nell’Assemblea nazionale legislativa; vi avranno un posto assegnato. – Saranno ascoltati tutte le volte che lo chiederanno sugli oggetti relativi alla loro amministrazione o quando saranno richiesti di dare chiarimenti. – Saranno parimenti ascoltati sugli oggetti estranei alla loro amministrazione quando l’Asssemblea nazionale concederà loro la parola.

 

 

Capitolo IV

DELL’ESERCIZIO DEL POTERE ESECUTIVO

 

1. Il Potere esecutivo supremo risiede esclusivamente nelle mani del Re. – Il Re è il capo supremo dell’amministrazione generale del regno: la cura di vegliare al mantenimento dell’ordine e della tranquillità pubblica è a lui confidata. – Il Re è il capo supremo dell’armata di terra e dell’armata navale. – Al Re è delegata la cura di vegliare alla sicurezza esterna del regno, e di mantenerne i diritti e i possessi.

2. Il Re nomina gli ambasciatori, e gli altri agenti delle negoziazioni politiche. – Egli conferisce il comando delle armate e delle flotte, e i gradi di Maresciallo di Francia e di Ammiraglio. – Nomina i due terzi dei contrammiragli, la metà dei luogotenenti generali, dei marescialli di campo, dei capitani di vascello, e dei colonnelli della gendarmeria nazionale. – Nomina un terzo dei colonnelli e dei luogotenenti colonnelli, e un sesto dei luogotenenti di vascello: il tutto conformandosi alle leggi sulle promozioni. – Nomina, nell’amministrazione civile della marina, gli ordinatori, i controllori, i tesorieri degli arsenali, i capi dei lavori, i sottocapi dei bastimenti civili, la metà dei capi delle amministrazioni e dei sottocapi delle costruzioni. – Nomina dei commissari [procuratori] presso i tribunali. – Nomina coloro che sono posti a capo alle regìe dei contributi indiretti, ed all’amministrazione dei demani nazionali. – Sorveglia la fabbricazione delle monete, e nomina i funzionari incaricati di esercitare questa sorveglianza nella commissione generale e nelle zecche. – L’effigie del Re è impressa su tutte le monete del regno.

3. Il Re fa consegnare le lettere patenti, i brevetti e le commissioni ai funzionari pubblici o agli altri che debbono riceverle.

4. Il Re fa redigere la lista delle pensioni e gratifiche, perché sia presentata al Corpo legislativo in ogni sua sessione, e se è il caso da esso decretata.

 

Sezione prima. – Della promulgazione delle leggi.

 

  1. Il potere esecutivo è incaricato di far apporre alle leggi il sigillo dello Stato e di farle promulgare. – È parimenti incaricato di far promulgare ed eseguire gli altri atti del Corpo legislativo che non han bisogno della sanzione del Re.

2. Saranno fatti due originali di ciascuna legge, entrambi firmati dal Re, controfirmate dal Ministro della Giustizia e sigillate col sigillo dello Stato.– Uno resterà depositato negli archivi del Sigillo, e l’altro sarà rimesso agli archivi del Corpo legislativo.

3. La promulgazione sarà così concepita: – «N. (il nome del Re) per grazia di Dio, e per Legge costituzionale dello Stato, Re dei Francesi. A tutti i presenti e futuri, Salute. L’Assemblea nazionale ha decretato, e Noi vogliamo e ordiniamo quanto segue:» (la copia letterale del decreto sarà inserita senza alcun cambiamento). «Diamo mandato ed ordiniamo a tutti i corpi amministrativi ed ai tribunali, che facciano consegnare le presenti nei loro registri, leggere, pubblicare ed affiggere nei loro rispettivi dipartimenti e circoscrizioni, ed eseguire come Legge del Regno: in fede di che noi abbiamo firmato le presenti, alle quali abbiamo fatto apporre il sigillo dello Stato».

4. Se il Re è minore, le leggi, i proclami e gli altri atti emamati dall’autorità reale durante la Reggenza, saranno concepiti come segue: «N. (il nome del Reggente), Reggente del Regno, in nome di N. (il nome del Re) per grazia di Dio, e per Legge costituzionale dello Stato, Re dei Francesi, etc.»

  5. Il potere esecutivo è tenuto a inviare le leggi ai Corpi amministrativi e ai tribunali, a far certificare questo invio, e a darne prova al Corpo legislativo.

6. Il Potere esecutivo non può fare alcuna legge, anche provvisoria, ma solo dei proclami conformi alle leggi, per ordinarne o richiamarne l’esecuzione.

 

Sezione II. Dell’amministrazione interna

 

1. Vi è per ogni dipartimento un’amministrazione superiore, e in ogni distretto un’amministrazione subordinata.

2. Gli amministratori non hanno alcun carattere rappresentativo. – Essi sono agenti eletti a tempo dal popolo, per esercitare, sotto la sorveglianza e l’autorità del Re, le funzioni amministrative.

3. Essi non possono né ingerirsi nell’esercizio del Potere legislativo, o sospendere l’esecuzione delle leggi, né compiere alcun atto sull’ordine giudiziario, né sulle disposizioni od operazioni militari.

4. Gli amministratori sono essenzialmente incaricati di ripartire i contributi diretti, e di sorvegliare il danaro proveniente da tutte le contribuzioni e le rendite pubbliche nel loro territorio. – Appartiene al Potere legislativo determinare le regole e il modo delle loro funzioni, tanto sugli oggetti qui sopra indicati, quanto su tutte le altre parti dell’amministrazione interna.

5. Il Re ha il diritto di annullare gli atti degli amministratori di dipartimento, contrari alle leggi o agli ordini che avrà loro indirizzato. – Egli può, nel caso di perseverante disobbedienza, o se compromettono coi loro atti la sicurezza o la tranquillità pubblica, sospenderli dalle loro funzioni.

6. Gli amministratori di dipartimento hanno del pari il diritto di annullare gli atti dei sottoamministratori di distretto, contrari alle leggi o alle ordinanze degli amministratori di dipartimento, o agli ordini che questi ultimi avranno loro  dati o trasmessi. – Essi possono egualmente, nel caso di perseverante disobbedienza dei sottoamministratori, o se questi ultimi compromettono coi loro atti la sicurezza o la tranquillità pubblica, sospenderli dalle loro funzioni, a condizione di informarne il Re, che potrà togliere o confermare la sospensione.

7. Il Re può, quando gli amministratori di dipartimento non avranno fatto uso del potere loro delegato dall’articolo precedente, annullare direttamente gli atti dei sottoamministratori, e sospenderli negli stessi casi.

8. Tutte le volte che il Re avrà pronunciato o confermato la sospensione degli amministratori o dei sottoamministratori, ne informerà il Corpo legislativo. – Questo potrà o togliere la sospensione, o confermarla, o anche sciogliere l’amministrazione colpevole, e se è il caso rinviare tutti gli amministratori o alcuni di essi ai tribunali penali, o portare contro di loro il decreto di accusa.

 

Sezione III. Delle relazioni esterne

 

  1. Il Re solo può intrattenere relazioni politiche all’esterno, condurre le negoziazioni, fare preparativi di guerra proporzionati a quelli degli Stati vicini, distribuire le forze di terra e di mare come giudicherà conveniente, e regolarne la direzione in caso di guerra.

2. Ogni dichiarazione di guerra sarà fatta in questi termini: Da parte del Re dei Francesi, in nome della Nazione.

3. Appartiene al Re di decidere e di firmare con tutte le potenze straniere tutti i trattati di pace, di alleanza e di commercio, ed altre convenzioni che giudicherà necessarie al bene dello Stato, salvo la ratifica del Corpo legislativo.

 

 

Capitolo V

DEL POTERE GIUDIZIARIO

 

1. Il Potere giudiziario non può in nessun caso essere esercitato dal Corpo legislativo o dal Re.

2. La giustizia sarà resa gratuitamente da giudici eletti a tempo dal popolo, e istituiti con lettere patenti del Re, che non potrà rifiutarle. – Essi non potranno essere né destituiti se non per violazione dei doveri pubblici debitamente giudicata, né sospesi se non per un’accusa ammessa. – L’Accusatore pubblico sarà nominato dal popolo.

3. I tribunali non possono né ingerirsi nell’esercizio del Potere legislativo, o sospendere l’esecuzione delle leggi, né compiere atti sulle funzioni amministrative, o citare davanti a loro gli amministratori in ragione delle relative funzioni.

4. I cittadini non possono essere distolti dai giudici che la legge assegna loro, per alcuna commissione o per altre attribuzioni o avocazioni diverse da quelle determinate dalle leggi.

 5. Il diritto dei cittadini di chiudere in via definitiva le loro contestazioni per la via dell’arbitrato, non può ricevere alcun attentato mediante gli atti del Potere legislativo.

6. I tribunali ordinari non possono ammettere alcuna azione in sede civile, se non sia data loro la prova che le parti sono comparse, o che l’attore ha citato la parte avversa davanti a dei mediatori per pervenire ad una conciliazione.

7. Vi saranno uno o più giudici di pace nei cantoni e nelle città. Il loro numero sarà determinato dal Potere legislativo.

8. Appartiene al Potere legislativo regolare il numero e le circoscrizioni dei tribunali, ed il numero di giudici di cui ciascun tribunale sarà composto.

9. In materia penale, nessun cittadino può esser giudicato che in base a una accusa accolta da giurati, o decretata dal Corpo legislativo, nei casi in cui ad esso spetti di fare l’atto d’accusa. – Dopo ammessa l’accusa le circostanze di fatto saranno riconosciute e dichiarate dai giurati. – L’accusato avrà la facoltà di ricusarne fino a venti senza darne i motivi. – I giurati che dichiareranno le circostanze di fatto non potranno essere più di dodici. – L’applicazione della legge sarà fatta dai giudici. – L’istruzione sarà pubblica, e nessuno potrà rifiutare agli accusati il soccorso di un difensore. – Ogni uomo assolto da una giuria legale non può esser nuovamente arrestato o accusato per lo stesso fatto.

10. Nessuno può esser preso che per esser condotto dinanzi all’ufficiale di polizia; e nessuno può esser messo in stato d’arresto o detenuto, se non in virtù di un mandato degli ufficiali di polizia, di un mandato di cattura di un tribunale, di un decreto d’accusa del Corpo legislativo nel caso in cui spetta ad esso pronunciarsi o di un giudizio di condanna alla prigione o alla detenzione correzionale.

11. Ogni uomo preso e condotto davanti all’ufficiale di polizia sarà interrogato immediatamente, o al più tardi nelle ventiquattro ore. – Se risulta dall’interrogatorio che non c’é alcun motivo di imputazione contro di lui, sarà subito rimesso in libertà; o se è il caso di mandarlo alla casa di detenzione vi sarà condotto nel più breve tempo, che in nessun caso potrà eccedere i tre giorni.

12. Nessun arrestato può esser trattenuto se dà una cauzione sufficiente, in tutti i casi in cui la legge gli permette di restar libero su cauzione.

13. Nessuno, nei casi in cui la detenzione è autorizzata dalla legge, può esser condotto e detenuto se non lei luoghi legalmente e pubblicamente designati per fungere da casa di detenzione, da carcere giudiziario o da prigione.

14. Nessun custode o secondino può ricevere o trattenere alcuno se non in virtù di un mandato o ordine di cattura, un decreto d’accusa o un giudizio di condanna di cui all’art.10 che precede, e senza che ne sia fatta trascrizione sul suo registro.

15. Ogni custode o secondino è tenuto, senza che alcun ordine possa dispensarlo, a presentare la persona del detenuto all’ufficiale civile che gestisce la polizia della casa di detenzione, tutte le volte che ne sarà da lui richiesto.– La presentazione della persona del detenuto non potrà del pari esser rifiutata ai suoi parenti e amici, latori dell’ordine dell’ufficiale civile, che sarà sempre tenuto ad accordarlo, salvo che il custode o secondino non presenti un’ordinanza del giudice, trascritta sul suo registro, di tenere l’arrestato in segregazione.

16. Ogni uomo, quale che sia il suo posto o impiego, diversi da quelli cui la legge conferisce il diritto di arrestare, che darà, firmerà, eseguirà o farà eseguire l’ordine di arrestare un cittadino, ovvero chiunque, anche nel caso di arresto autorizzato dalla legge, condurrà, riceverà o tratterrà un cittadino in un luogo di detenzione non pubblicamente e legalmente designato, e ogni custode o secondino che contravverà alle disposizioni dei precedenti artt.14 e 15, saranno colpevoli del delitto di detenzione arbitraria.

17. Nessuno può essere ricercato o perseguito a motivo degli scritti che avrà fatto stampare o pubblicare su qualsiasi materia, se non abbia premeditatamente provocato la disobbedienza alla legge, la menomazione dei poteri costituiti, la resistenza ai loro atti, o alcuna delle azioni dichiarate crimini o delitti dalla legge. – La censura sugli atti dei Poteri costituiti è permessa; le calunnie volontarie contro la probità dei funzionari pubblici e la dirittura delle loro intenzioni nell’esercizio delle loro funzioni potranno esser perseguite da coloro che ne sono oggetto. - Le calunnie e le ingiurie contro qualsiasi persona relative alle azioni della sua vita privata saranno punite su sua denunzia.

18. Nessuno può essere giudicato, sia in sede civile sia in sede penale, a causa di scritti stampati o pubblicati, a meno che non sia stato riconosciuto da un giurì: 1° Se c’è un delitto nello scritto denunciato; 2° Se la persona perseguita ne è responsabile.

  19. Ci sarà per tutto il Regno un solo tribunale di Cassazione, stabilito presso il Corpo legislativo. Esso avrà per funzioni di pronunciarsi: – Sulle domande di cassazione contro i giudizi resi in ultima istanza dai tribunali; – Sulle domande di rinvio da un tribunale all’altro, per causa di legittima suspicione; – Sui regolamenti dei giudici e le denunzie contro un intero tribunale.

20. In materia di cassazione, il tribunale di Cassazione non potrà mai conoscere il merito delle questioni; ma dopo aver cassato il giudizio che sarà stato reso con una procedura in cui siano state violate le forme, o che conterrà una espressa violazione di legge, rinvierà il merito del processo al tribunale che deve giudicarlo.

21. Quando dopo due cassazioni il giudizio del terzo tribunale sarà impugnato con gli stessi mezzi che per i due precedenti, la questione non potrà più esser discussa dinanzi al tribunale di Cassazione senza esser stata sottoposta al Corpo legislativo, che emetterà un decreto dichiaratorio della legge, al quale il tribunale di Cassazione dovrà conformarsi.

22. Ogni anno, il tribunale di Cassazione sarà tenuto ad inviare alla tribuna del Corpo legislativo una deputazione di otto dei suoi membri, che presenteranno ad esso lo stato dei giudizi resi, accanto ad ognuno dei quali saranno posti la sintesi della questione e la legge che avrà determinato la decisione.

23. Un’Alta Corte nazionale, formata dai membri del tribunale di Cassazione e da alti giurati, giudicherà i reati dei ministri ed agenti principali del potere esecutivo, e dei crimini che attaccheranno la sicurezza generale dello Stato, quando il Corpo legislativo avrà emesso un decreto d’accusa. – Essa si riunirà solo in base ad un proclama del Corpo legislativo, e a una distanza di almeno trentamila tese dal luogo dove il Corpo legislativo terrà le sue sedute.

24. Le formule esecutive delle sentenze dei tribunali saranno concepite come segue: – «N. (il nome del Re) per grazia di Dio, e per Legge costituzionale dello Stato, Re dei Francesi. A tutti i presenti e futuri, salute. Il tribunale di...  ha reso il seguente giudizio – (qui sarà copiata la sentenza, in cui sarà fatta menzione del nome dei giudici) – Diamo mandato ed ordiniamo a tutti gli Uscieri a ciò richiesti, di mettere il detto giudizio in esecuzione, ai nostri commissari presso i tribunali di darvi assistenza, e a tutti i Comandanti e Ufficiali della forza pubblica di prestare man forte, quando ne saranno legalmente richiesti. In fede di che, la presente sentenza è stata firmata dal Presidente del tribunale e dal Cancelliere».

25. Le funzioni dei commissari del Re presso i tribunali saranno di richiedere l’osservanza delle leggi nei giudizi da farsi, e di far eseguire le sentenze rese. – Essi non saranno accusatori pubblici ma saranno ascoltati su tutte le accuse e faranno richieste nel corso dell’istruzione per la regolarità delle forme, e prima della sentenza per l’applicazione della legge.

26. I commissari del Re presso i tribunali denunceranno al direttore del giurì, sia d’ufficio, sia in base agli ordini che saranno dati loro dal Re: – Gli attentati contro la libertà individuale dei cittadini, contro la libera circolazione dei generi alimentari ed altri oggetti di commercio e contro la percezione dei tributi; - I delitti per i quali l’esecuzione degli ordini dati dal Re nell’esercizio delle funzioni che gli sono delegate, sarà turbata o impedita; – E le ribellioni nei confronti dell’esecuzione delle sentenze e di tutti gli atti esecutori emanati dai poteri costituiti.

27. Il Ministro della Giustizia denuncerà al tribunale di Cassazione, per il tramite del Commissario del Re e senza pregiudizio dei diritti delle parti interessate, gli atti per i quali i giudici avranno ecceduto i limiti del loro potere. – Il tribunale li annullerà; e se essi danno luogo a violazione dei doveri pubblici, il fatto sarà denunziato al Corpo legislativo, che emetterà il decreto d’accusa, se è il caso, e rinvierà gli imputati davanti all’Alta Corte nazionale.

 

 

TITOLO IV

DELLA FORZA PUBBLICA

 

1. La forza pubblica è istituita per difendere lo Stato contro i nemici esterni, e per assicurare all’interno il mantenimento dell’ordine e l’esecuzione delle leggi.

2. Essa è composta: – Dall’armata di terra e di mare; – Dalle truppe specialmente destinate al servizio dell’interno; – E sussidiariamente dai cittadini attivi e dai loro figli in grado di portare le armi, iscritti nel ruolo della guardia nazionale.

3. Le guardie nazionali non formano né un corpo militare, né un’istituzione nello Stato; sono gli stessi cittadini chiamati al servizio della forza pubblica.

4. I cittadini non potranno mai costituirsi né agire come guardie nazionali, se non in virtù di una richiesta o di una autorizzazione legale.

5. Essi sono sottoposti, in questa qualità, ad un’organizzazione determinata dalla legge. – Essi non possono avere per tutto il regno che una stessa disciplina ed una stessa uniforme. – Le distinzioni di grado e di subordinazione non sussistono che relativamente al servizio e per la sua durata.

6. Gli ufficiali sono eletti a tempo, e non possono essere rieletti che dopo un intervallo di servizio come soldati. – Nessuno comanderà la guardia nazionale in più di un distretto.

7. Tutte le parti della forza pubblica, impiegate per la sicurezza dello Stato contro i nemici esterni, agiranno sotto gli ordini del Re.

8. Nessun corpo o distaccamento di truppe di linea può agire all’interno del Regno senza una richiesta legale.

9. Nessun agente della forza pubblica può entrare nella casa di un cittadino, se non è per l’esecuzione di mandati di polizia e di giustizia o nei casi formalmente previsti dalla legge.

10. La richiesta della forza pubblica all’interno del Regno spetta ai funzionari civili, secondo le regole determinate dal Potere legislativo.

11. Se dei disordini agitano tutto un dipartimento, il Re darà, sotto la responsabilità dei suoi ministri, gli ordini necessari per l’esecuzione delle leggi e il ristabilimento dell’ordine, ma a condizione di informare il Corpo legislativo, se è riunito, e di convocarlo se è in vacanza.

12. La forza pubblica è essenzialmente obbediente; nessun corpo armato può deliberare.

13. L’armata di terra e di mare, e le truppe destinate alla sicurezza interna, sono soggette a leggi particolari, sia per il mantenimento della disciplina, sia per la forma dei giudizi e la natura delle pene in materia di delitti militari.

 

 

TITOLO V

DEI CONTRIBUTI PUBBLICI

 

1. I tributi pubblici saranno deliberati e fissati ogni anno dal Corpo legislativo, e non potranno permanere al di là dell’ultimo giorno della sessione seguente, se non saranno stati espressamente rinnovati.

2. Sotto nessun pretesto i fondi necessari al rimborso del debito nazionale ed al pagamento della lista civile potranno essere né rifiutati né sospesi. – Il trattamento dei ministri del culto cattolico pensionati conservati, eletti o nominati in virtù dei decreti dell’Assemblea nazionale costituente, fanno parte del debito pubblico. – Il Corpo legislativo non potrà in nessun caso caricare la Nazione del pagamento dei debiti di qualsiasi individuo.

3. I conti dettagliati delle spese dei dipartimenti ministeriali, firmati e certificati dai ministri o ordinatori generali, saranno resi pubblici mediante la stampa all’inizio delle sessioni di ciascuna legislatura. – Sarà lo stesso del gettito delle diverse imposte, e di tutte le rendite pubbliche. – I quadri di queste spese ed entrate saranno classificati secondo la loro natura, e indicheranno le somme incassate e spese anno per anno in ciascun distretto. – Le spese particolari per ciascun dipartimento, e relative ai tribunali, ai corpi amministrativi e agli altri istituti saranno parimenti rese pubbliche.

4. Gli amministratori di dipartimento e i sottoamministratori non potranno stabilire alcun tributo pubblico, né fare alcuna ripartizione oltre il tempo e le somme fissate dal Corpo legislativo, né deliberare o permettere, senza esserne autorizzati, alcun prestito locale a carico dei cittadini del dipartimento.

5. Il Potere esecutivo dirige e sorveglia la percezione e il versamento dei tributi, e dà tutti gli ordini necessari a tal fine.

 

 

TITOLO VI

DEI RAPPORTI DELLA NAZIONE FRANCESE

CON LE NAZIONI STRANIERE

 

La Nazione francese rinunzia ad intraprendere qualsiasi guerra al fine di fare delle conquiste e non impiegherà mai le proprie forze contro la libertà di alcun popolo. – La Costituzione non ammette il diritto di albinaggio. Gli stranieri, residenti o meno in Francia, succedono ai loro parenti stranieri o Francesi. Essi possono gestire contrattualmente, acquistare o ricevere beni situati in Francia, e disporvi, al pari dei cittadini francesi, di tutti i mezzi autorizzati dalle leggi. – Gli stranieri che si trovano in Francia sono sottoposti alla stesse leggi penali e di polizia dei cittadini francesi, salve le convenzioni stipulate con le Potenze straniere; le loro persone, i loro beni, le loro professioni, i loro culti sono egualmente protetti dalla legge.

 

 

TITOLO VII

DELLA REVISIONE DEI DECRETI COSTITUZIONALI

 

1. L’Assemblea nazionale costituente dichiara che la Nazione ha il diritto imprescrittibile di cambiare la sua Costituzione; e tuttavia, considerando che è più conforme all’interesse nazionale usare soltanto, coi mezzi previsti dalla stessa Costituzione, del diritto di riformarne gli articoli di cui l’esperienza avrà fatto sentire gli inconvenienti, decreta che vi si procederà attraverso una Assemblea di Revisione nella forma seguente:

2. Quando tre legislature consecutive avranno emesso un voto uniforme per il cambiamento di qualche articolo costituzionale, si darà luogo alla revisione richiesta.

3. La prossima legislatura e la successiva non potranno proporre la riforma di alcun articolo costituzionale.

4. Delle tre legislature che potranno in seguito proporre qualche cambiamento, le due prime non si occuperanno di questo oggetto che negli ultimi due mesi della loro ultima sessione, e la terza alla fine della sua prima sessione annuale, o all’inizio della seconda. – Le loro deliberazioni in materia saranno soggette alle stesse forme degli atti legislativi; ma i decreti coi quali esse avranno emesso il loro voto non saranno soggetti alla sanzione del Re.

5. La quarta legislatura, aumentata di duecentoquarantanove membri eletti in ciascun dipartimento, mediante il raddoppio del numero ordinario dato a ciascun [dipartimento] dalla sua popolazione, formerà l’Assemblea di Revisione. – Questi duecentoquarantanove membri saranno eletti dopo che la nomina dei rappresentanti del Corpo legislativo sarà terminata, e ne sarà fatto un processo verbale separato. – L’Assemblea di Revisione non sarà composta che da una camera.

6. I membri della terza legislatura che avrà richiesto il cambiamento non potranno essere eletti all’Assemblea di Revisione.

  7. I membri dell’Assemblea di Revisione, dopo aver pronunciato tutti insieme il giuramento di vivere liberi o morire, presteranno individualmente quello di limitarsi a statuire sugli oggetti che saranno stati loro sottomessi per il voto uniforme delle tre legislature precedenti; di mantenere, per il resto, con tutte le loro possibilità, la Costituzione del Regno, decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente negli anni 1789, 1790 e 1791, e di essere in tutto fedeli alla Nazione, alla Legge ed al Re.

8. L’Assemblea di Revisione sarà tenuta ad occuparsi subito, e senza indugio, degli oggetti che saranno stati sottoposti al suo esame: appena il suo lavoro sarà terminato, i duecentoquarantanove membri nominati in aumento si ritireranno senza poter prendere parte, in alcun caso, agli atti legislativi.

 

Le colonie e i possedimenti francesi in Asia, Africa e America, sebbene facciano parte dell’Impero francese, non sono compresi nella presente Costituzione.

  Nessuno dei poteri istituiti dalla Costituzione ha il diritto di cambiarla nel suo insieme né nelle sue parti, salvo le riforme che potranno esser fatte mediante revisione, conformemente alle disposizioni del precedente titolo VII.

  L’Assemblea Nazionale Costituente ne affida il deposito alla fedeltà del Corpo legislativo, del Re e dei Giudici, alla vigilanza dei padri di famiglia, alle spose e alle madri, all’affetto dei giovani cittadini, al coraggio di tutti i Francesi.

  I decreti emanati dall’Assemblea Nazionale Costituente, che non sono compresi nell’Atto costituzionale che precede, saranno eseguiti come leggi; e le leggi anteriori alle quali esso non ha derogato saranno egualmente osservate, finché gli uni o le altre non saranno state revocate o modificate dal Potere legislativo.

 

L’Assemblea Nazionale, avendo ascoltato la lettura dell’Atto costituzionale che precede, dichiara che la Costituzione è compiuta, e che essa non vi ha nulla da mutare. – Sarà nominata all’istante una deputazione di sessanta membri per offrire, in giornata, l’Atto costituzionale al Re.

 

 

  


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