UNIVERSITÀ DI PAVIA

Facoltà di Scienze Politiche

 

Il plagio

Una guida per gli studenti


1.  Che cos’è il plagio

Il plagio si definisce come “appropriazione, totale o parziale, di lavoro altrui, letterario, artistico e simile, che si voglia spacciare per proprio” (Dizionario lo Zingarelli, Zanichelli 1999). Si tratta di una pratica disonesta che viola le norme etiche fondamentali della vita universitaria. In caso di scoperta di plagio da parte di uno studente, la Facoltà autorizza i docenti ad applicare delle sanzioni.

Il plagio può prendere diverse forme:

-  copiare direttamente, parola per parola, il lavoro di un’altra persona, senza l’uso di virgolette e senza un riferimento alla fonte (la fonte può essere pubblicata in un libro o una rivista, o non pubblicata; può essere un documento in rete copiato con la funzione “taglia e incolla”; può essere la relazione di un altro studente, copiata con o senza il suo permesso);

-  parafrasare il lavoro di un’altra persona senza alcuna indicazione della fonte;

-  presentare una idea innovativa di un’altra persona senza indicare la fonte;

-  appoggiarsi al lavoro o alle idee di un collaboratore, facendo passare per un lavoro pienamente autonomo quel che è in parte il lavoro del collaboratore.

2.  Come si evita il plagio

Il test più importante per evitare ogni sospetto di plagio consiste nel chiedersi: “sarà completamente chiaro per il lettore, e in particolare per il docente che valuterà questo lavoro, quali parti sono le mie e quali sono attribuibili a un’altra persona?” Per evitare ogni dubbio da parte del docente, si consiglia agli studenti di osservare le seguenti regole:

-  quando si presentano le idee altrui, includere sempre dei riferimenti alle opere consultate, o direttamente nel testo della relazione o in nota, adoperando un sistema adeguato per le citazioni e includendo alla fine della relazione una bibliografia;

-  laddove si presentano le idee altrui citando parola per parola da un testo, usare sempre le virgolette e includere il riferimento bibliografico come sopra;

-  se si copia direttamente una parte di un testo mentre si prendono degli appunti o mentre si fa una ricerca in rete, segnare sempre (insieme al testo copiato) che si tratta di una citazione diretta e prendere nota della fonte. In questo modo, si evita il pericolo di dimenticare che non si tratta di parole proprie.

Per avere delle istruzioni su come citare in maniera appropriata le opere altrui, si può consultare questa pagina:

http://www.unipv.it/wwwscpol/files/citazioni.htm


3.  Come viene scoperto il plagio

I docenti sono generalmente degli studiosi che hanno specializzato per anni nei campi in cui insegnano. È molto difficile, quindi, che il docente non riconosca un testo da cui uno studente ha plagiato. Inoltre, i docenti fanno uso dei motori di ricerca e di programmi costruiti appositamente per la scoperta di casi di plagio.


4.  Esempi illustrativi

I seguenti esempi sono di Richard Dennis del Dipartimento di Geografia dello University College London.

Proviamo ad analizzare un’ipotetico lavoro dal titolo Osservazioni sulla lotta di classe di un altrettanto ipotetico studente, Mario Rossi, e i suoi vari tentativi di scrittura.


Primo tentativo

Osservazioni sulla lotta di classe
di Mario Rossi

La storia di ogni società esistita sinora è storia di lotte di classi. Sempre più l’intera società si va scindendo in due grandi campi avversi, in due grandi classi direttamente contrapposte: borghesia e proletariato. Masse di operai, convogliate in fabbrica, vengono organizzate militarmente. Essi non sono soltanto servi della classe borghese, dello Stato borghese; giorno per giorno e di ora in ora vengono asserviti anche dalla macchina, dal sorvegliante e soprattutto dal singolo borghese padrone di fabbrica. I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.

Questo è plagio. Non vi è nessun tentativo di segnalare che questi non sono i pensieri di Mario Rossi, ma delle frasi copiate direttamente da varie parti del Manifesto del partito comunista.


Secondo tentativo

Osservazioni sulla lotta di classe
di Mario Rossi

Marx ed Engels notarono che la storia di ogni società esistita fino a quel momento era storia di lotte di classi. Sempre più l’intera società si andava scindendo in due grandi campi avversi, in due grandi classi direttamente contrapposte: borghesia e proletariato. Essi osservarono che i proletari non avevano nulla da perdere tranne le loro catene. E che avevano un mondo da guadagnare.

Questo è ancora plagio. Benché le idee presentate vengano attribuite a Marx ed Engels, non si esplicita che le frasi usate non sono di Mario Rossi. Cambiare i verbi dal presente al passato non basta per renderle originali.


Terzo tentativo

Osservazioni sulla lotta di classe
di Mario Rossi

Nel Manifesto del partito comunista Marx ed Engels notarono che “La storia di ogni società esistita sinora è storia di lotte di classi” (1998, p. 35). Essi argomentarono che la società si andava scindendo sempre più “in due grandi campi avversi, in due grandi classi direttamente contrapposte: borghesia e proletariato” (p. 31). “Masse di operai, convogliate in fabbrica”, venivano “organizzate militarmente … servi della classe borghese, dello Stato borghese” (p. 43). La loro conclusione fu che “I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare” (p. 73).

Riferimento bibliografico:
Marx, K. e Engels, F. (1998), Manifesto del partito comunista, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano.

Questo non è plagio. Tuttavia, se una tesina non contiene altro che una serie di citazioni, l’autore non mostra di avere capito quel che ha scritto, o di averci riflettuto. Per questo terzo sforzo, quindi, Mario Rossi prenderebbe un voto piuttosto basso.


Quarto tentativo

Osservazioni sulla lotta di classe
di Mario Rossi

Con una delle frasi di apertura più famose mai scritte, Marx ed Engels hanno iniziato il Manifesto del partito comunista: “La storia di ogni società esistita sinora è storia di lotte di classi”. (1998, p. 35)  Hanno cercato di esemplificare tale tesi mostrando come, dal loro punto di vista, la struttura della società si era sviluppata in due classi interdipendenti ma antagoniste: borghesia e proletariato. La seconda era fatta di operai che lavoravano nelle fabbriche, ridotti al livello di schiavitù; tuttavia, man mano che venivano concentrati geograficamente nelle grandi città della rivoluzione industriale, acquisirono l’opportunità di organizzarsi politicamente. Da qui, la conclusione che una rivoluzione comunista era non solo desiderabile, ma possibile, portando i nostri autori all’esortazione non meno famosa: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” (p. 73).

Riferimento bibliografico:
Marx, K. e Engels, F. (1998), Manifesto del partito comunista, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano.

Questo non è un commento particolarmente profondo, ma almeno Mario Rossi ci ha provato!

 

5. Collegamenti

Altri esempi illustrativi
(Dal sito della Northwestern University)

Il "Code of Honor", o come il plagio viene giustiziato negli Stati Uniti
(Dal sito della Stanford University)

Casi famosi di plagio (Kaavya Viswanathan, Stephen Ambrose, Joseph Biden, George Harrison)
(Dalla guida sul plagio della University of Wyoming)

Ahimè, tra i colpevoli ci sono anche professori universitari
(Lucio Picci, dell'Università di Bologna, sul "caso Zamagni")